Caso Bengasi, Clinton al Congresso: “Responsabilità mia”

NEW YORK – La responsabilità è mia, ma stiamo attenti all’instabilità scaturita dalle rivoluzioni arabe. Con determinazione, ma anche cedendo all’emozione e arrivando quasi alle lacrime, Hillary Clinton ha ieri ripercorso le tappe della crisi scaturita dall’attacco dell’11 settembre al consolato Usa a Bengasi, in cui sono morti l’ambasciatore Chris Stevens e altri tre americani.

Il segretario di Stato Usa ha difeso con forza il modo in cui l’amministrazione Obama e soprattutto lei l’hanno gestita.

– La responsabilità è mia – ha ribadito infatti con grande determinazione.

Al tempo stesso, Clinton ha ammonito sui pericoli dell’ascesa del terrorismo islamico in Nord Africa, alimentato ”dalla instabilità” creata dalle rivoluzioni arabe ”in tutta la regione” e anche in Mali, dove ”è stato creato un rifugio per terroristi che cercano di estendere la loro influenza e compiere azioni come quella della settimana scorsa in Algeria”.

Nel corso di un’audizione davanti alla Commissione esteri del Senato, la Clinton ha compiuto probabilmente il suo ultimo delicato atto da segretario di Stato, cercando di spazzare via ogni possibile ombra dalla sua immagine di capo della diplomazia Usa, e forse anche dalle sue chance di tentare di nuovo, nel 2016, di diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti. Rintuzzando gli attacchi di alcuni senatori repubblicani, secondo cui non dicendo sin dall’inizio che si è trattato di un atto di terrorismo l’amministrazione ha ingannato gli americani, la Clinton ha affermato, quasi alzando la voce:

– Con tutto il rispetto dovuto, il fatto è che quattro americani sono morti, e questo se sia successo a causa di una violenza scaturita da manifestazione di protesta spontanea o da un’azione terrorista pre-organizzata, a questo punto che differenza fa?. Ora, l’essenziale è portare i terroristi responsabili di quanto è accaduto davanti alla giustizia e fare in modo che una cosa del genere non si ripeta e su questo non ci sono dubbi.

Ma la Clinton ha anche colto l’occasione per difendere ancora una volta l’ambasciatore Usa all’Onu Susan Rice, che a causa di questa vicenda si è vista porre il veto alla sua nomina a capo del Dipartimento di Stato da parte dei repubblicani. L’hanno accusata di aver detto ancora sei giorni dopo la strage che non c’erano conferme che si era trattato di un atto di terrorismo, e per questo al suo posto il presidente Barack Obama è stato di fatto obbligato a scegliere John Kerry come successore della Clinton.

– Sono state sollevate accuse contro l’ambasciatrice Rice e l’amministrazione di aver ingannato gli americani – ha detto -. Ma niente potrebbe essere più lontano dalla verità.

La determinazione che dimostrato ha ottenuto un commento positivo dal severo senatore repubblicano John McCain, secondo cui ”è magnifico vederla in buona salute, combattiva come sempre”, con un riferimento alla commozione cerebrale e al coagulo di sangue che Hillary Clinton si è provocata vicino al cervello in seguito ad una caduta all’inizio di dicembre. Un incidente che ha peraltro causato il rinvio della sua audizione sull’attacco a Bengasi, che era inizialmente prevista per il 20 dicembre.

Ma oltre al lato combattivo, Hillary Clinton ha mostrato anche quello emotivo del suo carattere, quando ha parlato dei parenti dell’ambasciatore Chris Stevens e degli altri tre americani uccisi a Bengasi.

– Ero accanto al presidente Obama quando i marine hanno preso dall’aeroplano nella base di Andrews le bare avvolte nella bandiera americana – ha affermato la con la voce rotta dall’emozione -. Ho abbracciato madri, padri, sorelle e fratelli e figli e figlie e vedove lasciate sole ad allevare i bambini.

Poi, respirando profondamente, dopo una breve pausa ha ripreso a parlare degli altri molteplici aspetti della vicenda.

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