Iran, Khamenei gela gli Usa: “No al dialogo sukl nucleare”

WASHINGTON  – Torna alta la tensione tra Washington e Teheran. Prima la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, poi il presidente Mahmoud Ahmadinejad dal Cairo, hanno seccamente respinto al mittente l’offerta avanzata nei giorni scorsi dal vicepresidente Usa Joe Biden di avviare colloqui bilaterali diretti per discutere del controverso programma nucleare iraniano. Una presa di posizione giunta dopo che, – scrive il New York Times – gli Usa hanno imposto nuove restrizioni sui pagamenti per il petrolio iraniano, con l’obiettivo di aumentare la pressione su Teheran in vista della disponibilità del regime degli ayatollah a riprendere trattative multilaterali sul nucleare il prossimo 26 febbraio in Kazakhstan.

Biden aveva suggerito, la scorsa settimana nel corso della Conferenza sulla sicurezza a Monaco, un negoziato a due, ma solo nel caso in cui Teheran avesse mostrato un interesse davvero serio. Ieri Khamenei, in un discorso davanti al comando delle Forze aeree iraniane, ha respinto l’offerta, sostenendo che mentre l’uomo della strada potrebbe accogliere con entusiasmo la prospettiva di negoziati bilaterali, l’Iran non ha in realtà visto, da parte di Washington, nulla di diverso dal solito atteggiamento anti-Teheran.

– La nazione iraniana non negozierà sotto pressione – ha affermato la Guida suprema. E, ricordando le sanzioni internazionali contro Teheran, ha aggiunto:

– Gli Stati Uniti hanno una pistola puntata contro l’Iran e vogliono trattare con noi. La nazione iraniana non accetterà intimidazioni.

Poco piu’ tardi, sulla stessa linea di chiusura, sono arrivate le parole del presidente.

– Non possiamo accettare colloqui diretti con l’America sino a quando Washington minaccia il nostro Paese. Il dialogo ha significato – ha avvertito Ahmadinejad – solo se basato sul reciproco rispetto, su un piano di uguaglianza e giustizia. Le cose andrebbero bene se gli americani correggessero il modo di rivolgersi a noi.

L’amministrazione Obama ha deciso di inasprire le sanzioni che hanno già gravemente danneggiato i conti di Teheran, tanto che si calcola che le entrate in seguito ai proventi del petrolio siano calate del 45%. A causa del boicottaggio del Vecchio Continente nei confronti del suo greggio, Teheran sta perdendo 4 miliardi di dollari al mese. Le nuove misure, che entreranno in vigore la settimana prossima, puntano a colpire in profondità la capacità dell’Iran di entrare in possesso dei soldi ottenuti dalla vendita di petrolio. Il giornale della Grande Mela parla esplicitamente di ‘guerra economica’. Per l’Iran diventa molto più difficile fare affari con i suoi clienti internazionali.

 

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