Bersani fa tremare i big: “Le regole valgono per tutti”

Pubblicato il 16 ottobre 2012 da redazione

ROMA – ‘’E che è successo oggi? Quei due si so’ dati du’ schiaffi e Reggi dice che guarda sfilare i nostri cadaveri sulla riva del fiume…’’. Giuseppe Fioroni, uno a cui non manca l’umorismo, è l’unico che prova a sdrammatizzare una giornata ad altissima tensione nel Pd. L’altolà di Pier Luigi Bersani alla ricandidatura di Massimo D’Alema fa tremare i big del Pd, tutti schierati con il segretario nella sfida alle primarie e convinti fino ad oggi che il leader Pd si sarebbe speso, in vista delle candidature, per tutelare alcune figure simbolo del partito. Il segretario Pd non ama la rottamazione.
– Finisce per svilire il confronto sul paese – ha detto nella riunione serale con i parlamentari suoi sostenitori, accorsi per capire se, dopo il botta e risposta con D’Alema – peraltro assente all’incontro di ieri sera – i decani avrebbero aperto la resa dei conti interna. Da più parti, però, dai ‘giovani turchi’ ai lettiani, era partito da settimane il pressing sul segretario affichè facesse una mossa per togliere terra sotto i piedi di Matteo Renzi che, soprattutto al grido di rinnovamento, stava crescendo nei sondaggi per le primarie. E così a Massimo D’Alema che ha invocato il partito per decidere se lui si deve ricandidare o meno, Bersani ha ricordato lo statuto. Una banalità se non fosse che, come tutti ripetono tra i democratici, nel 2008 le deroghe furono applicate per aree, ad esempio tutte le donne furono candidate a priori, e non si votò caso per caso su richiesta del singolo, come prevedono le norme del partito.
D’altra parte, come osserva il deputato pugliese Dario Ginefra, presentatore del ddl sul limite dei tre mandati ma che ieri ha sottoscritto l’appello pro D’Alema sull’Unità, nel Pd le regole sono applicate a correnti alternate: Rosy Bindi, ad esempio, ‘’potrebbe chiedere paradossalmente una doppia deroga’’ visto che è sia presidente del partito sia vicepresidente del Pd, cumulo di carico che lo statuto non consente. Se lo ‘’strappo’’ di Bersani è molto piaciuto a iscritti e simpatizzanti, come raccontano i suoi, ha fatto molto meno piacere ai big del Pd. D’Alema ufficialmente ha dato ragione al segretario ma, secondo numerosi parlamentari, l’ha presa tutt’altro che bene.
– Il problema – spiega un dirigente democratico pugliese – sarà vedere come reagisce. D’Alema e i suoi hanno ampio consenso in Puglia e Campania, il 70 per cento dei democratici in Basilicata stanno con lui. E se lui decide di mettere i bastoni tra le ruote a Bersani, è un problema per le primarie.
Bersani (che avrebbe sentito telefonicamente D’Alema), sa che ‘’molte delle scelte’’ che ha fatto ‘’non sono state condivise anche da persone a cui – ha detto – sono molto legato. Ma fin qui sono sicuro che non abbiamo sbagliato strada, anzi è quella giusta’’

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