Vaticano, Papa mai compromissioni con la dittatura

Pubblicato il 15 marzo 2013 da redazione

CITTA’ DEL VATICANO  – Non c’è mai stata ”nessuna compromissione” del cardinale Jorge Mario Bergoglio, ora papa Francesco, con la dittatura militare in Argentina. Il Vaticano, per voce di padre Federico Lombardi, reagisce alle accuse sollevate in patria sul passato del nuovo Pontefice ai tempi del regime del generale Jorge Rafael Videla, responsabile del golpe del 1976. Per Lombardi si tratta di una campagna ”calunniosa e diffamatoria” e di ”evidente matrice anticlericale”, che risale già a diversi anni fa: la realtà è che ”non vi è mai stata un’accusa concreta credibile” nei confronti di Bergoglio, che invece ”protesse molte persone”.

I sospetti, riportati a galla in seguito all’elezione a Pontefice, su un’asserita connivenza di Bergoglio con la giunta militare che spadroneggiò sanguinosamente in Argentina nella seconda metà degli anni ’70, potevano rappresentare un’ombra nel passato del nuovo Papa. E immediatamente il Vaticano li respinge con decisione. Lombardi, nel briefing di ieri con la stampa, ha specificato che non c’è mai stato ”nessun legame”, citando anche le dichiarazioni del pacifista argentino Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la Pace proprio per le sue denunce contro il regime.

In tal senso, Lombardi ha portato la testimonianza di un padre gesuita tedesco-ungherese, padre Franz Jalics, uno dei due sacerdoti sopravvissuti e perseguitati dalla dittatura argentina all’epoca in cui papa Francesco era Provinciale dell’Argentina.

Bergoglio viene accusato di non aver protetto all’epoca i due preti arrestati e torturati, ma oggi padre Jalics, in una dichiarazione pubblicata in Germania, dice che dopo la vicenda aveva incontrato – anche con l’altro sacerdote che era ancora vivo – Bergoglio, diventato cardinale di Buenos Aires.

– Avevano concelebrato la messa – ha detto Lombardi -, avevano avuto una pubblica e piena manifestazione di armonia e di accordo.

”Sono riconciliato con quegli eventi e per me quella vicenda è conclusa”, ha scritto oggi Jalics sul sito Jesuiten.org, aggiungendo di non poter prendere ”alcuna posizione riguardo al ruolo di Jorge Mario Bergoglio”.

– La campagna contro Bergoglio è ben nota e risale già a diversi anni fa – ha detto poi il portavoce vaticano leggendo una sua dichiarazione -. E’ portata avanti da una pubblicazione caratterizzata da campagne a volte calunniose e diffamatorie. La matrice anticlericale di questa campagna e di altre accuse contro Bergoglio è nota ed evidente. L’accusa si riferisce al tempo in cui Bergoglio non era ancora vescovo, ma superiore dei Gesuiti in Argentina, e a due sacerdoti che sono stati rapiti e che lui non avrebbe protetto.

Per Lombardi, però, ”non vi è mai stata un’accusa concreta credibile nei suoi confronti”. La Giustizia argentina ”lo ha interrogato una volta come persona informata sui fatti, ma non gli ha mai imputato nulla. Egli ha negato in modo documentato le accuse”.

– Vi sono invece moltissime dichiarazioni che dimostrano quanto Bergoglio fece per proteggere molte persone nel tempo della dittatura militare – ha aggiunto Lombardi -. E’ noto il ruolo di Bergoglio, una volta diventato vescovo, nel promuovere la richiesta di perdono della Chiesa in Argentina per non aver fatto abbastanza nel tempo della dittatura – ha detto ancora, rimarcando che ”le accuse appartengono quindi all’uso di analisi storico-sociologiche del periodo dittatoriale fatte da anni da elementi della sinistra anticlericale per attaccare la Chiesa e devono essere respinte con decisione”.

Sulla vicenda è intervenuto ieri anche il cardinale elettore australiano George Pell, arcivescovo di Sydney, che in un’intervista a radio Abc ha detto che le accusa di ”collusione” di Bergoglio con la dittatura argentina sono una ”bugia”.

– I dirigenti di Amnesty International dell’epoca – ha ricordato – avevano detto che le accuse erano completamente false. Che erano una forma di diffamazione e menzogna.

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