E’ morto Manganelli, “un vero servitore dello Stato”

ROMA  – Lo scorso 24 febbraio il ricovero d’urgenza all’ospedale San Giovanni di Roma per l’asportazione di un edema cerebrale. Da allora il capo della polizia, Antonio Manganelli, non ha più lasciato il reparto di rianimazione. Le sue condizioni si sono ulteriormente aggravate negli ultimi giorni e ieri mattina si è spento. Aveva 62 anni. Negli ultimi anni aveva lottato contro un tumore che lo aveva portato a passare alcuni mesi negli Stati Uniti per curarsi.

Unanimi i riconoscimenti al suo operato. Le massime istituzioni, la politica tutta, hanno reso omaggio al ”servitore dello Stato”. in ospedale si sono susseguite le visite dei vertici della sicurezza italiana. La polizia si è stretta commossa attorno al suo capo, vegliato dalla moglie Adriana e dalla figlia ventenne Emanuela. Oggi sarà allestita la camera ardente alla Scuola superiore di polizia. Sabato alle 11 il funerale a Roma, nella basilica di Santa Maria degli Angeli.

Manganelli – avellinese – è stato nominato al vertice della polizia il 25 giugno del 2007, dal governo Prodi. Ha preso il posto di Gianni De Gennaro, amico e collega con cui ha condiviso passi importanti della sua carriera. E proprio De Gennaro – ora sottosegretario con delega all’intelligence – è rimasto tutta la mattinata in ospedale a fianco dei familiari del prefetto. Presenti anche il comandante dei Carabinieri, generale Leonardo Gallitelli e quello della Guardia di finanza, generale Saverio Capolupo. Oltre naturalmente ai suoi vice, il vicario Alessandro Marangoni, Francesco Cirillo e Matteo Piantedosi. Sono passati per l’ultimo saluto anche due ex stretti collaboratori del capo, Francesco Gratteri e Gilberto Caldarozzi, condannati definitivamente per le violenze del G8 di Genova.

Commossa nel suo ricordo il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri.

– Gli sono debitrice – spiega – per la leale collaborazione che mi ha dato e per il grandissimo e disinteressato aiuto che mi ha offerto in questo lavoro che per me era assolutamente nuovo. Era un numero uno. Non solo per il fiuto da poliziotto, non solo per la capacità di dirigere l’imponente macchina alla quale tutti i cittadini italiani affidano la propria sicurezza, non solo per la solida e democratica dedizione che ha saputo mettere al servizio dello Stato. Era un numero uno soprattutto per le qualità morali che erano parte integrante di tutte le cose che ha fatto. Ed è stato d’esempio per tutti noi per il coraggio, la forza e l’orgoglio con cui ha affrontato il lungo calvario della malattia che lo ha portato a lasciarci.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, impegnato nelle consultazioni, ha chiamato il ministro Cancellieri chiedendole di rappresentare prontamente alla famiglia del prefetto i suoi sentimenti di solidarietà e all’intera amministrazione della Pubblica sicurezza il suo partecipe cordoglio.

Per il premier Mario Monti, ”nonostante la lunga malattia, il prefetto Manganelli è sempre stato un esempio di servitore dello Stato, una guida autorevole e aperta al dialogo, anche nelle situazioni più difficili”. Addolorato il presidente del Senato.

– Per me – ha detto Pietro Grasso – è scomparso non solo un eccezionale servitore dello Stato, ma anche un amico e una persona con la quale ho avuto modo di collaborare più volte nel corso della mia carriera all’interno della Magistratura.