Genero di Bin Laden alla sbarra: “Non sono colpevole”

Pubblicato il 08 marzo 2013 da redazione

NEW YORK  – E’ comparso davanti alla Corte federale di Manhattan, a due passi da Ground Zero, dichiarandosi non colpevole. Ma le accuse mosse a Sulaiman Abu Ghaith, genero del fondatore di al Qaida, Osama Bin Laden, sono pesantissime: aver complottato contro gli Stati Uniti con l’intenzione di colpire i suoi cittadini e i suoi beni. La data di inizio del processo sarà fissata il prossimo 8 aprile.

Nel frattempo l’ex portavoce del gruppo terroristico responsabile degli attentati dell’11 settembre 2001 resterà in carcere a New York, dove sono reclusi tutti gli ultimi ex militanti di al Qaida su cui la Cia è riuscita a mettere le mani. Dopo la decisione del presidente americano, Barack Obama, di non spedire più nessun prigioniero nell’inferno di Guantanamo, dove a giudicare è un tribunale militare.

Nel corso dell’udienza preliminare i legali di Abu Ghaith hanno presentato ai giudici le ventidue pagine in cui è stata trascritta la lunga deposizione del sospetto terrorista, rilasciata al suo arrivo negli Stati Uniti. Il genero di Bin Laden, infatti, è stato catturato dagli agenti della Cia in Giordania, dove era arrivato dalla Turchia. La non colpevolezza proclamata da Abu Ghaith stride con l’immagine con cui viene dipinto nelle carte del Dipartimenmto americano alla Giustizia.

L’uomo – che di sicuro ha militato in al Qaida dal maggio 2001 fino a tutto il 2002 – è stato più volte immortalato in video che lo ritraggono accanto al defunto Osama bin Laden e all’allora numero due di al Qaida, Ayman al Zawahiri, oggi leader di ciò che è rimasto dell’organizzazione islamica e su cui pende una taglia da 25 milioni di dollari fissata dal Dipartimento di Stato americano. Nei video incriminati, Abu Ghaith incita alla guerra santa contro gli ebrei, i cristiani e gli americani.

In un discorso indirizzato all’allora segretario di Stato americano, Colin Powell, il genero di bin Laden – all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle – afferma come ”la tempesta di aerei non si fermerà”, mettendo in guardia tutti i musulmani, i bambini e tutti i nemici degli Stati Uniti ”a non imbarcarsi su aerei in volo sugli Usa”.

Sulle circostanze che hanno portato alla sua cattura è giallo. Pochi sono i dettagli trapelati. Secondo il legale dell’uomo, l’arresto in Giordania da parte degli agenti della Cia è avvenuto lo scorso 28 febbraio e il trasferimento negli Usa il primo marzo. Alcune fonti dell’intelligence americana sostengono inoltre che Abu Ghaith era stato già arrestato in Turchia, dopo aver attraversato il confine con l’Iran, Paese dove si sarebbe rifugiato negli ultimi anni. Le autorità turche, però, avrebbero rifiutato di consegnarlo agli Usa estradandolo in Kuwait, suo Paese natale. Nel corso della tappa in Giordania sarebbe quindi stato arrestato dalla Cia.

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