Riforma del Lavoro, Cgil: “Non ha creato nuovi posti”

ROMA  – La riforma del lavoro targata Fornero torna a dividere i sindacati alla vigilia del varo del nuovo Governo e a pochi giorni dalla riunione unitaria di Cgil, Cisl e Uil convocata per il prossimo 30 aprile a Roma.

– Vorremmo che la materia del lavoro – ha detto il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni – non si toccasse piú. Se si dovesse rivedere qualcosa, lo faranno i sindacati con gli imprenditori. In Parlamento – ha detto ancora – entra una rana ed esce un cavallo. Non ci interessa affatto che materie così delicate possano essere affidate a Parlamento e Governo.

Il premier incaricato Letta è alle prese con il puzzle del governo. Ma il tam tam parla già di un mini-programma che potrebbe prevedere solo piccoli aggiustamenti alle riforme del lavoro e delle pensioni. Qualche esempio? Sui contratti a termine si potrebbe ridurre la durata dei tempi tra due contratti e contemporaneamente rafforzare gli ammortizzatori sociali, con un occhio ai precari.

Allo stop della Cisl non risponde la Cgil. Ma la sua posizione è nota. Più volte in questi mesi si è scagliata contro la riforma (la legge 92/2012) dicendo che non ha creato nuovi posti e soprattutto chiedendo di rinviare la parte sul passaggio dalla mobilità all’Aspi (la nuova assicurazione contro la disoccupazione) al momento in cui partirà la ripresa economica perchè altrimenti molti lavoratori potrebbero trovarsi in difficoltà.

L’Aspi, partita quest’anno per sostituire a regime nel 2017 tutte le indennità di disoccupazione e quella di mobilità, infatti, ha una durata più lunga del sussidio di disoccupazione esistente fino al 2012 ma più corta della mobilità che per gli over 50 del Sud poteva arrivare fino a 4 anni (saranno 18 mesi con l’Aspi a regime nel 2017).

La Uil ricorda che il governo che si costituirà si basa sulla stessa maggioranza di quello che ha approvato la riforma e che quindi sarà difficile che la modifichi in modo significativo.

– La riforma è piena di difetti – dice il segretario confederale Guglielmo Loy – credo che alcuni miglioramenti si possano fare sui contratti a termine e sugli ammortizzatori. Penso sia plausibile il differimento del passaggio dalla mobilità all’Aspi.

Il segretario confederale Cisl Luigi Sbarra, dal canto suo, afferma:

– Bisogna fare in modo che le persone continuino ad essere tutelate ma noi pensiamo che qualsiasi cambiamento vada concordato con le parti sociali.

Quello che appare comunque difficile è che si possano chiedere cambiamenti troppo costosi (come il mantenimento dell’Aspi insieme alla mobilità) in un momento nel quale le richieste sono molteplici (dalla cancellazione dell’Imu alla riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle pensioni). E mentre l’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, tra i nomi circolati in questi giorni per il ministero di via Veneto afferma che le riforme del lavoro e della previdenza vanno mantenute ”facendo solo piccoli aggiustamenti” Cgil, Cisl e Uil avranno a brevissimo un banco di prova nella riunione degli organismi direttivi convocati per il 30. All’ordine del giorno c’è il programma di mobilitazione unitaria delle tre confederazioni, il confronto con le associazioni di impresa e le proposte del sindacato sul tema della rappresentanza ma nel confronto potrebbe influire anche il nome scelto dal premier incaricato Enrico Letta per il dicastero del Lavoro.

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