Immancabile un “Grazie” a Napolitano

Pubblicato il 19 aprile 2013 da redazione

ROMA:- Mentre i parlamentari, emozionati, confusi, in bilico tra quale cravatta o tailleur  indossare per un evento che li renderà protagonisti di una pagina della nostra storia quando, dentro le cabine posizionate all’interno della Camera scriveranno, secondo le disposizioni dei partiti (franchi tiratori a parte) il nome che per i prossimi sette anni ricoprirà la più alta carica dello Stato, ripercorriamo brevemente (grazie all’insostituibile aiuto della fonte più importante per ogni giornalista o simile, ovvero wikipedia), i nomi e le storie, più umane che politiche, che hanno caratterizzato fino ad oggi, i Presidenti della Repubblica Italiana.

A ricoprire questa carica, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, è stato Enrico De Nicola. Pochi giorni dopo il referendum che trasformò appunto l’Italia da Monarchia a Repubblica, l’Assemblea Costituente lo nominò Capo provvisorio dello Stato (e in tal modo voleva essere definito) scegliendolo tra Benedetto Croce e Vittorio Emanuele Orlando: era il 28 giugno 1946 e De Nicola aveva 69 anni. Il titolo di Presidente  gli venne conferito d’ufficio il 1° gennaio 1948, stesso giorno dell’entrata in vigore della Costituzione. Nato a Napoli, restò in carica fino al maggio del ’48. De Nicola ha ricoperto, unico Presidente della Repubblica, quattro tra le cinque cariche più importanti dello Stato: Presidente della Camera e del Senato, della Corte Costituzionale e della Repubblica. Tra le sue caratteristiche, l’indecisione e la parsimonia: al Quirinale, anzi, a Palazzo Giustiniani (De Nicola non ritenne di dimorare nella residenza ufficiale dei Presidenti), arrivò con la sua macchina privata, rifiutò lo stipendio come Presidente e sostenne spesso le spese con i propri soldi. A conferma di questa oculatezza, il famoso cappotto rivoltato, solo dopo le insistenze del suo staff fu portato a riparare da un sarto, ma contro la volontà del Presidente. I biografi raccontano che De Nicola fosse avvezzo ad appuntare su una agendina suggerimenti o regole su come esercitare la funzione di Presidente della Repubblica nel modo più corretto e onesto. Insomma, una sorta di vademecum all’insegna della deontologia professionale. Sembra che Einaudi la cercò, ma è Andreotti a ricordare che trovò solo pagine bianche. Al di là degli appunti di altri, si tratta di “codici” che più che letti e copiati, vanno cercati “dentro”. Come ha scritto Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano… basterebbero due anni di De Nicola. Il Primo Presidente (provvisorio) della Repubblica Italiana muore a Torre del Greco nel 1959.

L’11 maggio 1948 venne eletto con tutti i crismi, Luigi Enaudi: 518 i voti (su 872 votanti). Nato a Carrù (Cuneo) nel 1874, il giorno dell’elezione aveva 74 anni. Uomo amante delle lettere, non a caso suo figlio Giulio è il fondatore della casa Editrice Enaudi, allo scadere del suo settennato raccolse in “Lo scrittoio del Presidente” tutti i ricordi accumulati nel corso della sua residenza al Quirinale. Muore a Roma nel 1961.

L’11 maggio del 1955, Giovanni Gronchi venne scelto come terzo Presidente della Repubblica con 658 voti (883 i votanti). Restò in carica solo 2 anni circa (dall’11 maggio 1962 al 6 dicembre 1964)

Nato a Pontedera nel 1887, divenne Presidente, dopo quattro scrutini, a 68 anni.

Al momento dell’elezione era Presidente della Camera, e proprio a lui, come sta accadendo a Laura Boldrini, toccò leggere i nomi scritti dai parlamentari nelle schede. Quando ormai il quorum era stato raggiunto, il Parlamento in seduta comune si lascò andare ad un applauso: solo allora si interruppe, come accorgendosi che si trattava proprio di lui. Con una scheda ancora in mano, Gronchi si alzò per accennare un inchino come ringraziamento e poi subito riprese a leggere le schede, ma la voce, a quel punto, rendeva palese la sua emozione. Letta l’ultima scheda, lasciò al Vice Presidente, Giovanni Leone, il compito di continuare le operazioni e di proclamare il terzo Presidente della Repubblica. Al suo nome è legato il mitico “Gronchi rosa”, il francobollo emesso in Italia il 3 aprile 1961 in occasione del viaggio del Presidente in Sud America (Argentina, Uruguay e Perù), un viaggio voluto da Gronchi anche per incontrare gli emigrati. A renderlo una prelibatezza per il mondo della filatelia, un errore: la carta geografica del Perù riportava confini precedenti la guerra con l’Ecuador.

Allo scadere del settennato, il suo nome, per otto scrutini, continuò ad echeggiare nell’Aula della Camera riunita in seduta comune per l’elezione di quello che sarebbe diventato il quarto Presidente della Repubblica. Giovanni Gronchi morì a Roma nel 1978.

A succedergli al Quirinale, il 6 maggio 1962, arrivò Antonio Segni (eletto con 443 voti su 842 votanti). Nato a Sassari nel 1981, al momento dell’elezione, avvenuta dopo nove scrutini, aveva71 anni. Il suo è stato il mandato più breve della storia, solo due anni. Segni si dimise il 6 dicembre 1964 per problemi di salute in seguito ad un ictus avvenuto dopo un acceso colloquio con Saragat e Moro. I contenuti di tale colloquio sono ancora ignoti.  Morì a Roma nel 1972.

Giuseppe Saragat venne eletto il 28 dicembre 1964 con 646 voti su 937. Nato a Torino nel 1898, divenne il quinto Presidente della Repubblica all’età di 66 anni, ventuno gli scrutini necessari per la sua elezione.

Nato a Napoli nel 1908, Giovanni Leone è stato il primo senatore a vita eletto Presidente della Repubblica, come accaduto a Giorgio Napolitano. Furono necessari 23 scrutini per raggiungere la maggioranza assoluta per l’elezione più lunga della storia, avvenuta il 29 dicembre 1971. Non era la sua prima candidatura, già nel 1964 figurava tra i “papabili”, ma si ritirò per lasciare posto a Saragat. A segnare il suo settennato, il drammatico rapimento di Aldo Moro.

Nessun altro Presidente è stato oggetto di così forti campagne denigratorie portate avanti dal Partito Radicale e dalla stampa, e in particolare dal libro “Giovanni Leone: la carriera di un Presidente” di Camilla Cederna. Pagine che riversavano su Leone e la sua famiglia attacchi ripetuti che riguardavano sia la sfera privata sia quella istituzionale, fino ad arrivare a ventilare un coinvolgimento di Leone nello scandalo Lockeed. Accuse mai provate, la Cederna, querelata dai figli di Leone, fu condannata per diffamazione, ma che portarono alle dimissioni: era il 15 giugno 1978 e mancavano sei mesi e quindici giorni allo scadere dei sette anni.

In seguito, nel 1998, arrivarono anche le scuse dei Radicali, in occasione di una cerimonia per i suoi 91 anni. Leone Morì a Roma nel 2001.

 

L’8 luglio del 1978, il Parlamento in seduta comune, scelse, con 832 voti su 995 (il più alto consenso fino ad oggi), Sandro Pertini. Nato a San Giovanni di Stella nel 1896, il settimo Presidente della Repubblica, quel giorno aveva 82 anni. Ancora oggi è ricordato come il Presidente più amato dagli italiani. Fu il primo, di certo, ad avvicinarsi alla gente, a oltrepassare l’aura di ufficialità (e distacco) che il ruolo forse impone. E’ ancora viva nella memoria degli italiani l’immagine di Pertini (insieme all’inseparabile pipa), a sottolineare i momenti cruciali di quei sette anni, tra drammi, come la tragedia di Vermicino, e ricordi esaltanti. Non si può non ricordare la vittoria della Nazionale al Campionato del Mondo del 1982 con Pertini che, come un ragazzino, dimentico della compostezza che il suo ruolo richiede, esulta ai gol azzurri senza ritegno, senza nessuna pietà, umana e diplomatica, per il volto tirato del Re di Spagna…

Schietto, ironico, concreto, attento alla sostanza e non alla forma, anche da Presidente visse nel suo appartamento di 35 mq accanto a Fontana di Trevi. Una donna, come consorte, altrettanto schietta e pragmatica: Carla Voltolina  faceva da autista a Pertini che non aveva la patente. La sua 500 rossa del 1962, è oggi esposta al Museo nazionale dell’Automobile di Torino.

Amato, di sicuro, tanto che oggi la sua figura può dirsi leggendaria: solo se si sfiora la leggenda la musica ed il cinema si accorgono di certi personaggi. Pertini ha ispirato canzoni, film, imitatori, fumettisti ed anche cocktail (“cocktail Pertini” diffuso tra gli studenti spagnoli in seguito alle sue gesta di tifoso a Madrid). E come non citare gli incontri anche sui monti innevati, con Papa Giovanni Paolo II, in una sintonia particolare forse dovuta alla naturalezza con cui entrambi infrangevano schemi. In occasione del suo ricovero in ospedale per il malore che lo colse al funerale del generale Licio Giorgeri caduto per mano delle Brigate Rosse nel 1987, fu Pertini a chiedere di chiamare il suo amico. E Papa Giovanni Paolo II arrivò subito, anche se non riuscì ad entrare nella sua stanza. Il “Partigiano Presidente” morì a Roma nel 1990.

Difficile sostituire una così forte personalità, un Presidente davvero amato e stimato rimasto in carica fino al 29 giugno 1985 quando con 752 voti su 997 votanti venne eletto Francesco Cossiga.

Nato a Sassari nel 1928, al momento della sua elezione a Presidente aveva 57 anni: in pratica, il più giovane Capo di Stato della Repubblica italiana. Altro primato di Cossiga: la sua elezione avvenne al primo scrutinio: 752 voti su 977 votanti. In queste elezioni, Emma Bonino, tra le favorite alla corsa al Quirinale si può dire da sempre, ottenne 15 voti.

Fu nel corso di questo incarico che a Cossiga fu affiancato l’appellativo di “picconatore”. Infinite le picconate assestate dall’ottavo Presidente al sistema e anche a molti politici, dalla minaccia di sciogliere le camere alla definizione di “uno zombie con i baffi” regalata ad Occhetto.

Come aveva fatto Giovanni Leone, anche Cossiga, due mesi prima della scadenza del suo settennato, affidò le dimissioni al mezzo televisivo: era il 25 aprile 1992. Cossiga morì a Roma nel 2010. E continuò a stupire anche dopo la morte, per via di quattro lettere lasciate ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica.

Gli successe Oscar Luigi Scalfaro, nato a Novara nel 1918, che ottenne 672 voti su 1014 al sedicesimo scrutinio. A fronteggiarlo Nilde Iotti che “rubò” a Scalfaro decine di voti fino al nono scrutinio.  Scalfaro venne eletto il 28 maggio 1992 all’età di 74 anni, e restò in carica fino al 18 maggio 1999. Un settennato non facile, tanto da indurre Scalfaro, in seguito allo scandalo Sisde (che lo vedeva coinvolto nella sua veste di ex Ministro dell’Interno) ad interrompere la partita tra il Cagliari e il Trabzonspor valevole per la Coppa Uefa, per “urlare” dagli schermi televisivi al popolo italiano, il suo famoso “non ci sto!”. Era il 3 novembre 1993. Un po’ lungo e complicato ripercorrere l’intera vicenda, ricordiamo solo che al termine del settennato arrivò la denuncia di Filippo Mancuso per presunto abuso d’ufficio. Non sono mancate, nel corso dei sette anni, polemiche e contestazioni. Il 15 maggio 1999 lascia l’incarico di Presidente della Repubblica. Muore a Roma nel 2012; non ha voluto funerali di Stato.

Il 18 maggio 1999, 707 parlamentari, segnarono sulla propria scheda, il nome di Carlo Azeglio Ciampi.  Nato a Livorno nel 1920, il giorno della sua elezione aveva 79 anni. E’ stato il primo Presidente della Repubblica, nonché Presidente del Consiglio, non parlamentare. Governatore della Banca d’Italia, come il suo “collega” Luigi Enaudi, bastò una votazione a farne il decimo Presidente della Repubblica. Anche lui molto amato ed apprezzato per essere riuscito a risvegliare in tutti gli italiani il senso del patriottismo, fu proprio Ciampi a ripristinare la parata del 2 giugno e a rendere gli italiani orgogliosi dell’Inno di Mameli e del Tricolore.

Accanto a Ciampi, per la prima volta, acquista visibilità la figura della consorte. E’ Donna Franca, sempre presente nelle occasioni ufficiali, in Italia e all’estero, piena di simpatia e umanità, che di certo contribuisce a raccogliere consensi intorno al Presidente. Forse anche per il crescente affetto che Ciampi ha riscosso anno dopo anno, per la prima volta, al termine del suo mandato viene proposto un Ciampi bis. Ipotesi cui lo stesso Ciampi, in una nota del 3 maggio 2006, si dichiara “indisponibile” sia per ragioni legate all’età sia perché “mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato”.

E siamo arrivati all’11° Presidente della Repubblica, ancora in carica: Giorgio Napolitano. Eletto il 15 maggio 2006, con 543 voti su 990 votanti (1009 gli aventi diritto), dopo quattro scrutini.

Nato a Napoli nel 1925, è diventato Presidente a 81 anni.

A Napolitano è toccata la gioia di partecipare, come già accaduto a Pertini nel 1982, alla finale di una Coppa del Mondo: era il 9 luglio 2006 e l’Italia conquistava, a Berlino, il suo terzo titolo mondiale. Il 6 maggio 2010, ha inaugurato le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia all’insegna di un rinnovato spirito di unione tra tutti gli italiani, onorando così nel migliore di modi la memoria di quanti sono caduti per dare alla nostra Italia gli attuali confini.

Quasi superfluo ricordare i gesti che in questi sette anni hanno caratterizzato la sua presidenza della Repubblica, e già tanti articoli sono stati dedicati alla sua opera, al suo acume, al suo essere “tra la gente”, sempre presente, in momenti davvero oscuri, difficilissimi, a livello politico, economico e sociale, momenti in cui Napolitano ha rappresentato l’unico, dignitosissimo, vero punto di riferimento di tutti gli italiani: un punto di riferimento di cui andare orgogliosi. E in proposito, mentre sono in pieno fermento le operazioni voto, consapevoli che sarà per chiunque difficile raccogliere il testimone che passa Napolitano, anche da parte di tutti gli italiani all’estero, non possiamo non salutare l’undicesimo Presidente della Repubblica Italiana con un… Grazie!

 

Giovanna Chiarilli

 

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