Ingroia non passa e… si trascina l’Idv

Pubblicato il 25 febbraio 2013 da redazione

ROMA,   – Rivoluzione civile non ce la fa e resta fuori dal Parlamento. E se per la maggior parte dei partiti che si sono riuniti sotto la guida dell’ex pm Antonio Ingroia questo é un bis (la sinistra, dal Prc di Paolo Ferrero ai Comunisti italiani di Diliberto e ai Verdi di Angelo Bonelli, infatti non é stata rappresentata alle Camera nell’ultima Legislatura) il grande sconfitto é Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori che passa da 25 a zero parlamentari. Una debacle alla quale ha contribuito, secondo alcuni esponenti di Rc, il Movimento di Beppe Grillo, che avrebbe cannibalizzato l’elettorato al quale si rivolgevano i partiti a sinistra della coalizione Pd-Sel e che rivendica la giovinezza della propria formazione (”nato appena 40 giorni fa”) e di non aver errori da imputarsi.

– Non posso dire – é il commento finale di Ingroia – di essere contento. Il risultato é al di sotto delle mie aspettative, anche se ringrazio gli elettori che ci hanno votato in condizioni proibitive. Oscurati dalle televisioni di Stato e dai principali organi di informazione non siamo riusciti raggiungerli al meglio.

Il gruppo dirigente di Rc non ha dubbi:

“Siamo rimasti schiacciati tra il voto utile invocato da Pier Luigi Bersani e il risultato del Movimento 5 Stelle: al Pd avevamo proposto dialogo ma ci é stata chiusa la porta in faccia. E i Democratici continuano cosí a essere il bersaglio degli ingroaiani: si tratta – prosegue la nota, letta da Sandro Ruotolo in sala stampa – di una ”sconfitta per il centrosinistra, che ha consegnato il Paese o alla destra o all’ingovernabilitá. Il Pd, queste elezioni, le ha perse due volte: la prima con la scelta di non andare alle elezioni subito e la seconda facendo l’accordo con Monti”.

Quello con il Professore, attacca ancora Ingroia, ”é stato un abbraccio mortale”, il cui esito nefasto ”non puó certo essere addebitato a Rivoluzione civile”. Come a dire, che anche nel caso in cui Rc avesse accettato il cosiddetto patto di desistenza, nulla sarebbe cambiato. Parole che arrivano dopo un intero pomeriggio passato ad aspettare e a leggere le proiezioni, nella speranza che l’asticella potesse salire, superando le soglie di sbarramento del 4% alla Camera e del 3% al Senato, e permettere di mettere almeno un piede in un’Aula parlamentare. La realtá dei dati peró alla fine non lascia scampo: le percentuali sono troppo basse (gli ultimi dati a disposizione danno 2,3% alla Camera, 1,8% al Senato) per poter credere ancora in un esito diverso e così prima arriva la scelta della freddo comunicato da leggere ad alta voce e poi Ingroia rompe gli indugi e affronta le telecamere per suggellare la fine dell’avventura.

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