Chávez, la quarta volta

CARACAS – Avrà inizio domani il quarto mandato consecutivo del presidente Hugo Chávez rieletto domenica da più di otto milioni di cittadini venezuelani. Il leader del Psuv rimarrà al palazzo di Miraflores, sede del capo di Stato a Caracas, fino al 2019, data in cui avrà raggiunto i 20 anni al potere.

“Non esiste nessuna possibilità di frode elettorale, erano presenti 230.000 testimoni di ambedue gli schieramenti, il paese è maturato moltissimo”, ha sottolineato, quasi a voler sgomberare il campo da ogni dubbio, il rettore del Consiglio Nazionale Elettorale, Socorro Hernández.

Dopo la notte di festa, da parte dei sostenitori del presidente, Caracas ha vissuto un lunedì di assoluta calma, una giornata insolitamente soporifera come i discorsi assolutamente pacati, rilasciati dai due candidati dopo aver conosciuto i risultati della contesa.

Chávez ha ringraziato l’opposizione per aver riconosciuto subito l’esito della votazione e, accogliendo l’appello di Capriles, si è rivolto così agli avversari:

“Estendo queste mani e il mio cuore perché siamo tutti fratelli, vi invito al dialogo, al dibattito e al lavoro insieme. Rivolgo un riconoscimento speciale all’opposizione perché non ha prestato il fianco a piani di destabilizzazione”.

Capriles, da parte sua, dopo aver trasmesso ‘’i propri complimenti al presidente della Repubblica’’, ha utilizzato l’account Twitter per lanciare messaggi di speranza e appoggio agli oltre 6 milioni e mezzo di cittadini che lo hanno votato:

“Siate orgoliosi perché avete segnato un cammino, siamo milioni, io sarò qui al vostro fianco, lavorando per quando Dio

deciderà”. E poi ancora: “Continuerò a lavorare, dedicando la mia vita affinché possiamo tenere un solo paese, dove tutti viviamo in armonia, con opportunità, servendo agli altri”.

Propositi di pace che ogni venezuelano, in cuor suo, spera si tramutino in un qualcosa di più concreto. L’appuntamento

è per il 2019.

D’altronde il trionfo di Hugo Chavez alle presidenziali va analizzato anche a livello mondiale dal momento che si tratta di un successo che supera ampiamente i confini del Venezuela. In America Latina sono tante le capitali che hanno tirato un sospiro di sollievo dopo la sconfitta del giovane avvocato Capriles. A rallegrarsi esplicitamente ci sono anzitutto Cuba, Nicaragua ed Ecuador: la colonna vertebrale ‘bolivariana’ che scorre lungo il Sudamerica. Il Brasile, che vanta una tradizione nell’ambito della diplomazia, si è mosso più prudentemente senza nessuna corsa per salutare Chávez. Diverso il comportamento dell’Argentina, dove la presidente Cristina Fernández de Kirchner ha osservato come il trionfo del capo di Stato venezuelano (‘Forza Hugo’, ha scritto su twitter) possa accelerare ‘’l’integrazione sudamericana’’, attraverso organismi quali Mercosur e Unasur.

Da parte sua, Washington, che segue ormai da anni giorno dopo giorno le mosse di Chávez, per ora ha deciso di tacere, mentre il candidato repubblicano Mitt Romney si è augurato che l’America Latina non segua la strada ‘bolivariana’.

Uscendo dal territorio americano, Iran e Cina sono stati i primi a ‘congratularsi’ con il leader socialista.

Spinta soprattutto dalla Spagna, che ha forti interessi economici in tutta la regione, anche Bruxelles segue da vicino le vicende venezuelane. A far riferimento all’Ue è stato tra l’altro proprio Chávez, che ha sottolineato come la crisi europea sia il risultato delle ricette liberiste che negli anni ‘90. L’Unione europea rappresenta ‘’un progetto fallito’’, ha ricordato. Tutte ragioni che spingeranno Caracas, e non solo, ad approfondire l’integrazione continentale. Puntando, caso mai, più sui rapporti con Pechino e Teheran che non su quelli con la vecchia Europa