“Modello Sicilia”: Crocetta-M5S ai ferri corti

Pubblicato il 05 aprile 2013 da redazione

PALERMO – Il ‘modello Sicilia’ esiste? Di chi è il copyright? Del Crocetta rivoluzionario e dei 5stelle insieme? Solo del movimento di Grillo? Oppure, come sostiene il Pdl, è sempre stata un’invenzione? O esiste il ‘metodo Crocetta’, quello delle maggioranze variabili in aula? Sono in tanti a interrogarsi sugli equilibri politici nell’isola dopo la seduta straordinaria del Parlamento regionale (aperta in piena sessione di bilancio) che l’altra notte notte ha sancito la ”crisi” di quel modello ‘made in Sicily’ che il Pd ha tentato, invano, di esportare a Roma, e diventato vanto di Beppe Grillo.

Ad assestare un duro colpo agli assetti politici è stato il voto sulla doppia preferenza di genere che consente agli elettori di scegliere un uomo e una donna alle amministrative, a partire da quelle di giugno. La norma, voluta dal governo e dalla maggioranza, è stata approvata in aula grazie ai voti di buona parte del centrodestra che, dopo sei ore di dibattito e tentativi di ostruzionismo, ha proposto una mediazione, dando il via libera alla legge. Una intesa che non è piaciuta ai 5stelle, contrariati per l’esclusione del loro emendamento che avrebbe istituito il seggio unico, un modo, secondo il movimento, per scongiurare il rischio di voto di scambio e di correggere ”la porcata” messa in atto.

Di fronte all’asse, inedito, tra Pd-Udc e Pdl, i 5 stelle hanno gridato ”all’inciucio”, parlando di riunioni riservate tra Crocetta, il Pd e il Pdl per stringere l’intesa.

– Tutto falso, abbiamo agito alla luce del sole e con responsbailità: la verità è che il ‘modello Sicilia’ non è mai esistito, anzi Bersani prenda spunto da quello che è accaduto qui nell’isola per uscire dall’impasse in cui ha cacciato il Paese e lavori alle larghe intese – sbotta Francesco Cascio, il deputato del Pdl artefice della mediazione che ha evitato il binario morto alla doppia preferenza di genere, già affossata col voto segreto nella passata legislatura.

Al di là dei tatticismi parlamentari, comunque è evidente che l’episodio d’aula sembra aver rimescolato le carte e inacidito i toni. E lo si evince dai tanti commenti del giorno dopo.

– Spero che i 5stelle aprano una riflessione: per approvare le leggi si fanno anche delle mediazioni, non si può pensare di incassare tutti i risultati – dice Crocetta, che loda il centrodestra -. Ritengo totalmente positivo che abbiano votato la legge: questo è il ‘metodo Crocetta’, è il ‘modello Sicilia’: il governo presenta i propri provvedimenti di legge in Assemblea, dove trova la maggioranza per approvarli.

E parlare di inciuci, secondo il governatore, ”è allucinante”. Ma il Movimento non ci sta.

– Altro che naufragio del ‘modello Sicilia’: in aula se n’è vista, forse, la migliore espressione – assicura il capogruppo 5stelle, Giancarlo Cancelleri -. Abbiamo sempre detto che avremmo appoggiato le buone leggi, da qualsiasi parte arrivate. E quella dell’altro giorno non era una buona legge, priva degli opportuni correttivi che noi avevamo proposto.

Leitmotiv che Beppe Grillo ha ripetuto ai suoi, riuniti in un agriturismo nel Lazio, spiegando che in Sicilia ”le cose le abbiamo fatte noi, non Crocetta”. Intanto, dal Pd arriva una frenata rispetto a ipotetici nuovi scenari, come quello dell’asse col Pdl. A riassumere il concetto è il capogruppo dei democratici all’Ars, Baldo Gucciardi:

– Era sbagliato all’inizio ‘forzare’ sulla lettura del cosiddetto ‘modello Sicilia’, sarebbe altrettanto sbagliato adesso forzare su presunti nuovi equilibri all’Ars: spero che adesso non inizi un nuovo ‘tormentone’ del quale, davvero, non si sente il bisogno.

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