Colombia, governo e Farc a Oslo per la pace

SAN PAOLO – Dopo un rinvio ‘tecnico’ di due giorni, la delegazione del governo colombiano e quella delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia  sono arrivate ieri ad Oslo per tentare di porre fine ad oltre 50 anni di guerriglia nel Paese sudamericano che ha provocato centinaia di migliaia di morti. I negoziati si aprono simbolicamente nella capitale norvegese, dove si assegna ogni anno il premio Nobel per la Pace, e proseguiranno poi all’Avana, dove tra il febbraio e l’agosto scorsi si sono svolti in gran segreto gli incontri preliminari che hanno dato il via al processo negoziale. Secondo le poche informazioni filtrate nella capitale norvegese, le due delegazioni si sono incontrate ieri in un luogo tenuto segreto per mettere a punto il calendario dei negoziati, che si annunciano lunghi. ‘’Partiamo carichi di speranza e con un moderato ottimismo’’, ha detto alla partenza da Bogota’ il capo della delegazione governativa, l’ex vice presidente colombiano Humberto de la Calle. I rappresentanti delle Farc, guidati da loro numero due Ivan Marquez, sono invece decollati alla volta di Oslo da Cuba. I colloqui di pace dovevano aprirsi lunedi’ scorso ma e’ stato necessario un rinvio ‘tecnico’ per permettere all’Interpol di sospendere i mandati di cattura internazionali che pendono sulle teste dell’intera delegazione delle Farc, cui all’ultimo momento si e’ aggiunta anche Tanja Nijmeijer, cittadina olandese di 34 anni, accusata del sequestro di tre contractor americani. Il presidente Juan Manuel Santos, fin dalla sua elezione nel 2010, ha detto di voler trovare una soluzione negoziata al conflitto armato che insanguina da cinque decenni la quarta economia del Sudamerica. Le Farc, ancora attive nonostante siano state duramente colpite negli ultimi dieci anni, hanno lanciato diverse volte appelli alla pace. La stampa colombiana riporta un certo ottimismo, anche se ricorda i precedenti negoziati falliti durante i governi di Belisario Betancur (1982-1986), César Gaviria (1990-1994) e Andrés Pastrana (1998-2002). A differenza del suo predecessore Alvaro Uribe, che si e’ detto ‘’preoccupato’’ per l’avvio dei negoziati, il presidente Santos ritiene pero’ che la via della pacificazione passi attraverso il dialogo e non le armi. La guerriglia in Colombia sembra aver perso negli ultimi anni le motivazioni politiche iniziali e sopravvive sempre piu’ spesso di narcotraffico e sequestri di persona. Uno dei punti che alimenta le speranze di un accordo di pace e la fine della lotta armata e’ la possibilita’ che le Farc si trasformino in un partito politico, mai presa in considerazione nei precedenti colloqui di pace. ‘’Non si puo’ chiedere alle Farc di inginocchiarsi, arrendersi e consegnare le armi. Non lo farebbero. Dobbiamo trovare una via di uscita e permettergli di partecipare alla vita politica’’, ha detto Santos. Nel suo discorso di insediamento, il presidente colombiano disse di avere in tasca ‘’la chiave per aprire la porta della pace’’. Molti colombiani sperano che sia finalmente arrivato il momento giusto per tirarla fuori.

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