Ue contro Berlusconi: “Non rispettò gli impegni”

ROMA  – Silvio Berlusconi nel 2011 non ha rispettato gli impegni europei causando l’innalzamento dei livelli dello spread e l’avvento del governo Monti. Non usa mezzi termini Olli Rehn, commissario europeo agli affari economici nel giudicare l’esecutivo guidato dal Cavaliere.

Parole poco lusinghiere quelle del commissario Ue che hanno avuto come effetto immediato la rivolta del Pdl, non solo degli eurodeputati, ma di tutto il vertice fino allo stesso ex premier.

L’ex premier, che oggi farà rientro nella Capitale, ai suo fedelissimi si è mostrato poco sorpreso per ”l’ennesimo attacco che viene da Bruxelles”, convinto che dietro la presa di posizione di Rehn ci sia in realtà la ‘mano’ di Monti: Il professore e Moavero stanno sollecitando l’Europa a schierarsi – sarebbe il ragionamento dell’ex capo del governo che poi, senza risparmiare il sarcasmo ha aggiunto:

– Spero che arrivi anche una dichiarazione della Merkel a favore di Monti così gli elettori capiscono bene il rischi di commissariamento nel caso di vittoria del Professore.

La strategia dell’ex capo del governo d’altronde è chiara: mettere in evidenza il legame di ‘sudditanza’ tra il Professore e Berlino. Concetto che l’ex premier mette in chiaro in un’intervista a Parioli pocket.

– Per governare – dice – ho chiesto e ottenuto il consenso degli italiani, non quello della signora Merkel.

A Bruxelles però il clima tra gli eurodeputati pidiellini è incandescente. Tanta è la rabbia per quella che viene considerata ”una vera e propria ingerenza” da un esponente che ricopre un ruolo super partes.

– E chiaro – spiegano alcuni di loro – che l’obiettivo è tentare di isolare sempre di più Berlusconi anche all’interno del Ppe per tentare di chiederne l’espulsione.

Una tesi, premettono gli stessi eurodeputati che venerdì mattina incontreranno Berlusconi ed Alfano, difficile da realizzare visto il ‘peso’ della delegazione del Pdl all’interno dello stesso Ppe. La riunione con il Cavaliere, spiegano, servirà proprio per discutere la linea da tenere di fronte ”ai continui attacchi che arrivano da esponenti di primo piano dell’Europa” ma anche a decidere chi sarà il successore di Mario Mauro (candidato nella lista di Monti) alla guida del gruppo.

Da Bruxelles a prendere le distanze dalle parole di Rehn ci pensa Antonio Tajani.

– Mi dissocio e mi rammarico per le dichiarazioni del mio collega che rischia di far apparire non indipendente la commissione – accusa il vice presidente della commissione Ue.

Ancora più dura l’eurodeputata Licia Ronzulli che accusa il commissario europeo di ”attacchi vili contro Berlusconi”, ricordando che lo stesso Rehn fu tra coloro che elogiarono quanto fatto dal governo guidato da Berlusconi.

In Italia, i toni non sono differenti. Se il Cavaliere sceglie il silenzio, almeno ufficialmente, concentrandosi sulla campagna elettorale (venerdì presenterà i candidati nel Lazio e poi nelle regioni decisive per il Senato), e sull’acquisto di Mario Balotelli, un colpo positivo per il Milan ma anche per la campagna elettorale, a mettere sul banco degli imputati il commissario europeo ci pensa tutto il vertice del partito.

Il segretario Angelino Alfano parla di ”intervento inaccettabile” e di ”affermazioni false, tecnicamente sbagliate e facilmente smentibili”. Renato Brunetta ne chiede ”le dimissioni” mentre Sandro Bondi liquida le affermazioni di Rehn come quelle ”di modesti personaggi sconosciuti quanto irresponsabili” che però ”rendono questa Europa un pericoloso sistema avulso dalla democrazia”. Chi non la pensa così è il presidente della Camera Gianfranco Fini.

– In tante circostanze – sottolinea il leader di Fli – le parole di Berlusconi non sono state comprese in Europa, riflettendo un’immagine negativa sulla credibilità dell’Italia.