Berlusconi: “Ok Governo Bersani, ma con Pdl azionista”

ROMA – Senza il Pdl non può esserci una maggioranza ed un governo a guida Pier Luigi Bersani. La linea di Silvio Berlusconi non cambia tanto che il Cavaliere ripete in pubblico (prima al Tg5 e poi,in modo identico, al Tg2) quello che da subito dopo le elezioni va teorizzando con i big del partito: Da parte nostra non c’è nessuna preclusione a riconoscere che sia il segretario del Pd a sedere sulla poltrona di palazzo Chigi, quello che ci interessa è capire che tipo di programma si intende realizzare. A ciò si aggiunge l’altra partita in cui l’ex premier vuole essere assolutamente protagonista: l’elezione del futuro capo dello Stato. Un capitolo da cui il Cavaliere non vuole essere estromesso. Il concetto verrà ribadito dalla delegazione del Pdl nel momento in cui si sarà consultata dal leader Democratico: Noi siamo disponibili ad appoggiare un governo Pd a determinate condizioni – è il ragionamento – ed una su tutte riguarda la trattativa sul futuro inquilino del Colle. I nomi graditi al Cavaliere sono noti da tempo, Giuliano Amato così come il fidatissimo Gianni Letta, anche se, come emerge con nitidezza da qualche settimana, l’idea di riconfermare Giorgio Napolitano non è affatto sgradita ai piani alti di via del Plebiscito.

Il Cavaliere non ha nascosto l’apprezzamento per il modus operandi di Napolitano fino ad ora.

– Abbiamo fiducia nella saggezza del Capo dello Stato – dice il Cavaliere – che con l’incarico a Bersani ha agito nel rispetto scrupoloso della Costituzione.

L’ex premier ora attende le ‘mosse’ del segretario del Pd ed aspetta di capire se ci siano i margini per aprire una trattativa che gli consenta di diventare azionista di un esecutivo con i Democratici.

– Sarebbe un danno grave se Bersani insistesse su una strada sbagliata perchè così non avremmo un governo, ma un salto nel buio anche perchè i punti proposti da Bersani – osserva Berlusconi -, non sono dissimili da quello che proponiamo noi.

Insomma l’attesa ora è di ascoltare se da parte del Pd ci siano aperture ad un dialogo serio. In caso contrario Berlusconi tiene pronte le alternative e cioè disponibilità ad un ‘governo del presidente oppure ritorno immediato alle urne. L’ex premier ha intenzione di mettere sul piatto della bilancia i suoi voti insieme a quelli della Lega contando sul fatto che Grillo si chiami fuori dalla partita lasciando al Pd solo una strada percorribile per dar vita ad un governo: l’intesa con il Pdl.

E’ escluso che il Carroccio possa giocare in questo momento una partita in solitaria. Il cavaliere non si fida fino in fondo di Roberto Maroni – confidano i suoi uomini – ma l’incertezza del momento porta alla blindatura dell’asse del Nord. In caso contrario l’ex premier non avrebbe remore nel mettere in discussione l’appoggio del Pdl al giunte regionali di Veneto e Piemonte e soprattutto della Lombardia.

L’atteggiamento da tenere sarà illustrato dall’ex capo del governo al vertice del partito nel corso di un ufficio di presidenza. Riunione che precederà di qualche ora la manifestazione del partito a piazza del Popolo. Una kermesse dai toni (sulla carta) più ‘istituzionali’ rispetto ai progetti iniziali che avevano come cuore dell’iniziativa la denuncia di quella parte della magistratura che, secondo Berlusconi, tenta in ogni modo di eliminarlo:

– Sarà una manifestazione per un Paese moderno ed efficiente – spiega il Cavaliere che rilancerà tra gli obiettivi le riforme istituzionali ed una riforma della giustizia che non consenta ”ai magistrati ideologizzati e politicizzati di giudicare gli eletti considerati da loro come nemici politici”.

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