Bersani: “I sindacati non sono affatto un intralcio alle riforme”

ROMA  – Pier Luigi Bersani vede nei sondaggi ”un ammaccamento dell’immagine di Mario Monti” da parte dell’ elettorato di centrosinistra. In realtà anche Bersani ha cambiato toni verso il Professore. A parte la proposta di accordo dopo il voto con i centristi. In due ore di intervista a Porta a Porta fioccano le critiche: dall’assenza della parola esodati nell’agenda Monti all’accusa di ”guardare dall’alto” il ruolo dei sindacati che per il leader Pd ”non sono affatto un intralcio alle riforme”. Fino alla prospettiva ”meno probabile” del premier uscente al Quirinale dopo l’operazione ”non felice” di ‘salire in politica’.

Il leader Pd continua a sentirsi la lepre da inseguire in campagna elettorale. Ma, forse, ascoltando chi gli ricorda che Achille Occhetto perse quando era sicuro della vittoria, abbassa i toni trionfalistici e, umilmente, spiega che ”se si vince con il 51 per cento, bisogna ragionare come se si avesse il 49 per cento” perchè la situazione dell’Italia richiede la collaborazione di piu’ forze. Questo non toglie che per Bersani ”il premier è il leader della coalizione vincente” e, in caso di una mancata maggioranza al Senato, rischio indicato dai sondaggi, ”sarà il presidente della Repubblica a dirigere il traffico” e il candidato premier del centrosinistra confida che si troverà un accordo che eviti le urne anticipate.

Ma è sull’Imu che si combatte la battaglia in vista del voto. Bersani lo definisce ”un calice amaro” per gli italiani dovuto ai vincoli ”stringentissimi” che Berlusconi siglò per il pareggio di bilancio nel 2013. E propone di cancellare l’imposta ”per chi la sta pagando intorno ai 400-500 euro” recuperando le risorse da un’imposta sugli immobili ”del valore a partire da 1,5 milioni catastali che significa 3 milioni sul mercato”, pari a 2,5 miliardi di risorse. Sarà questo una delle riforme che sabato Bersani presenterà insieme agli alleati, anche Nencini con il quale la rottura sulle liste sembra rientrata. Cosi’ come la proposta di ritoccare le aliquote Irpef ”alleggerendo quella più bassa con una conseguente correzione di quella più alta”.

Insomma, chiarisce il leader Pd, se sul rispetto dei vincoli Ue e sulla necessità di una correzione delle politiche europee ”per uscire dalla morsa dell’austerita”’, il Pd è d’accordo con l’agenda Monti, ”ognuno ha la sua agenda”. E quella del centrosinistra Bersani non teme sarà ammaccata dalle differenze con Vendola.

– Lui stesso – osserva – ammette che io ho vinto le primarie, le cose nel centrosinistra stanno evolvendo, chi ci guarda con gli occhi del passato non vede gli enormi cambiamenti.

Ma un cambio di atteggiamento è in corso anche nei rapporti tra il Pd e Monti dopo che, osserva Bersani, il Prof ha assunto ”toni polemici” , scegliendo ”con un’operazione non felice” di candidarsi mentre ”pensavo che il premier potesse essere molto utile al paese in funzione di terzietà”.

Il leader Pd non lo dice, ma avrebbe visto bene Monti al Colle ed invece prende atto ”della sua stessa risposta” e lo vede ”meno probabile”. Ciò non toglie che il Pd in caso di vittoria aprirà ad un’intesa con i centristi perchè il 2013 sarà difficile e Bersani non esclude ”pur non indicandola” una manovra correttiva.

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