Orellanas (M5S): ·”La democrazia è piena di sfumature grigie”

ROMA – Neoeletto al Senato per il Movimento 5 stelle. Luis Alberto Orellanas è italo-venezuelano. Figlio di padre venezolano e madre italiana, ha 52 anni. Sposato, con due figlie, laureato in Scienze dell’informazione, lavora come menager marketing per la multinazionale Italtel. La “Voce”  lo ha intervistato a Roma. Diretto, schietto, ha risposto a tutte le nostre nostre domande: dalla sua infanzia in terra venezolana ai legami con la Madrepatria, dalla sua opinione sul “chavismo” alla fiducia al “governo Bersani”.

-Innanzitutto complimenti per l’elezione. Come la devo chiamare: cittadino o senatore?

– Grazie. Come preferisce, l’importante è che non mi chiami “onorevole”.

-Perché?

-Perché vogliamo differenziarci dagli onorevoli deputati e onorevoli senatori che hanno governato negli ultimi 30 anni con risultati e comportamenti direi poco onorevoli. Noi ci sentiamo più che altro “onorati” di far parte del Parlamento.

So che suo padre è venezuelano mentre sua madre è italiana. Mi racconti un po’ la storia della sua famiglia: come si sono conosciuti e perché lei ha deciso di vivere in Italia.

– Negli anni 50 – non ricordo esattamente l’anno- il Venezuela era sotto la dittatura di Marcos Pérez Jiménez che chiuse le università per un periodo molto lungo. Mio padre allora studiava medicina e lottò come molti altri studenti opponendosi a questa decisione e al regime. Mio nonno, che non ho mai conosciuto, decise di mandare mio padre a studiare in Europa e visto il tipo di studi, in Italia, a Roma. Sa, ai tempi si guardava più all’Europa e non agli Stati Uniti come adesso. A Roma mio padre conobbe mia madre che si trovava nella capitale per alcune vicissitudini personali (mio nonno materno stava male ed era stato ricoverato in un ospedale di Roma). Si innamorarono, si sposarono e vissero per un periodo in Italia: a Roma e poi a Pavia dove mio padre si specializzò in ematologia. Mia sorella maggiore è nata a Roma, mentre io e gli altri miei fratelli siamo nati a Caracas. Negli anni 70 i miei genitori si separarono, mia madre visse per un periodo  da sola in Venezuela e successivamente decise di tornare in Italia con i suoi figli. Era il 1974 ed io avevo 13 anni. Mio padre vive tutt’ora a Caracas, si è risposato, ho dei fratellastri infatti in Venezuela oltre a cugini e parenti.

– Da quando non torna in Venezuela?

– Dal 1978. Non sono più rientrato anche se per lavoro sono stato spesso in America latina: ho vissuto un anno a Buenos Aires, sono stato in Guatemala, Brasile ecc..ma l’azienda non mi ha mai mandato in Venezuela. Anzi ritornai dopo il ’74, 4 anni dopo per 45 giorni, in vacanza. Da allora mai più.

– Quali sono i suoi ricordi del periodo in cui visse a Caracas?

– Ho dei ricordi molto belli. Io e la mia famiglia vivevamo, non so se esiste ancora, nel quartiere California Norte vicino a Petare. La mia famiglia era benestante, mio padre allora era Presidente del Banco del sangre quindi ci potevamo permettere anche di viaggiare: una volta all’anno andavamo in Italia a trovare i nonni. Mi ricordo che a volte ci andavamo in nave addirittura, e poi le vacanze a la Islas Margaritas per esempio.

– Cosa le manca del Venezuela?

– Sono passati tanti anni e in realtà non mi manca qualcosa in particolare. Ho, ripeto, dei ricordi bellissimi: quando andammo a Cireniche, a Valencia, a Merida (mio nonno e mio padre sono di Merida, poi si sono trasferiti a Caracas).

– Che cosa sente di avere di venezuelano e cosa di italiano?

– Non saprei. Ormai mi sento italiano totalmente.

Segue le vicende del Venezuela? Mantiene i contatti con i suoi parenti?

–         Sì. Grazie ai social network ho ripreso contatti con i miei cugini che non sentivo da tanti anni, successivamente sono venuti a trovarmi in Italia. In Italia invece, anche se parlo spagnolo correntemente, non ho mai frequentato più di tanto le comunità latinoamericane e in particolare venezuelane. Ma con internet, che come movimento utilizziamo per far politica, attraverso i giornali online e il canale 540 del satellite Telesur, seguo volentieri ciò che succede in Venezuela e in America latina. Anche se mai tanto come di solito mi prometto. Ora per esempio la morte di Chavez..è chiaramente una notizia importante ed è arrivata anche qui.

-Alcuni suoi colleghi del Movimento 5 stelle hanno detto che si ispirano al chavismo. Lei cosa ne pensa? Ê d’accordo?

-Non vorrei intromettermi nelle vicende venezuelane anche perché conosco parzialmente la situazione politica del governo Chavez. Ho contatti diretti, attraverso ciò che raccontano i miei parenti, ma contrastanti. Mio padre è chavista, tra l’altro.. lo devo ancora sentire, immagino sia molto dispiaciuto per la sua morte. Mentre i miei cugini sono anti-chavisti. Ho capito che è una figura che ha diviso il paese in due, ma credo che non gli vadano imputate tutte le responsabilità che invece ci sono da tutte le parti. In Venezuela la classe media è schiacciata tra i ricchi e i poverissimi, mentre credo fosse necessario valorizzarla maggiormente, al contrario sono stati additati come “gli affamatori del popolo”. Ma  Chavez ha fatto anche molte cose buone, non si è arricchito, infatti mi arrabbio molto quando leggo i giornali chiamarlo “el caudillo…” . Certo, ha preso anche decisioni opinabili come la chiusura di radio Caracas. Insomma, io credo più in generale che la democrazia non sia tutto bianco o nero ma pieno di sfumature grigie. Anche l’Italia deve imparare da altri paesi democratici europei epure è una democrazia.

Quando i suoi genitori si sono trasferiti in Venezuela si interessavano alle vicende italiane?

Sì anche se erano altri tempi. Le comunicazioni erano difficili, non c’era internet e le chiamate intercontinentali si facevano ma con più difficoltà, ma che io ricordi hanno mantenuto i contatti e si interessavano. Tornavamo, come ho detto, ogni anno in Italia per le vacanze. Mia madre ha pensato sempre alla vita in Venezuela, cosi come a mio padre mancava l’Italia.

–         Fino ad ora lei si è occupato principalmente di temi ambientali e dei tagli ai costi della politica, e come ha detto nel suo video di presentazione sono temi che le piacerebbe portare anche al Senato. Pensa altresì di spezzare una lancia a favore degli italiani in America latina?

Come tematica mi interessa anche se non l’ho mai approfondita. Credo si potrebbero sfruttare meglio i rapporti tra i paesi e la risorsa degli italiani residenti in AL. Sono tanti gli italiani residenti emigrati e ho potuto vedere personalmente che si fanno ben volere, ma bisogna valorizzare maggiormente questa risorsa. Penso al canale turistico, commerciale che vanno incentivati e tenuti più vivi. Non escluderei di potermene occupare in futuro, anche se non ci ho pensato fino ad ora.

Il M5S darà la fiducia a Bersani?

–         Ehh Non mi faccia questa domanda..

Non ho resistito

–         Eh lo so è la domanda del momento

A oggi Grillo dice no, ma qual è la sua opinione?

Io non sono d’accordo per dare la fiducia. I responsabili di questa situazione sono i partiti e con questi partiti non possiamo concordare. Tra l’altro sono poco credibili. Ci vuole una certa coerenza: non possono cambiare i punti del loro programma solo per tenersi buoni quelli del M5S. Sono curioso di vedere di volta in volta le proposte che avranno tutti i partiti in Commissione, anche Sel e Pdl. Noi non metteremo veti né pregiudiziali. Se le loro proposte sono conformi al nostro programma le voteremo, altrimenti no. Spero che facciano lo stesso anche loro, ma il modo di fare politica che io ho potuto vedere più da vicino, in Regione Lombardia e al comune di Pavia, è un altro. C’è una maggioranza e una opposizione e quello che dice una non importa all’altra, nemmeno si ascoltano. Ecco, spero in un cambiamento anche in questo senso, per il bene del paese.

Laura Polverari