Napolitano, notte di riflessione su Giuliano Amato

ROMA  – Una notte di riflessione su Giuliano Amato. Il presidente vuole proprio essere sicuro della bontà della sua scelta e approfondire ancora un poco quelli che sono i desideri di buona parte del Pd. Nella direzione di ieri sera sarebbe infatti passata la convinzione che il nome di Enrico Letta per palazzo Chigi sarebbe meno diviso per i democrat.

Il percorso presidenziale non è però cambiato: corollario di tutto è fare in fretta, entro questa settimana per arrivare alla riapertura dei mercati di lunedì con un esecutivo in sella e immediatamente operativo. Quindi, oggi l’incarico. Poi il premier incaricato dovrà prendersi tempo per formalizzare una lista di ministri. Si può ipotizzare che il giuramento avvenga giovedì 25 aprile, nonostante la giornata festiva, per permettere il voto di fiducia venerdì alla Camera e sabato al Senato.

Ma in questa fase la tempistica è importante ma non è tutto. Alcuni dei politici ricevuti ieri al Quirinale riferiscono che Napolitano sia ormai convinto della necessità di fare un governo forte nel quale coinvolgere ”figure autorevoli ma dialoganti”.

– Sono travagliato fra la necessità di avere esperienza e competenza e il bisogno di dare un segnale di novità e cambiamento al Paese – avrebbe detto Napolitano ai suoi interlocutori. Il capo dello Stato ha compiuto un rapido giro di consultazioni con le forze politiche che già l’altro ieri aveva definito un ”aggiornamento”.

Il presidente ben conosceva le posizioni di tutti: l’incognita era rappresentata dal Pd e dai risultati della direzione odierna. Dopo che per l’intera mattinata si erano susseguiti rumors su una possibile candidatura di Matteo Renzi. Ben più concreta è invece la richiesta del Pd – che rimane pur sempre il partito di maggioranza – di incaricare Enrico Letta. Una richiesta che nasce dalla consapevolezza che il nome di Amato sarebbe dirompente per un partito sull’orlo di una crisi di nervi. Proprio perchè il voto di fiducia sarà palese, i ‘no’ pubblici saranno una rappresentazione plastica di una scissione che tutti danno per scontata.

Ma il presidente, pur essendo consapevole delle difficoltà del suo partito di provenienza, è da tempo saldo nella convinzione che il profilo di Giuliano Amato rimanga il migliore per portare velocemente fuori dalla burrasca una nave che viaggia a motori spenti. Chi gli ha parlato in queste ore, seppur prima dell’incontro con la delegazione del Pd, descrive il presidente come determinato a pensare solo al bene dell’Italia. L’impianto del governo che vorrebbe far nascere gira intorno al nome del dottor Sottile perchè è l’unico a garantirgli – con la sua decennale esperienza della macchina governativa – una immediata operatività dell’esecutivo. E’ uno dei pochi che potrebbe presentarsi al Consiglio europeo di giugno con naturale autorevolezza e rientra, se non nella categoria dei ”dialoganti”, sicuramente in quella dei mediatori. Dono indispensabile per reggere un governo così complesso come quello che si sta costruendo. Ma non meno conta una nota psicologica, spiega uno stretto collaboratore del presidente. Con Amato non c’è solo una stima reciproca, ma anche consuetudine e fiducia. Una ”conoscenza caratteriale” che per il presidente è molto importante. Meglio non rischiare di lanciare un altro primo ministro che potrebbe dargli altre delusioni personali.

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