Siria: “Risponderemo a Israele” Armi chimiche: l’Onu smentisce Del Ponte

BEIRUT. – La Siria minaccia di rispondere quando lo riterrà opportuno ai raid aerei israeliani, scatenando un conflitto che potrebbe coinvolgere l’intera regione, mentre Iran e Russia, i due grandi sponsor del regime di Damasco, lanciano moniti a Tel Aviv. Ma Israele cerca di smorzare la tensione: “Non ci sono venti di guerra”, ha affermato il comandante del fronte del nord, generale Yair Golan. Nel frattempo la Commissione Onu d’inchiesta sui crimini di guerra in Siria ha chiarito di non avere “prove conclusive in grado di determinare l’uso di armi chimiche, nè dall’una nè dall’altra parte”, rispondendo così al magistrato svizzero Carla Del Ponte, membro dello stesso organismo, che aveva parlato di testimonianze “solo” sul possibile uso di gas Sarin da parte dei ribelli. Anche gli Stati Uniti hanno detto di non avere al momento alcuna informazione che indichi la capacità o l’intenzione dei ribelli di usare il Sarin. Intanto, due colpi di mortaio provenienti dalla Siria sono caduti ieri sulle alture del Golan occupate da Israele, che però si è astenuto dal rispondere al fuoco ritenendo che si sia trattato di un incidente. Altre volte, negli ultimi mesi, obici sparati dal versante siriano erano piovuti nella stessa regione nel corso di combattimenti nelle vicinanze fra l’esercito siriano e forze ribelli. Ma a differenza di ieri, in quelle occasioni le forze militari dello Stato ebraico avevano risposto al fuoco. Israele ha intanto revocato la chiusura dello spazio aereo nel nord del Paese, imposta a scopo precauzionale dopo il raid avvenuto a nord di Damasco. Nel silenzio delle fonti ufficiali, l’Ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) ha affermato che sono almeno 42 i soldati siriani uccisi nell’attacco dei jet israeliani contro un centro di ricerche militari nella regione di Jamaraya nella notte tra sabato e domenica, mentre “la sorte di un altro centinaio di militari è ignota”. L’Iran ha nuovamente smentito che obiettivo del raid – il terzo dell’aviazione israeliana in Siria a partire da gennaio – fosse un carico di missili iraniani diretto alle milizie sciite dell’Hezbollah in Libano. ‘’Questo tipo di informazioni servono per lo più ad una campagna psicologica e di propaganda’’, ha detto il vice capo di Stato maggiore delle Forze armate di Teheran, il generale Massoud Jazayeri. “Israele sta giocando col fuoco”, ha avvertito da parte sua il ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi. Per quanto riguarda la Russia, grande alleato del presidente Bashar al Assad, il ministro degli esteri Serghiei Lavrov ha ammonito a non violare la sovranità e l’integrità territoriale della Siria. Mentre il presidente Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il premier israeliano Benyamin Netanyahu di cui non è stato reso noto il contenuto. Secondo una fonte citata dal quotidiano del Kuwait Ar Rai, “Assad ha fatto sapere agli americani, tramite i russi, che in caso di un altro attacco israeliano considererà quest’azione una dichiarazione di guerra” e che in tal caso le batterie missilistiche siriane sono “pronte ad aprire il fuoco senza consultare nuovamente la presidenza”. Un responsabile politico non identificato ha detto da parte sua che “la Siria risponderà all’aggressione israeliana, ma sceglierà il momento per farlo”. Anche i Comitati di coordinamento locali dell’opposizione hanno condannato i raid israeliani, ma allo stesso tempo hanno affermato che gli interessi dello Stato ebraico “combaciano con quelli del regime siriano” che “sta tentando di spingere il Paese in una guerra confessionale per dividere la Siria”. E mentre i ribelli annunciano di avere abbattuto nella notte nella regione orientale di Dayr az Zor un elicottero militare, uccidendo tutti gli otto ufficiali e sottufficiali che erano a bordo, continua la conta delle vittime di due massacri attribuiti alle milizie lealiste il 2 e 3 maggio nella regione costiera di Banias. Secondo il Centro per la documentazione delle violazioni in Siria gli uccisi sono 169, tra cui 34 donne e 19 minori. L’Unicef si è detta “atterrita e indignata” per questi nuovi eccidi.

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