Caduta libera

L’incertezza e l’incapacitá da parte delle forze politiche di poter formare un governo mostra in maniera inesorabile e drammatica tutti i nostri limiti. Il Paese é ingovernabile e la cosa peggiore é che tale resterá, anche una volta ci si sará formato una sorta di governo. Il PD non ha saputo capitalizzare il grande vantaggio che aveva in partenza, sicuramente per errori di strategia di campagna elettorale; il PDL, ovvero Silvio Berlusconi, é riuscito nell’ardua impresa di recuperare il terreno perduto, arrivando ad ottenere, grosso modo, un consenso pari ad un terzo dei votanti; la lista civica di Monti ha deluso parecchio, complice la totale mancanza di efficacia comunicativa del suo leader e di un’alleanza che lo ha fortemente danneggiato (Gianfranco Fini é rimasto addirittura fuori dal parlamento); infine, il grande exploit del Movimento 5 stelle, guidato da Beppe Grillo, un grande comunicatore, a differenza di Mario Monti, capace di riempire le piazze e di raccogliere nel suo blog virtuale una massa impressionante di militanti ma che ora é totalmente incapace di gestire una situazione di crisi cosí grave per il Paese.

Tutta questa situazione sembrerebbe nuova ed atipica per il nostro Paese, per cui si parla tanto di riforma della legge elettorale, cosí come di tutte quelle misure di grande impatto mediatico, dalla riduzione del finanziamento pubblico dei partiti alla riduzione delle auto blu e del numero e degli stipendi dei parlamentari. Purtroppo, ammesso che tutto questo venga realizzato, non credo che sia peró sufficiente a risollevare le sorti di un Paese completamente paralizzato. Credo che esista anche un problema di ‘organizzativo e strutturale’ del nostro sistema parlamentare e costituzionale.

Analizando, infatti, tutti i governi italiani dal secondo dopoguerra ad oggi, notiamo che raramente un governo sia arrivato ad amministrare per tutta durate della legilatura. E’ questa, dunque, la migliore spiegazione di come esista, in Italia, un problema strutturale piú che un problema di persone o di leader politici. In altre parole, forse non esiste un sistema adatto a far sí che chi vinca le elezioni sia poi effettivamente in grado  ed abbia l’obbligo di governare il Paese per tutta la legislatura, cosí come succede in molte altre democrazie, indipendentemente dalla situazione economica o storica che si stia vivendo.

Al contrario, assistiamo sempre piú spesso, ad un dibattito sulle questioni di cronaca, non solo di tipo giudiziaria, senza considerare l’ipotesi di poter cambiare in maniera strutturale un sistema che oggettivamente non funziona, in quanto non garantisce affatto nessun tipo di stabilitá. Dalla mancanza di quest’ultima si genera un ritardo ed una totale inefficienza della macchina dello Stato, per cui ogni politico o uomo di potere cerca di sfruttare al massimo il suo momento di gloria, troppo spesso solamente per un tornaconto personale ed immediato. Il risultato finale é che l’Italia sia un Paese in cui i salari sono tra i piú bassi d’Europa (22esimo sui 34 Paesi dell’Ocse), disincentivando la produttivitá e l’innovazione. Da 14 anni la crescita in Italia é vicina allo zero, in un Paese dove continua ad essere altissima la corruzione e l’inefficienza amministrativa; tutto ció senza considerare la presenza di organizzazioni criminali potentissime quali la Camorra, la Mafia e la ‘Ndrangheta che tanto danno arrecano. Temo che non basti il populismo di Grillo o la retorica dei vecchi partiti a far sí che ci sia un’inversione di rotta in un Paese che, oltre ad essere in una forte recessione, speriamo non diventi un Paese violento e pericoloso. Il rischio, se si continua cosí, é dietro l’angolo.

Andrea De Vizio

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