Primarie: boom di non militanti, iscritti del Pd in minoranza

ROMA – La vita pare essersi fermata agli anni 70. “La Villetta”, alla Garbatella, popolare quartiere a sud di Roma, é un circolo storico. Lí ci sono ancora le insegne marmoree del Pci. E la falce e il martello campeggiano all’ingresso dell’edificio. Accanto, il logo di Sinistra Ecologia Libertá, il partito di Nichi Vendola. Il governatore delle Puglie, in questo circolo, ha registrato un buon risultato nel primo turno delle primarie del centrosinistra ottenendo il 25% dei consensi. Ma meglio ancora, é il caso di dirlo, é andata al Tufello. Qui Vendola ha portato a casa un significativo 55,14%. . Cosí, dai feudi popolari della Capitale, si alza un’unica voce:
– Renzi non puó e non deve vincere. Domenica, al ballottaggio, andremo a votare per Bersani.
Nel giardino del circolo di via Passino, tra il palco e il chiosco bar, sventolano le bandiere della pace e ed ancora quelle per i referendum in difesa dell’acqua pubblica. Sul cancello d’ingresso non é stato ancora tolto il manifesto con le indicazioni delle sezioni per il voto. Sul muro di cinta decine di fogli spiegano dove e come votare Vendola.
– Ovviamente ci aspettavamo bei risultati ma non cosí consistenti come quelli di domenica – spiega il segretario della ‘’Villetta’’, Vezio Ferrucci -, é la prova che il lavoro sul territorio paga ancora. Durante la campagna elettorale ci siamo dati molto da fare, così come facciamo ogni giorno. Non solo con la politica vera e propria, ma anche con iniziative culturali sempre al centro del nostro circolo.
Domenica, però, c’è il ballottaggio e i voti di Vendola saranno decisivi per capire chi, tra Bersani e Renzi, rappresenterà il centrosinistra alle prossime elezioni politiche. A Roma più che mai dato che Vendola, con oltre il 26% dei voti, è a soli tre punti percentuali da Renzi. In volata, invece, il segretario del Pd che guida le preferenze con oltre il 47%.
– Ovviamente appoggiamo le parole del nostro leader – continua Ferrucci -. Io personalmente voterò Bersani. Anche gli altri iscritti sono sulla stessa lunghezza d’onda.
Nonostante la stragrande maggioranza di coloro che hanno votato Vendola già si manifestano a favore del segretario democratico, il sindaco di Firenze non demorde. E spera ‘’nel sorpassino dell’ultimo tuffo’’. E nega categorico, comunque, che, in caso di sconfitta, una scissione dal Pd. Così, avverte leader e elettori per il futuro:
– Un mio partito potrebbe arrivare al 25%.
Le proteste dei renziani non hanno convinto i garanti. Così, al ballottaggio voteranno gli stessi 3 milioni e 100 del primo turno e chi – c’è da aggiungere – convincera’ i coordinamenti provinciali della sua impossibilità a votare al primo turno.
La caccia, chiusa di fatto la platea, è agli elettori del primo turno e, soprattutto, ai supporter dei tre sfidanti esclusi. Bruno Tabacci ha già detto di avere ‘’affinità’’ con Bersani. Laura Puppato è più prudente e prende tempo. Forse deciderà oggi, ma sembra tentata da Renzi. Nichi Vendola, invece, di fatto ha già scelto. Non lo ha detto pubblicamente ma darà indicazioni precise affinchè si voti il leader Pd. ma aspetta a dirlo chiaramente.
– Oggi mi occupo di completare un concetto: faccio un endorsement a sfavore di Renzi – afferma il leader di Sel che forse scioglierà del tutto la riserva, quando sarà sullo stesso palco con Bersani a Napoli.
Il segretario Pd si copre a sinistra ma non trascura il resto della platea. Così manda segnali chiari anche agli alleati futuri, i moderati di Casini e di Italia Futura. Ma esclude – considerandolo come ‘’improbabile’’ – l’alleanza con Antonio Di Pietro. Renzi, invece, snobba ‘’gli apparati’’ e il risiko delle alleanze e, nonostante le scelte di Vendola, si dice convinto che le sue ‘’chance di vittoria derivano dal fatto che mi voterà chi ha scelto Vendola contro gli apparati’’.
Domenica il mondo della sinistra italiana tornerà a votare. E lo farà per i due candidati al rush conclusivo. Le primarie 2012 a livello nazionale hanno ‘mobilitato’ un terzo (per l’esattezza il 32,8%) degli elettori che avevano votato Pd e Sel nel 2009. Il dato emerge E’ quantod da un’analisi del voto di domenica fatta dall’Istituto Cattaneo di Bologna. La cifra, d’accordo all’Istituto, rappresenta una ‘’quota certamente importante’’.
Il confronto fra le regioni non riserva sorprese. Ai primi posti della graduatoria partecipativa troviamo le due tradizionali ‘regioni rosse’ della Toscana ed Emilia Romagna, a conferma della forza organizzativa e mobilitativa del pd. Seguite però da regioni del Sud (Basilicata, Molise, Abruzzo) un dato in controtendenza rispetto all’insediamento storico del Pd.
I gazebo di domenica hanno avuto un effetto moltiplicatore e di ampliamento dei confini rispetto all’area dei ‘militanti’: il numero dei cittadini che si è recato alle urne è stato di 3,6 volte superiore al numero degli iscritti al Pd (il raffronto è con il dato del tesseramento 2009).
L’istituto, poi, mette in evidenza un’altra realtà: la maggiore partecipazione al nord di cittadini ‘semplici’ rispetto ai militanti (in Lombardia i votanti sono stati 9 volte più numerosi degli iscritti del pd; in Trentino Alto Adige 8 volte, in Piemonte 7,9 volte in Veneto e Liguria 5,8 volte). Nettamente inferiore al valore medio nazionale, invece, è quello delle regioni meridionali, dove, comunque, la partecipazione è stata molto alta. Altro dato, interessante, che sottolinea l’istituto di ricerca, è quello che mette in relazione i voti delle primarie al potenziale di voti del centrosinistra del 2009.
Bersani – secondo quanto risulta dalla rilevazione dell’istituto Cattaneo – ha confermato la sua capacità di coinvolgimento degli elettori, in particolare nelle regioni meridionali (Basilicata, Calabria, Abruzzo, Molise), ma anche in Emilia-Romagna. Renzi, dal canto suo, ha saputo mobilitare a livello nazionale l’11,5% dello stesso elettorato, con un successo che, anche con questo indice, risulta maggiore della media nelle regioni rosse: Toscana, Emilia-Romagna, Marche più Abruzzo e Molise.
A.T.

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