Monti separa Pd e Sel Vendola chiede stop Bersani frena

ROMA – Sei ore ad ascoltare associazioni e movimenti perchè, come spiega Pier Luigi Bersani, ‘’governare sarà difficile, non servirà un uomo solo al comando ma bisognerà farlo con i cittadini’’. Archiviata la foto di Vasto, esordisce così a Roma l’alleanza tra Pd, Sel e Psi. Un esordio che anticipa la firma ufficiale del Manifesto per l’Italia, forse sabato, e che non è privo di spine.
A dividere Bersani e Nichi Vendola è Monti: ieri il leader di Sel ha chiesto, alla luce del via libera alla legge di stabilità, di staccare la spina al governo, richiesta che rimasta inascoltata ‘’perchè resteremo leali- obietta Bersani – ma diremo la nostra’’.
Siedono per ore uno accanto all’altro Bersani, Vendola e Riccardo Nencini. Il nuovo centrosinistra, che spera nel ritorno al governo evitando gli errori dell’Unione, è tutto lì anche se l’esito delle primarie, in caso di vittoria di Matteo Renzi, potrebbe cambiare nuovamente la geografia. Antonio Di Pietro non c’e’ e, nonostante l’auspicio di Sel, per il Pd l’alleanza è un capitolo chiuso. Pier Ferdinando Casini sembra aver preso un’altra via rispetto al patto post-voto con i progressisti e lavora per un Monti bis. Ma se sulle regole per le primarie Pd, Sel e Psi sembrano andare verso un’intesa, che preveda il voto solo al ballotaggio anche per chi non si è registrato entro il primo turno, è il ruolo di Monti e la sua eredità politica a dividere Pd e Sel.
– Non possiamo essere dentro un’agenda liberista – sostiene Vendola – e al tempo stesso essere la coalizione di un mondo nuovo. Non dobbiamo essere la coalizione del ‘vorrei ma non posso’ ma la coalizione che costruisce l’agenda del cambiamento.
Del Prof. Sel ne pensa tutto il male possibile al punto che, spiega Gennaro Migliore, ‘’noi nel manifesto politico non vogliamo che sia nominato’’. E per il futuro, a chi nel Pd ipotizza una candidatura di Mario Monti al Quirinale, Sel fa già sapere che non lo voterà e per Vendola il candidato migliore al Colle è Romano Prodi.
La posizione di Bersani, già rodata nella mediazione dentro il partito, è che il rigore e la credibilità ridata a livello internazionale dal Professore sono ‘’un punto di non ritorno’’ ma, una volta chiusa l’era di maggioranze ‘’spurie’’, il centrosinistra riuscirà a dare quelle risposte sociali che i tecnici hanno mancato. Una battaglia già in corso, ad esempio rispetto alla questione esodati e ora sulla legge di stabilità, sulla quale il segretario Pd chiede ‘’correzioni’’ nei tagli alla sanità e ai ‘’6.300-6.400 posti di lavoro degli insegnanti’’.
Si vedrà nel manifesto politico se Pd, Sel e Psi riusciranno a trovare una sintesi su Monti. E, a catena, sul suo principale sponsor politico: Pier Ferdinando Casini. Bersani ha chiarito all’assemblea che chi è dentro l’alleanza deve accettare la ricerca, fino alla fine, di un’intesa con i centristi. Ora tocca a Vendola chiudere o lasciare aperta la porta.

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