I sei leader che vorrebbero guidare l’Italia

ROMA – “Scelta civica” con Monti – Una lista “Con Monti per l’Italia” al Senato e tre liste alla Camera: una senza parlamentari e due per l’Udc di Pier Ferdinando Casini e Fli di Gianfranco Fini. Nasce così il “partito” di Mario Monti, anche se lo stesso interessato tiene a precisare che di partito non si tratta.

Dopo aver accettato di guidare i centristi alle politiche 2013, il Professore svela che il suo nome comparirà nel simbolo delle liste: “Con Monti per l’Italia” (con l’aggiunta alla Camera, dove Udc e Fli avranno liste separate, della scritta “Scelta civica”). L’obiettivo è quello di ottenere un Monti bis con il quale proseguire il “progetto” avviato nel 2011 che – spiega il premier uscente – in un anno non può far vedere i suoi effetti positivi.

“L’ITALIA GIUSTA” DI BERSANI – Dopo aver vinto le primarie per la candidatura alla premiership contro Matteo Renzi, Pier Luigi Bersani lancia il suo slogan per la campagna elettorale: “L’Italia giusta”. Nelle sue liste elettorali tre quarti dei candidati sono stati scelti attraverso le primarie per il Parlamento del 29 e 30 dicembre, gli altri sono nomi ‘blindati’ indicati dal segretario, un mix tra le anime del partito ed esponenti della società civile. Con una buona componente di donne (dei 38 capilista, 15 saranno donne). Il Partito democratico è in base ai sondaggi il primo partito, alla vigilia delle elezioni. Nella coalizione di centrosinistra ci sarà inoltre Sinistra e libertà, di Nichi Vendola, il Psi di Riccardo Nencini e “Centro democratico”, nuova componente con Bruno Tabacci e Massimo Donadi.

IL RITORNO DI SILVIO BERLUSCONI – Dopo aver in un primo momento annunciato il suo passo indietro e aver aperto alle primarie dentro il Popolo della libertà, Silvio Berlusconi ha cambiato idea e ha deciso di candidarsi di nuovo in prima persona alla guida del centrodestra. Sfumata anche l’ipotesi di un rassemblement dei moderati con alla guida Monti, il Cavaliere ha lanciato una campagna elettorale senza esclusione di colpi nei confronti del Professore. E dopo non poche tribolazioni, ha chiuso l’accordo con la Lega Nord di Roberto Maroni: il segretario del Carroccio sarà candidato in Lombardia, mentre il Cavaliere non esclude, come gli chiedeva la Lega, che in caso di vittoria alle politiche non sia lui, bensì Angelino Alfano il premier designato. “Alfano può essere il nostro candidato premier ed io posso fare il ministro dell’Economia”, ha affermato.

GRILLO SFIDA I PARTITI – “Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere”. Da mesi Beppe Grillo lo ripete dalle pagine del suo blog, pronto a sbarcare alla Camera e al Senato con il suo Movimento 5 Stelle, accreditato nei sondaggi di percentuali a due cifre. I candidati sono stati scelti, non senza polemiche, con le “parlamentarie”. Il comico, come promesso, non è candidato. Ma ha fatto un lungo tour per l’Italia per lanciare le sue invettive contro i partiti e promuovere i candidati 5 Stelle. All’alleanza che gli proponevano Di Pietro e Ingroia, Grillo ha chiuso la porta. Il M5S corre da solo.

LA SINISTRA CON INGROIA – Antonio Ingroia ha appeso la toga al chiodo e si è candidato a Palazzo Chigi contro Monti, Bersani e Berlusconi contemporaneamente, sotto il segno della “rivoluzione civile”. Il magistrato palermitano ha abbandonato l’incarico Onu in Guatemala ed è tornato per guidare una coalizione in cui compaiono l’Idv di Antonio Di Pietro, il Prc di Paolo Ferrero, il Pdci di Oliviero Diliberto, i Verdi di Angelo Bonelli. Grazie a Ingroia, sono tutti saliti su un tram che si chiama desiderio: tornare o restare in Parlamento sotto il segno di una coalizione di sinistra che mira a superare lo sbarramento del 4% alla Camera per ottenere una rappresentanza nelle istituzioni. Al Senato il successo è affare più complicato.

GIANNINO VUOLE “FERMARE IL DECLINO” – “Fare per fermare il declino”, la lista che fa riferimento a Oscar Giannino, corre da sola sia alla Camera che al Senato, cercando di superare autonomamente la soglia di sbarramento del 4 e dell’8%. La lista, che non ha aderito a partiti pre-esistenti, mirava a riunire e raccogliere adesioni nella società civile, nelle associazioni di categoria e giovani. Tra i suoi obiettivi di programma, Fermare il declino punta nei prossimi 5 anni a portare il debito pubblico sotto il 100% del Pil, abbassare la pressione fiscale di 5 punti percentuali ed a ridurre la spesa pubblica di 6 punti. Oscar Giannino però è sul punto di dare le dimissioni dopo la bufera che ha scatenato un suo compagno di partito, l’economista Luigi Zingales, che ha scoperto che Giannino aveva falsamente affermato di aver fatto un Master a Chicago.