‘Ndrangheta, arrestato assessore accusato di voto di scambio

MILANO – ‘’Sti politici e ‘merda, piccoli e grandi, sono uno peggio dell’altro’’. A esprimere il giudizio sono due presunti affiliati alla ‘ndrangheta e l’intercettazione può diventare lo ‘specchio’ di un’inchiesta esplosa ieri e che ha dimostrato, secondo l’accusa, che quella mafia calabrese, non solo parla così al telefono della classe politica, ma si è comprata un assessore della Regione Lombardia.
Domenico Zambetti del Pdl, all’assessorato alla Casa dal 2010, è finito in carcere assieme ad altre 19 persone, tra cui presunti boss e affiliati alla cosca Mancuso-Di Grilli, un medico e Ambrogio Crespi, fratello del noto sondaggista. Mentre il sindaco di Sedriano, hinterland milanese, è agli arresti domiciliari.
Per la prima volta è stato accertato, con conseguente arresto, il voto di scambio in Lombardia, dopo che diversi blitz nella regione, compresa la maxi-operazione ‘Infinito’, nei mesi scorsi avevano sollevato un velo sulla cosiddetta ‘zona grigia’ della ‘Ndrangheta, ‘sfiorando’ anche alcuni politici. In poche parole, infatti, Zambetti, che è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso e corruzione, avrebbe pagato 200 mila euro agli uomini del clan per ottenere da loro un ‘pacchetto’ di 4 mila voti, al prezzo di 50 euro a voto, per essere rieletto alle Regionali del 2010 (prese circa 11 mila preferenze).
– La democrazia e la libertà di voto sono state violate – ha sintetizzato il ‘capo’ della Dda milanese, Ilda Boccassini, che ha coordinato le indagini con il pm Giuseppe D’Amico. E’ saltato fuori poi che il clan avrebbe inquinato anche le elezioni comunali di Milano del 2011, raccogliendo voti per Sara Giudice, la cosiddetta ‘anti-Minetti’ (non venne eletta), dopo un presunto accordo tra il padre di lei, Vincenzo (indagato), e uno degli arrestati.
L’inchiesta, condotta dai carabinieri del Comando Provinciale, è anche l’ennesima che rischia di travolgere il Pirellone. In questo caso, però, ed è lo stesso gip Alessandro Santangelo a spiegarlo nella sua ordinanza, si parla di ‘Ndrangheta che è riuscita a ‘’infiltrarsi in uno dei gangli decisivi dell’istituzione regionale’’. Dalle carte dell’inchiesta, infatti, emerge che il presunto boss della ‘ndrangheta, Giuseppe D’Agostino, in un incontro con l’assessore avrebbe esibito ‘’all’esponente politico una ‘lettera-pizzino’ predisposta dalle famiglie mafiose’’, nella quale veniva descritta la ‘’genesi’’ dei rapporti tra le cosche e l’assessore (da tre anni almeno, secondo l’accusa) e gli accordi ‘’del patto di scambio stretto in vista delle elezioni regionali’’.
Voti in cambio di soldi e soprattutto favori continui. Un patto mafia-politica che prevedeva anche ‘’sanzioni e ritorsioni’’. In una telefonata intercettata si sente Eugenio Costantino, l’altro boss che avrebbe avuto in mano il politico, dire:
– Hai visto quel ‘pisciaturu’ (uomo di poco conto, ndr) di Zambetti ha pagato… eh … lo facevamo saltare in aria.
In cambio a quelli che gli si erano presentati addirittura come ‘’portavoci’’ della ‘ndrangheta, Zambetti avrebbe concesso o promesso ‘’l’assegnazione preferenziale di appalti pubblici gestiti dalla Regione’’, l’assunzione della figlia di un affiliato all’Aler (azienda regionale di edilizia residenziale), persino il ‘’rinnovo del contratto di parrucchiera per la sorella’’ di Costantino e ‘’l’assegnazione di una casa Aler in favore della sua amante’’.
L’ultima mazzetta, una tranche di 30 mila euro, Zambetti ‘’alias Mimmo (si legge nell’ordinanza)’’, l’avrebbe consegnata il 15 marzo 2011 nell’ufficio della sua associazione ‘Centro e Liberta’’.
– Bisogna fare attenzione… con il mangiare – diceva D’Agostino al telefono all’assessore, ‘’spaventato’’ fino alle lacrime, perchè non avrebbe più voluto pagare ma ormai non poteva più uscirne. La mafia calabrese, infatti, per portargli 4 mila voti, stando all’ordinanza, si era impegnata costruendo una ‘rete’ di affiliati e anche ‘vecchi’ boss che dovevano procacciarli. Tra l’altro, ‘’2.500 voti di preferenza’’ li avrebbe portati Ambrogio Crespi.