Siria, bombe ‘ribelli’ su Damasco

DAMASCO – I ribelli siriani anti-Assad ieri hanno proseguito durante tutta la giornata la loro lenta avanzata lungo la strada dell’aeroporto in direzione del centro di Damasco. La periferia della capitale ha subito pesanti bombardamenti aerei e d’artiglieria. I boati delle esplosioni si sono susseguiti per ore provenienti dalla parte sud e orientale della città. Nella parte sud-occidentale di Damasco c’è stata una battaglia tra ribelli e forze lealiste della 4/a divisione dell’esercito che proteggevano l’aeroporto militare di Mezze. Tra i quartieri colpiti dalle bombe ci sono Qadam, Barze, Tadamon.
Il Comando congiunto dell’Esercito libero della regione di Damasco ha poi annunciato, attraverso un comunicato diramato sui social network, di aver conquistato la caserma governativa di Shabaa, un sobborgo della capitale.
I ribelli hanno mostrato un filmato, la cui autenticità non può essere verificata, in cui appare un presidio militare, con le insegne del regime, abbandonato e con tracce di scontri armati.
In Siria sembra insomma avvicinarsi la battaglia decisiva, quella per la conquista di Damasco che, in caso di vittoria da parte dei rivoltosi, potrebbe indurre Assad a lasciare il potere. Anche se il diretto interessato ha smentito ieri ogni possibile voce che lo vorrebbe in esilio volontario in qualche Paese dell’America Latina, tra cui Cuba, Venezuela o Ecuador.
Il ministero dell’Informazione siriano ha reso noto che l’esercito si sta preparando a “un punto di svolta cruciale” e a “vincere la battaglia’’.
I ribelli hanno risposto diffondendo un video messaggio in cui hanno invitato i cittadini siriani a prepararsi al “collasso del regime’’.
Ieri – secondo fonti dell’opposizione – sono almeno 40 le persone che hanno perso la vita nel resto del Paese.

Il governo: “Armi chimiche? Usa e Ue vogliono giustificare azione militare”
Secondo il vice ministro degli Esteri di Damasco, Faisal Mekdad, Stati Uniti ed Europa sfruttano la questione delle armi chimiche per giustificare un futuro intervento militare in Siria. Mekdad ha avvertito che un intervento militare straniero nel Paese avrebbe conseguenze “catastrofiche”. Il viceministro ha dichiarato che la Siria non userebbe mai questo tipo di armi, anche se le avesse, contro il proprio popolo, perché sarebbe “un suicidio”. La comunità internazionale teme però che il regime di Bashar Assad possa utilizzarle in un disperato tentativo di fermare la rivolta popolare, o che le stesse finiscano nelle mani di terroristi. G.S.

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