Indagato ex-capo gabinetto dell’Emilia-Romagna

Pubblicato il 25 ottobre 2012 da redazione

BOLOGNA – C’è anche un altro indagato nell’inchiesta che ha portato alla notifica dell’avviso a comparire per truffa aggravata a Zoia Veronesi, segretaria storica di Pierluigi Bersani: si tratta di Bruno Solaroli, capo gabinetto della giunta dell’Emilia-Romagna nel precedente mandato del governatore Vasco Errani. Per Solaroli, ex parlamentare e sindaco di Imola, è ipotizzato l’abuso di ufficio. Firmò le carte per l’incarico alla Veronesi. Il nome di Solaroli fu iscritto poco dopo l’esposto che ha messo in moto l’inchiesta presentato dall’on.Enzo Raisi (ex Pdl ora Fli) nel marzo 2010.
La posizione dell’ex capo di gabinetto, dall’iscrizione per abuso d’ufficio è rimasta ‘congelata’: non ci sono stati, cioè, particolari sviluppi.
– Ma non feci nulla di nuovo – ha spiegato Solaroli -, a Zoia Veronesi nel 2008 riconfermai il ruolo che aveva, e non si trattò di un atto unilaterale, ma di un atto che venne autorizzato e poi sancito dalla Giunta Regionale.
Al centro dell’inchiesta, condotta dal Pm Giuseppe Di Giorgio e dalla Guardia di Finanza, c’è il ruolo avuto a Roma da Zoia Veronesi per decisione della Regione Emilia-Romagna con l’incarico di ‘raccordo con le istituzioni centrali e con il Parlamento’. Negli accertamenti compiuti dalla magistratura non sarebbe stata trovata traccia dell’attività di cui era stata incaricata.
La truffa si sarebbe concretizzata proprio in questo: nel non aver svolto l’attività a cui era stata chiamata. E l’ammontare della truffa sarebbe quindi relativo alla retribuzione avuta dalla Regione per l’anno e mezzo circa in cui ha ricoperto l’incarico, oltre ai rimborsi spese (poi si è dimessa dalla Regione ed è stata assunta dal Pd), per un ammontare di circa 150.000 euro.
Solaroli il 27 maggio 2008 creò – secondo l’esposto presentato da Raisi – il ruolo di ‘raccordo con le istituzioni centrali e il Parlamento’ che poi venne assegnato, tre giorni dopo, sempre con un provvedimento firmato dall’allora capo di gabinetto della giunta Errani, a Zoia Veronesi con la nomina a ‘dirigente professional’.
L’incarico è stato poi soppresso nel settembre 2010, dopo che Veronesi, nel marzo, si era dimessa. Nell’esposto, Raisi ipotizzava la creazione di un incarico ad hoc affinchè lei potesse continuare a seguire l’attività di Bersani, diventato segretario Pd, a Roma. Ma Solaroli ha ribattuto:
– Zoia Veronesi dal 2002 era dirigente professional e svolgeva attività da professional, ha mantenuto quell’incarico sino al 2006. Dal 2006 al 2008 è andata in aspettativa. Quando è rientrata in Regione non abbiamo fatto altro che darle la collocazione e la qualifica che aveva prima. E non è un atto di Bruno Solaroli, è un provvedimento che sta dentro a un provvedimento più generale di riorganizzazione. Quindi non si tratta di un provvedimento apposta per Zoia Veronesi. E per quel provvedimento ho avuto una delibera di autorizzazione della giunta, e una delibera della giunta che approva la mia determina. Perchè la mia era una proposta e basta, non sarebbe stata efficace senza la delibera della Giunta. Quindi non so dove è l’abuso degli atti d’ufficio.

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