Costituire un gruppo e fare lobby

Pubblicato il 01 marzo 2013 da redazione

Mentre sono noti i nomi dei 18 parlamentari che anche in questa legislatura, per la terza volta, andranno a portare le doglianze degli italiani all’estero alla Camera e al Senato, non resta che aspettare l’arrivo a Roma dei volti nuovi per conoscerli meglio. Intanto, senza perdere tempo, quali saranno, secondo Dino Nardi, coordinatore UIM Europa e membro del Comitato di Presidenza del CGIE, le priorità che i parlamentari esteri dovranno prendere in considerazione?

“Innanzitutto, vista e considerata l’esperienza degli eletti all’estero nel parlamento italiano, dal 2006 ad oggi, e la non volontà o impossibilità di costituirsi in un Gruppo unico (il vecchio desiderio/progetto di Mirko Tremaglia), resta comunque l’urgenza per i diciotto di coordinarsi tra loro per un’attività comune, a sostegno delle necessità delle comunità italiane all’estero, da portare avanti sia nei rispettivi Gruppi parlamentari che in aula. Esiste già un esempio nel parlamento elvetico dove i diversi parlamentari, eletti nei vari partiti in Ticino, (minoranza linguistica, cantone di frontiera con l’Italia e quindi con specificità diverse dal resto della Confederazione) si riuniscono periodicamente e comunque in caso di necessità, in un organismo cosiddetto della “Deputazione ticinese alle Camere federali” e in quell’occasione discutono dei problemi del Ticino e concordano quale linea seguire e portare avanti sia nei rispettivi Gruppi sia nelle due Camere. Se ciò non avverrà, difficilmente troveranno una soluzione legislativa le varie istanze che esprimono le comunità italiane all’estero come, d’altra parte, è avvenuto fino ad oggi”.

E’ dal 2006, anno in cui per la prima volta gli italiani all’estero hanno potuto votare per corrispondenza, che la loro rappresentanza siede in Parlamento. Eppure, fermo restando le difficoltà contingenti che riguardano ogni paese, si è assistito ad un puntuale “smantellamento” del mondo dell’emigrazione, tra tagli, chiusure (di Consolati, programmi Rai International, testate) e rinvii di appuntamenti importanti, come il rinnovo di Comites e CGIE. E parlare oggi di Ministero per gli Italiani nel mondo, può sembrare un anacronismo. Non è stato centrato neanche un altro, fondamentale obiettivo: far capire, informare, sensibilizzare il mondo politico delle ricadute positive che la presenza italiana all’estero, se ben valorizzata, può arrecare all’Italia. In molti, tra i deputati lo ripetono, in Aula (anche se gli interventi dei nostri parlamentari, ad essere obiettivi, non sono stati numerosi), e in ogni occasione di incontro. Ma non sono le nostre comunità a doverlo sapere…

Secondo Dino Nardi, anche in questo caso la motivazione è da ricercare nel fatto che “evidentemente i diciotto parlamentari non sono riusciti a fare lobby neppure all’interno dei rispettivi partiti e Gruppi parlamentari. Un po’  forse per dei loro limiti dovuti anche all’inesperienza ed in parte alle caratteristiche negative di qualche eletto nella circoscrizione Estero che certamente non hanno messo in buona luce la nostra rappresentanza. A questo va aggiunta  la disattenzione che c’è ormai oggi nel Paese verso gli italiani all’estero dovuta indubbiamente allo sfilacciamento dei rapporti familiari e parentali tra coloro che vivono in Italia e gli emigrati”.

Si parla spesso di due Italie, e bisogna riconoscere che questo voto ha evidenziato una sostanziale differenza. Secondo Nardi, “ad ogni nuova tornata elettorale, siamo in presenza anche all’estero delle novità politiche che emergono in Italia. Per esempio, nel 2006 e 2008 l’Italia dei Valori di Di Pietro, oggi la Lista di Monti e quella del Movimento Cinque Stelle. Ma stiamo assistendo anche ad un calo della presenza e dei consensi dei partiti tradizionali italiani, con l’unica eccezione del Partito Democratico, e la nascita e l’espandersi  di Movimenti associativi italiani locali come  il MAIE (uscito fuori dai tradizionali confini dell’America Meridionale) e l’USEI che porteranno a Roma dei loro rappresentanti. Tutto questo, unito all’invecchiamento della prima emigrazione ed  al ricambio generazionale per motivi anagrafici delle comunità italiane nel mondo, è evidente che porta ad un ringiovanimento della rappresentanza, ad una maggiore presenza delle donne, ma costringerà gli eletti anche a farsi carico delle nuove esigenze che esprimono oggi gli italiani nel mondo, un esempio per tutti, maggior attenzione alle esigenze legate alla promozione ed alla conservazione del patrimonio linguistico e culturale italiano, oppure alla salvaguardia dei servizi erogati dalla rete consolare. Senza dimenticare che anche la legge sul voto all’estero, ormai vecchia di oltre dieci anni, dovrà essere adeguata ai nuovi fenomeni sociali e migratori del Paese e quindi trovare il modo di far votare anche le decine di migliaia di cittadini italiani che oggi vivono fuori dai confini nazionali sia pure per brevi periodi di tempo per motivi professionali o di studio come, per esempio, gli studenti Erasmus”.

Giovanna Chiarilli

 

La mancata rielezione di Franco Narducci
Una perdita per tutti
Lo sappiamo bene, in politica si vince e si perde ma in alcuni casi le perdite di uno diventano perdite collettive. Ed è quanto avviene, a nostro avviso, nel caso della mancata rielezione dell’on. Franco Narducci. Narducci è stato per molti anni segretario generale del CGIE e poi, per due legislature, deputato eletto nella circoscrizione Europa. È una persona capace e soprattutto conosce profondamente il nostro mondo e le nostre problematiche.
Apprezzato all’interno del suo partito il PD è stato designato vicepresidente della Commissione Esteri della Camera e ha portato avanti numerose battaglie sia a favore delle comunitá che all’interno della politica italiana. La sua mancanza di faziosità gli ha permesso di gestire anche situazioni difficili grazie alla stima di cui godeva trasversalmente.
Nella scorsa legislatura, in una classifica svolta da Open Parlamento che prende in conto l’indice di produttività dei vari parlamentari, Narducci occupava il secondo posto sul totale dei 630 colleghi.
Open Parlamento non valuta la qualità di quanto prodotto ma quale e quanto sia stato il contributo del singolo Deputato e Senatore alla produzione di leggi, voti, discussioni, emendamenti, interrogazioni, ecc. del Parlamento in un determinato periodo di tempo. Il posto che occupa Narducci è davvero di tutto rispetto e soprattutto è indicativo del suo impegno e della sua serietà.
Questa volta è rimasto escluso e ne siamo sorpresi e soprattutto sinceramente dispiaciuti perchè, con la sua uscita dal Parlamento, gli italiani all’estero perdono una delle voci più serie e rappresentative. Siamo comunque certi che il suo impegno a favore delle nostre problematiche non finirá qui.

Mariza Bafile

Grazie e buon lavoro da Edoardo Pollastri
Purtroppo l’ex senatore Edoardo Pollastri, candidato nuovamente al Senato per l’USEI, non è riuscito a farcela. Diciamo purtroppo perchè abbiamo avuto la possibilitá di lavorare con lui e sappiamo con quanta serietá e professionalitá ha svolto il suo incarico durante il governo Prodi. Impegno che, a dir la verità, non gli è stato riconosciuto a sufficienza da un settore del suo partito, il PD, che in questo caso si è rivelato davvero poco lungimirante.
Pollastri è stato durante molti anni Presidente di Assocamerestero, lavoro che ha svolto con eccellenti risultati, ed attualmente è Presidente della Camera di Commercio di San Paolo e Presidente delle ACLI.
In molti avevamo sperato in una sua rielezione. A campagna conclusa e dimostrando ancora una volta le sue qualità umane, Pollastri ringrazia gli elettori, il suo team e invia congratulazioni ai nuovi eletti, con la lettera che qui sotto riportiamo.

M.B.

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