Card. Bagnasco: “E’ finito il tempo delle promesse”

Pubblicato il 07 febbraio 2013 da redazione

ROMA  – All’approssimarsi del voto ”gli italiani non si faranno abbindolare da niente e da nessuno”. Invece che di condoni e di restituzioni di tasse, gli elettori hanno bisogno ”della verità delle cose, senza sconti, senza tragedie, ma anche senza illusioni”. La strada per “ripartire”, secondo il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, non è quella delle proposte-shock e delle promesse a livello di benefici fiscali su cui sempre più si sta giocando la campagna elettorale.

Chiamato ad aprire il convegno del Movimento cristiano lavoratori, il capo dei vescovi, non cita direttamente l’ex premier Silvio Berlusconi e le sue sortite su Imu e condoni tombali, ma alle domande non si sottrae e mette subito in chiaro che il tempo delle promesse e della ”vecchia politica” è finito. Agli italiani servono ”verità”, ”realismo” e un futuro presidente del Consiglio che ”con il governo e il Parlamento” affronti le tre priorità del Paese: lavoro, famiglia e riforme dello Stato. Ci sono soprattutto due emergenze per l’Italia, spiega Bagnasco parlando alla platea cattolica. Da un lato, l’allargarsi drammatico della forbice delle disparità sociali , dall’altro la deriva sul fronte della famiglia con un’Europa che sempre più cede in tema di matrimoni gay su cui l’Italia, al contrario, deve dare il ”giusto” esempio tenendo la barra ferma.

Lavoro e famiglia, per la Chiesa, stanno insieme nell’orizzonte dei valori ”non negoziabili” che non vanno mai disgiunti, ricorda il capo dei vescovi a tre settimane dal voto. Se quindi da un lato si deve intervenire in nome dell’equità, dall’altro la tenuta su famiglia e matrimonio ”inscritti nella Costituzione” non deve essere da meno. Il tutto, in un quadro di ”verita”’, sgombro da facili ”illusioni”.

– Bisogna ripensare i livelli retributivi – afferma Bagnasco – Nessuno vuole mettere le mani nelle tasche degli altri, però se le tasche vengono svuotate o aperte in un modo più o meno discutibile in pubblico e ci si accorge che alcune sono semivuote mentre altre estremamente piene, ritengo sia opportuno una domanda farcela in nome dell’equità. Se parliamo di equità insieme alla giustizia – aggiunge – una domanda su questi squilibri che vanno aumentando la società dovrebbe farsela.

Sull’altro fronte caro alla Chiesa, quello etico, Bagnasco, reduce da un confronto con i vescovi d’Europa, è ancora una volta fermo. Il capo dei vescovi italiani non cita esplicitamente le situazioni di Francia e Gran Bretagna dove da poco si sono approvate leggi a favore dei matrimoni gay ma il suo riferimento è chiaro.

– Perchè – si chiede – pretendere di stravolgere la realtà ridefinendo la famiglia, il matrimonio, l’uomo? Il risultato non sarebbe un’ evoluzione o una progressione ma un arretramento antropologico e di civiltà. Il nostro paese farebbe un grande servizio alla comunità europea ed internazionale – perchè qui sta l’avanguardia, il progresso – a non allinearsi, non copiare, non imitare, non seguire pedissequamente e giustificare se stessi dicendo ormai l’Europa evoluta segue questa strada. Dobbiamo interrogarci se siano davvero buoni esempi da seguire.

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