Letta: “Insostenibile pressione fiscale, ridurre le tasse ma non relax”

Pubblicato il 02 maggio 2013 da redazione

ROMA  – In Italia la pressione fiscale è ”insostenibile”. Il presidente del consiglio Enrico Letta apre così ad una possibile riduzione delle tasse, che deve avvenire però senza rilassamento fiscale. Un annuncio che arriva proprio mentre l’Ocse avverte che è impossibile per il momento un taglio significativo dell’imposizione e indica comunque la prioritaà di intervenire sulle tasse sul lavoro, prima che sull’Imu.

Intanto l’abolizione della tassa sulla prima casa continua a tenere il fibrillazione il Governo: ieri Silvio Berlusconi è tornato a minacciare di togliere l’appoggio se non si tiene fede alla parola data. La presentazione del rapporto dell’Organizzazione parigina fa da sfondo ad una giornata di analisi sullo stato di salute del nostro Paese e sulle prossime misure in arrivo dal nuovo Esecutivo. Che il neo ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni, nella sua prima uscita pubblica, sintetizza così:

– Cercheremo di adottare tutte le misure necessarie per consentire un approccio rapido e soddisfacente ai problemi più urgenti, come l’Imu, gli esodati ed la cassa integrazione.

Sugli ultimi due, ha detto, non ci saranno provvedimenti improvvisati.

In particolare, sul fisco, è il premier Letta ad indicare la linea:

– La pressione deve scendere senza rilassamento fiscale e le misure correttive per coprire i tagli verranno decise insieme alla maggioranza. Ma la stella polare dell’azione del nuovo Governo è la lotta alla disoccupazione –  ha detto il premier, definendo in particolare un ”imperativo” la lotta alla disoccupazione giovanile e annunciando una task force con l’Ocse proprio su questo tema che, secondo Letta, deve diventare un ‘mantra’ per tutta l’Europa.

– L’obiettivo è far sì che il sistema generi fisiologicamente posti di lavoro per tutti ed in particolare per i giovani – indica il ministro del lavoro Enrico Giovannini, che sta cercando approfondimenti sulle emergenze degli esodati e della cig in deroga. Dall’Ocse arriva però un monito: per il nostro Paese la priorità resta ”la riduzione ampia e prolungata del debito pubblico”. I dati dell’Istituto parigino sono infatti peggiori rispetto alle stime del Governo e indicano un rapporto deficit/Pil al 3,3% quest’anno (contro il 2,9% del Def) e al 3,8% il prossimo, quando il debito raggiungerà il 134,2% del Pil. E se il deficit sarà sopra il 3%, secondo il capo economista Pier Carlo Padoan, saranno necessarie misure correttive.

L’Ocse, inoltre, rivede al ribasso le stime del Pil (-1,5% quest’anno da -1%, e ritorno alla crescita non prima del 2014, +0,5%), raccomanda di puntare su un mercato del lavoro più inclusivo e sollecita le banche a rafforzarsi. Ma su questo l’Abi replica, assicurando che la tendenza al rafforzamento del mondo bancario è ”infinita”. Il rapporto comunque plaude alle riforme fatte e indica per il nostro Paese la possibilita’ di uscire dalla crisi gia’ nel corso di quest’anno. L’Italia vede gia’ ”la luce alla fine del tunnel”, siamo al rush finale, dobbiamo arrivare alla meta, rassicura il capo dell’Ocse Angel Gurria, al termine dell’incontro con Letta. Per uscire dalla crisi quest’anno ”ce la mettiamo tutta”, assicura all’Ocse Saccomanni, che fornisce anche rassicurazioni sul debito (con la crescita si riduce l’onere del debiti) e sulla chiusura a breve della procedura per deficit eccessivo (entro fine maggio, al massimo entro i primi di giugno).

L’incertezza è superata e ora è iniziata una fase nuova, ha detto il titolare del Tesoro, annunciando che nel Def verranno recepiti gli obiettivi strategici di Letta, ma ”a saldi invariati”. L’analisi dell’Ocse alimenta intanto le preoccupazioni di sindacati e associazioni di categoria. La Cgil chiede di abbandonare le politiche di rigore e avviare una politica espansiva. La Cisl chiede competitività e riforme strutturali. Confcommercio vede il rischio di una manovra correttiva, Confesercenti definisce ”imprescindibile” l’intervento sul fisco.

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