Davos, Soros ‘benedice’ i governi di Monti e Bersani

DAVOS  – George Soros parla dei rischi della Cina e delle chance del Giappone. Dei pericoli interni per Obama e delle opportunità democratiche per i paesi in via di sviluppo. Elogia Draghi e bastona la Merkel. Poi, ad una domanda sull’Italia, gli si accende lo sguardo e stila il suo pronostico: ”la sinistra vincerà alla Camera ma non avrà il controllo del Senato”.

– La combinazione Monti e Bersani – prosegue – costituirà il governo e sarà il miglior risultato che si potrà sperare.

Chissà chi lo informa, di certo il finanziere filantropo è precississimo nel rispondere. Forse qualcuno gli stila anche i sondaggi. Così parla con consapevolezza dei diversi attori sul campo elettorale italiano. Di Monti dice che ”è davvero un intelligente tecnocrate che ha provato a prevalere sulla Merkel dicendo di aver avuto la vittoria al consiglio europeo di giugno anche se non ha vinto”. Boccia, ma non è una novità, Berlusconi.

– La scena politica italiana – dice senza infingimenti – è deteriorata da Berlusconi che prende più forza con posizioni anti-euro. Ma è in testa la sinistra.

Soros incontra i giornalisti fuori dal World Economic Forum ma l’appuntamento, soprattutto per chi segue gli scenari geopolitici dell’economia è da non perdere. Parla con la voce velata dall’età, ma la mente è cristallina. Tante le sollecitazioni. Sull’Europa è critico per le politiche scelte, ma in fondo, non è pessimista. Il Supermario della Bce, Draghi, ”ha salvato la situazione” ma ”l’ottimismo è un po’ prematuro, perchè la crisi dell’euro non è ancora risolta”. La Merkel, invece, ”ha fatto il minimo per mantenere la situazione e continua a farlo” ma ”è una politica errata e quando sarà ancora più evidente questo non potrà che portare ad un miglioramento”. Ma non è escluso un cambio di passo tedesco, dopo le elezioni: la cancelliere è un ”abile politico e potrebbe cambiare”.

Sull’euro il finanziere ha poi un vecchio pallino, anche se ammette che è difficile, ”lontano”, da una possibile realizzazione. L’idea è quella di ”dividere l’attuale euro in due monete, con il ritorno del marco al quale si potrebbero legare i paesi che vogliono, e l’euro che così si deprezzerebbe e avrebbe più competitività. In questo modo avrebbero le due monete  la necessità di coordinarsi con benefici per tutte e due le valute”. Ma lo sguardo del finanziere si allarga a tutto il mondo.

– La crisi ha finito la fase acuta – dice – e nei prossimi sei mesi capiremo che indirizzo prende l’economia. Certo per risolverla serve una strategia globale: se una macchina sbanda è importante che tutte le ruote vadano dalla stessa parte perchè riprenda la gareggiata.

Ma le tensioni all’orizzonte ci sono. La prima potrebbe arrivare dal Giappone: lo yen potrebbe ridurre il suo valore, con maggiore agibilità di quanto non può fare il dollaro, in un braccio di ferro con l’euro, con l’effetto di portare recessione anche in Germania. Oppure dalla Cina che nel medio termine dovrà ripensare il proprio modello produttivo, che ora, con il rembimbi sottovalutato, scarica il ”costo fiscale” all’esterno del Paese e che invece dovrà riportare questo peso all’interno”. Per i cinesi non è una buona notizia.

 

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