Damasco: sì alla tregua Onu pronta ad aiutare

Pubblicato il 25 ottobre 2012 da redazione

BEIRUT – L’esercito siriano ha annunciato che a partire da stamattina interrompe le operazioni militari nei tre giorni di festa del Sacrificio ma che si riserva il diritto di rispondere agli attacchi. Anche le principali piattaforme dei ribelli armati siriani anti-regime hanno detto di aderire alla tregua chiesta dall’Onu, affermando però di esser sicuri che il regime non la rispetterà. L’Esl chiede inoltre la liberazione di tutti i prigionieri politici. L’Esercito libero, prima piattaforma di disertori ribelli, ha detto di voler aderire alla tregua a condizione che il regime liberi tutti i detenuti politici, ormai contati a decine di migliaia in tutto il Paese. Dal canto suo l’Esercito nazionale siriano, altra sigla, costituitasi di recente da una costola dell’Esl, non ha posto condizioni ma ha espresso la convinzione che “il regime non rispetterà il cessate il fuoco”.
L’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e’ pronto a inviare aiuti a migliaia di famiglie siriane ‘’in diverse aree finora inaccessibili’’, se l’annunciata tregua verra’ rispettata. Lo comunica l’agenzia Onu. In tutto circa 550 tonnellate di forniture saranno distribuite a circa 13 mila famiglie (circa 65 mila persone), in zone vicino ad Aleppo, Idlib, al Raqqa e Homs, dove per diverso tempo non e’ stato possibile accedere. Cinquemila kit d’emergenza sono gia’ stati preparati ad Aleppo e altri stanno arrivando anche in altre localita’. .

Controesodo dal Libano
Migliaia di siriani fuggiti in Libano in cerca d’un riparo dalle violenze nel loro Paese sono tornati nelle ultime ore in Siria per il timore sempre più concreto che la tensione contagi il vicino Paese dei Cedri. E’ un segnale di improvvisa controtendenza rispetto all’esodo di decine di migliaia di profughi siriani giunti in Libano dal maggio 2011. Lo riferiscono i giornali diffusi a Beirut, mentre testimoni confermano di un notevole affollamento alla frontiera tra i due Paesi.
Il valico principale di confine, quello di Masnaa-Jdeide, è stato attraversato solo nelle primissime ore della giornata da almeno 3.000 siriani di ritorno dal Libano, hanno precisato i testimoni. Mercoledì, stando ai quotidiani, erano state circa 10.000 i profughi che avevano varcato il confine verso il territorio siriano. Secondo diversi osservatori, molti rientrano anche per la Festa islamica del sacrificio che comincia oggi (per una delle scuole sciite è cominciata ieri) e si conclude domenica. Eppure, a parte il perimetro cittadino di Damasco, le condizioni di sicurezza in Siria non vanno migliorando, ma peggiorano e si registrano continui scontri tra ribelli e governativi e incessanti bombardamenti aerei in numerose località del Paese. Nei giorni scorsi, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati aveva affermato che i profughi siriani in Libano avevano superato quota 100.000. Molti di questi sembrano ora voler tuttavia lasciare il Libano per timore che gli episodici scontri armati dei giorni scorsi, seguiti all’assassinio venerdì scorso di un alto responsabile dell’intelligence libanese, possano ripetersi con maggiore violenza.

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