Siria, Khatib: “Guardare il sangue dei bambini martoriati”

ROMA – Basta parlare di terrorismo, basta chiosare sulla barba dei ribelli che combattono contro Bashar al Assad per additarli come fondamentalisti islamici: il mondo deve aprire gli occhi, guardare il “sangue dei bambini siriani”, martoriati dal regime di Damasco. Un sangue che oramai “si mescola” al pane degli oltre 84 forni distrutti dalle bombe della “mafia che governa la Siria”. Moaz al-Khatib non usa mezzi termini e in una conferenza stampa al termine del summit romano dei Paesi amici della Siria, in cui ‘arringa’ i giornalisti, reclama la fine del massacro nel Paese, costato la vita fino ad oggi a oltre 70.000 persone e che costringe centinaia di migliaia di siriani a lasciare le proprie case, per affollare i campi di accoglienza sorti in Turchia, come in Libano o in Giordania.

L’Islam, spiega Khatib, in passato Imam in una delle moschee più antiche del mondo, quella degli Omayyadi a Damasco, è una religione che promuove il dialogo tra gli uomini: “Siamo stati creati per collaborare, non per ucciderci”. E ancora, “Assad si comporti da essere umano, fermi la strage, le torture e le uccisioni dei bimbi”, tuona Khatib.

E se la comunità internazionale ha deciso di non rifornire di armi i ribelli, perlomeno “si attivi per interrompere le forniture al regime, che continuano con la scusa che si tratta di vecchi contratti”. E’ un indice puntato contro Mosca, ma anche contro l’incapacità del consiglio di sicurezza dell’Onu di sancire un embargo totale alle forniture militari alla Siria.

Khatib, dopo una serie di incontri iniziata ieri di buon mattino in un albergo romano con il faccia a faccia di oltre un’ora con il segretario di Stato Usa, John Kerry, sottolinea il ringraziamento all’Italia e al ministro Giulio Terzi per aver organizzato il summit, “un momento importante”, dicendosi soddisfatto dell’esito dei colloqui a Villa Madama. Nell’assise, il capo della Coalizione siriana ha evidenziato che è “imminente” la nomina del premier di un governo provvisorio chiamato a gestire le zone liberate della Siria, che fonti dell’opposizione stimano rappresentino il 70% dell’intero territorio.

Sulla crisi siriana, spiega poi un altro rappresentante della coalizione dell’opposizione, Yaser Tabbara, “l’Italia ha avuto ed ha un atteggiamento positivo, come dimostrato dall’incontro  nel quale ci ha portato tutti insieme a discutere”. Roma “può e deve avere un ruolo cruciale nell’Unione Europea per togliere l’embargo agli aiuti militari all’opposizione”, aggiunge Tabbara, esprimendo un “cauto ottimismo” su questo tema, perche’ “Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia e gli altri si sono impegnati a prendere serie misure nei rapporti con l’opposizione armata. Ora staremo a vedere”.

Kerry e gli altri si sono impegnati a sostenere “il comando supremo dell’esercito libero siriano (Esl) per aiutarlo a difendersi”, e ci sarà uno stretto raccordo e incontri “quando sara’ necessario”. Forse la fine di Assad è più vicina di quel che sembra, sussurra un altro esponente siriano.

 

 007, pericolo di arsenali chimici

Il regime di Assad in Siria sta per ora tenendo, forte soprattutto della sua superiorit+a militare. Cresce l’attivismo qaidista e c’è preoccupazione per gli arsenali chimici del Paese. Possibili ricadute in Italia, dove esistono circoli siriani sia di oppositori che di sostenitori del leader di Damasco. Questa l’analisi contenuta nella Relazione dei servizi segreti inviata al Parlamento.

L’intelligence riflette sulla capacità di tenuta del regime, che conta su ”una pronunciata coesione dell’apparato di potere e sulla superiorità, specie nello spazio aereo, del proprio dispositivo militare”. Assad può inoltre contare, a livello regionale, sul sostegno dell’Iran e, a livello internazionale , sulle divergenti posizioni in seno al Consiglio di sicurezza Onu. C’è un inasprimento dello scontro armato, cui ha concorso l’accresciuto attivismo di formazioni di ispirazioni qaidiste.

Alcune delle più cruenti azioni terroristiche, evidenziano gli 007, sono attribuiti ai gruppi jihadisti locali, cui vanno aggiunti anche i mujahidin affluiti da diversi Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.