La serie A sempre più argentina

ROMA – Una doppietta di ‘don’ Rodrigo Palacio ha confezionato ieri la vigorosa rimonta dell’Inter nel derby italo-argentino a Catania rilanciando le velleità di vertice. Talento puro sbocciato al Genoa, l’attaccante di Baya Blanca non fa rimpiangere la lunga assenza di Diego Milito (nativo di Bernal) e grazie anche al gol di Alvarez e alla poderosa spinta ed esperienza di Zanetti e Cambiasso, alla linfa nuova di Schelotto (tutti e quattro di Buenos Aires), l’Inter torna a sognare la Champions. Nella giornata in cui il miglior attaccante nuovo della stagione, Mauro Icardi (di Rosario) firma il suo nono sigillo (l’ottavo del 2013) con la Samp proponendosi come pezzo pregiato del mercato, e Larrondo regala tre punti d’oro alla Fiorentina con una deviazione un po’ casuale, il legame indissolubile tra argentini e campionato italiano trae nuova linfa.

E questo accade proprio nei giorni in cui il più illustre di loro, Diego Maradona, è ricomparso in Italia per cercare di risolvere la sua annosa diatriba con il fisco. Atipico ma non inusuale il confronto più interessante di domenica, tra le due squadre che sono diretta emanazione del campionato argentino: con 19 elementi nelle due rose Catania e Inter hanno fatto perfino a meno degli infortuni Samuel, Milito, Silvestre, Almiron e Barrientos. Se l’Inter ha costruito le sue glorie del triplete con l’ossatura della nazionale albiceleste (a Madrid c’erano Samuel, Zanetti, Cambiasso e la doppietta al Bayern la siglò Milito) il Catania è da qualche anno che ha virato il suo mercato sul Sudamerica e le capacità tecnico-tattiche di un vivaio inesauribile hanno proiettato la squadra in alto,con prospettive europee grazie a giocatori come Andujar, Spolli, Castro, Bergessio, Gomez.

Globalmente nella serie A circolano una sessantina di argentini, che hanno un ruolo importante: Ledesma è il faro della Lazio, Lamela è uno dei talenti nuovi che si è giovato della fiducia di Zeman per segnare 11 gol in una Roma che, tra alti e bassi, annovera anche Osvaldo e Burdisso; Denis è il capocannoniere dell’Atalanta, mentre fanno la loro figura elementi come Campagnaro, Larrivey, Pereyra, Santana.

Dei 21 giocatori che hanno segnato almeno 8 gol 7 sono argentini contro gli 8 italiani, a sottolineare la centralità del loro ruolo.

Storicamente l’immissione di forze provenienti dall’Argentina ha impreziosito la qualità del campionato fin dalle origini. Sono più di 300 i giocatori che hanno calcato con più o meno fortuna i campi italiani: alcuni oriundi come Mumo Orsi, Luisito Monti, Enrico Guaita sono diventi campioni del mondo nel 1934, Mauro Camoranesi nel 2006. I due più grandi giocatori argentini della storia a venire in Italia sono stati Omar Sivori, fumantino genio juventino e Diego Armando Maradona, che è ancora nei cuori e nella mente dei napoletani e di tutti gli innamorati del pallone.

Tra gli 80 argentini arrivati in Italia prima dell’ultima guerra hanno lasciato traccia indelebile tra gli altri anche Stabile, Libonatti, Cesarini, De Maria, Scopelli, Flamini. Degli oltre 200 transitati negli ultimi 70 anni una menzione a parte meritano i super goleador Angelillo, Batistuta e Crespo, oltre all’altro pilastro della nazionale bi-campione del mondo Passarella. Ma hanno lasciato il segno, tra gli altri, Almeyda, Balbo, Bertoni, Caniggia, Cucchiaroni, Diaz, Grillo, Lojacono, Manfredini, Maschio, Massei, Montuori,Morrone, Pasculli, Pesaola, Sensini, Simeone, Tacchi, Vernazza, Veron. Oltre a Zanetti che, a 40 anni, è già nella storia del calcio dei due paesi in cui si è sempre riempito di onore.

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