Letta: “Ora misure per la crescita”. Merkel: “Ma conti a posto”

BERLINO – L’Italia ha rispettato gli impegni presi sul fronte dei conti pubblici e continuerá a farlo, ma il nuovo governo, forte di un’ampia maggioranza parlamentare, chiede che ora l’Europa faccia davvero di piú sul fronte della crescita. Altrimenti c’é il serio rischio che l’antieuropeismo emerso nel voto italiano dilaghi nel resto del Vecchio Continente. Il tono con cui Enrico Letta si rivolge ad Angela Merkel é sorprendentemente fermo. E’ la sua prima uscita internazionale, a poche ore dal voto di fiducia incassato in Senato. Eppure il presidente del Consiglio non va tanto per il sottile, costringendo la cancelliera a ripetere, quasi come fosse una giustificazione, che non c’é ”contraddizione” fra rigore e sviluppo.

Letta e Merkel arrivano nella sala delle conferenze stampa della Cancelleria al termine di una ventina di minuti di faccia a faccia. Frau Angela dá il benvenuto al neo-premier, complimentandosi per quanto fatto e dicendosi sicura che lavorerá per il bene dell’Italia e dell’Europa. Poi ribadisce la sua linea:

– Il consolidamento di bilancio e la crescita sono due facce della stessa medaglia: senza il primo non si può avere il secondo e viceversa. Letta ringrazia per il benvenuto, ma fa subito capire che non è venuto a Berlino solo per farsi immortalare davanti al picchetto d’onore. Dopo il voto di fiducia ottenuto al mattino, il Paese esce ”forte” da due mesi di ”faticosa crisi”, premette con piglio deciso. L’Italia, aggiunge, ”ha fatto la sua parte” e il governo continuerà a rispettare gli impegni presi, proseguendo con politiche di ”risanamento dei conti pubblici”. Ma il governo, aggiunge, si è anche impegnato a ridare fiducia a chi ha perso il lavoro e chi è in difficoltà. Perciò ha intenzione di usare ”tutta la forza politica” datagli dal Parlamento per far sì che l’Europa, finalmente, dia quelle risposte che finora non è stata in grado di dare. A suo avviso infatti ”non c’è stata abbastanza Europa” ed ora l’obiettivo è rendere quanto prima possibile operativa l’Unione bancaria, l’unione economica, quella di bilancio e l’unione politica. Un traguardo da raggiungere con una ”forte intesa fra Germania e Italia”.

– Ma – precisa subito – noi non abbiamo nessuna intenzione di dire ai cittadini tedeschi cosa devono fare, così come sappiamo che i cittadini tedeschi non hanno nessuna intenzione di dire cosa dobbiamo fare.

Forse per stemperare queste ultime parole aggiunge scherzoso di voler chiedere ”consulenza” alla cancelliera su come si guida una grande coalizione. Ma le domande dei giornalisti lo riportano subito sulle divergenze: che non riguardano il rigore di bilancio, su cui entrambi concordano, ma le ricette per la crescita.

– Noi non vogliamo un’Europa che consenta di fare debiti – chiarisce Letta, confermando in pieno la linea di Monti nel vertice di Giugno. Per questo il governo non intende chiedere modifiche del Fiscal Compact. Ma pretende che l’Europa, con la stessa determinazione con cui ha imposto il rigore, si adoperi sul fronte della crescita. Non solo applicando le misure già decise, ma varando altre ricette. E magari insistendo sullo scorporo delle spese degli investimenti produttivi nei bilanci.

La Merkel, che in vista delle elezioni deve mostrarsi rigorista in casa ma vuole anche migliorare l’immagine che in Europa hanno di lei, cerca di sdrammatizzare le differenze.

– Non c’è contrapposizione fra rigore e crescita – sottolinea. Arrivando a dire che ”le politiche di bilancio non sono tutto”. Detto ciò, per la cancelliera lo sviluppo si ottiene con le riforme strutturali e la competitività, non con le risorse pubbliche.

Letta, rispondendo ad altre domande, mette sul piatto un altro tema forte: l’antieuropeismo. Le politiche per la crescita, dice, sono necessarie affinchè i cittadini non vedano l’Europa come qualcosa di negativo. Altrimenti, ”come è successo in Italia e altrove, nasceranno dei movimenti politici contro l’Europa”. E in questo senso, è l’avvertimento di Letta alla Merkel, le elezioni italiane non possono essere ”sottovalutate”. Come dice con meno diplomazia Josefa Idem, ministro italiano nato in Germania, secondo la quale ”il risentimento degli italiani nei confronti del rigorismo della Merkel è comprensibile”.

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