Corea del Nord, difficili equilibri in uno scenario complesso

Un rapporto del Pentagono dello scorso 11 aprile scuote la Comunità Internazionale: per la prima volta nella sua storia, la Corea del Nord sarebbe in condizione di sferrare un attacco nucleare. I contenuti del documento sono stati rivelati da un senatore repubblicano, smentito poi dai vertici della Cia, secondo la quale non vi sarebbero al momento prove sufficienti a confermare una minaccia imminente.

Ciononostante, dalla penisola coreana continuano a giungere notizie e proclami allarmanti. Le reiterate provocazioni di Pyongyang sono state al centro del colloquio che ha avuto luogo alla Casa Bianca tra Barack Obama e Ban ki-Moon. Alla presenza del massimo rappresentante dell’Onu, il Presidente ha inteso inviare un messaggio chiaro ai vertici nordcoreani: la condotta degli ultimi mesi è assolutamente inaccettabile e gli Stati Uniti non sono più disposti a tollerare eventuali altri abusi.

Lo scenario è complesso ed è compito arduo capire quali possano essere le ragioni del leader orientale. È possibile, però, delineare un doppio binario di intenti alla base dei suoi atteggiamenti. Il primo filone è relativo ad una dimensione internazionale. Kim Jong-un potrebbe essere innanzitutto mosso dal desiderio di evitare un riavvicinamento tra Pechino e Seoul, sempre meno distanti negli ultimi anni. È possibile, inoltre, che vi sia l’interesse di veder riconosciuta la Corea del Nord come una temibile potenza nucleare, al fine di accrescerne il peso politico sullo scacchiere mondiale. Non è da escludere, infine, che la prospettiva sia addirittura quella di giungere alla firma di un accordo bilaterale di pace con gli Stati Uniti, ridimensionandone così la superiorità diplomatica. In un’ottica interna, invece, la ragione potrebbe essere duplice. Alimentare la propaganda nazionalista servirebbe a coprire lo stato disastroso di un sistema economico nel quale risulta ogni giorno più difficile reperire beni e servizi primari. La postura di sfida ostentata nei confronti dell’occidente intero è altresì un ottimo canale grazie al quale legittimare il ruolo e la forza del giovane successore.

I timori legati all’eventuale utilizzo di armi atomiche non rappresentano purtroppo il solo motivo di preoccupazione. Uno scontro convenzionale con i rivali del Sud getterebbe nuovamente l’intera penisola in una situazione già vissuta negli anni ’50 con conseguenze ancor più drammatiche. Evidentemente, esiste il rischio che la storia non sia stata una buona maestra.

Romeo Lucci

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