Bersani: “Governo di minoranza”. Renzi: “Ha perso le elezioni”

ROMA  – C’È una terza via tra il governissimo, che sarebbe ”l’estremizzazione dell’inciucio”, e il ritorno alle urne, ”estremizzazione dell’allarme”. E’ la via di un governo di minoranza, con in parallelo una Convenzione per le riforme, insieme al Pdl. E’ la via indicata da Pier Luigi Bersani. Un percorso ancora praticabile, secondo il segretario del Pd, che vede Silvio Berlusconi per avviare il dialogo sull’elezione del presidente della Repubblica. Ma riceve dal fronte interno l’attacco più duro, ad opera di un Matteo Renzi tranchant, che lo liquida con una battuta:

– Il problemino è che Bersani non ha vinto le elezioni.

Una lunga intervista televisiva apre la giornata del segretario dei democrat, tuttora premier incaricato. L’occasione di ribadire la propria posizione sul governo che, spiega, viene avvalorata proprio dal precedente di larga intesa (anno 1976) citata dal presidente Giorgio Napolitano.

– Anche io, a mio modo, ho una proposta di larga intesa – sottolinea Bersani – Propongo di svolgerla in modo che permetta il cambiamento e non la fossilizzazione. Con un governo di minoranza, come nel ’76. Ma – è l’avvertimento che lancia al Pdl – non ci venissero a proporre dei governissimi.

Come insegna la fase finale del mandato di Monti (”Berlusconi si è ‘dato’ tre mesi prima”), al Cavaliere non si può che dire: ”Ti conosco, mascherina. Noi abbiamo gia’ dato”. La proposta sul tavolo resta quella (già rigettata anche dal M5S) del ”doppio registro”: esecutivo di minoranza più Convenzione per le riforme.

– Se questa formula non dovesse andare in porto, mi tolgo di mezzo – conferma Bersani. Il segretario ribadisce la linea anche ai gruppi del Pd di Camera e Senato.

Le posizioni, come ormai emerso, sono diverse all’interno del partito. Le tensioni sono pronte a esplodere. Ma non è questo il giorno del confronto: nelle assemblee parlamentari non si apre un dibattito sulle parole di Bersani. Tutti sono infatti consapevoli che la partita del governo si riaprirà davvero solo dopo l’elezione del presidente della Repubblica.

Le assemblee dei gruppi Pd discutono intanto anche il tema dell’avvio dei lavori delle commissioni parlamentari, chiesto a gran voce dai 5 Stelle: nel partito c’è un fronte trasversale che è a favore, un altro maggioritario che è contrario. Il confronto è aperto – raccontano – e non provoca spaccature. Ben altre sono invece le tensioni che emergono nelle parole di Matteo Renzi.

– Non ho vinto le primarie, ha vinto Bersani: il problemino è che poi Bersani non ha vinto le elezioni – dice il sindaco ospite a Vinitaly, a Verona. E le frasi vengono lette a Roma come una sconfessione del tentativo del segretario di formare un governo di minoranza.

– Potreste smettere di perdere tempo? Bisogna, elezioni o no, che vi mettiate d’accordo – aggiunge il sindaco di Firenze, che poco prima il segretario Pd aveva invitato a stare ”attento ai toni”.

Il sindaco di Firenze avrebbe voluto essere a Roma da grande elettore per il voto sul presidente della Repubblica, ma le divisioni nel Pd toscano gli hanno sbarrato la strada. Ma lui, assicura, non lascerà il Pd.

– Non ne posso più di quelli che si fanno i partiti personali – Renzi, e’ chiaro, adesso guarda oltre (chi lo critica per la partecipazione ad Amici – spiega – non ha capito che quei voti ”non valgono meno”). Ma non è detto, nel caso si votasse a giugno, che sarebbe lui il candidato del Pd. Non è detto, infatti, dice Bersani, che ci siano le primarie. E a chi gli domanda se sarà ancora lui il candidato premier, il segretario risponde:

– Devo ancora pensarci.