Genova, incidente al porto: sette morti. Letta: “Tragedia immane”

Pubblicato il 08 maggio 2013 da redazione

GENOVA – Sette morti, quattro feriti e due dispersi. Si aggrava il bilancio dell’incidente avvenuto l’altra sera, intorno alle 23.30 nel porto di Genova, quando una nave portacontainer della flotta Messina, la Jolly Nero, si è schiantata contro il molo Giano, provocando il crollo della torre di controllo e di un’intera palazzina.

 

E’ una tragedia immane, sono qui per portare la solidarietà del Paese alla città di Genova e la vicinanza alle famiglie delle vittime e dei feriti – ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta che si è recato sul luogo dell’incidente dopo aver fatto visita ai feriti in ospedale.

– La Jolly Nero, della flotta della ‘Ignazio Messina & C’, 40.594 tonnellate di stazza lorda, facendo una manovra per uscire dal porto, ha urtato il molo Giano. Ma per quanto riguarda la dinamica non si è ancora in grado di definire le cause del disastro – ha spiegato il ministro per le Infrastrutture e i TrasportiMaurizio Lupi, riferendo alla Camera -. Non si possono però escludere allo stato diverse ragioni del sinistro: possibili avarie di propulsione della nave; eventuali problemi ai cavi di trazione dei rimorchiatori; eventuali difetti di accosto; velocità della manovra effettuata.

Il ministro ha quindi ricordato che “le condizioni metereologiche erano perfette per poter svolgere in totale sicurezza le necessarie manovre”.

Lupi ha quindi spiegato che, “benché risulti che due rimorchiatori operassero in ausilio alla manovra della nave Jolly Nero alla quale erano collegati mediante appositi cavi di rimorchio, si deve ancora accertare se detti mezzi fossero solo disponibili sotto bordo o già collegati da cavi di rimorchio con la nave assistita”.

La procura di Genova ha aperto un’inchiesta e la nave è stata sequestrata.

– Il procedimento è stato aperto a carico di due indiziati: il comandante della nave e il pilota – ha spiegato il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce -. Non si escludono altri indagati. Per ora l’accusa è di omicidio colposo plurimo ma stiamo valutando anche evenutali altre ipotesi di reato, in particolare potrebbe essere ritenuta sussistente l’ipotesi dell’attentato alla sicurezza dei trasporti, in questo caso marittimi. Intanto è stata acquisita l’apparecchiatura di bordo che dovrebbe registrare i principali dati in movimento dell’unità, che in termini tecnici si chiama Vdr.

Un’inchiesta è stata aperta anche dalla Guardia Costiera.

Al porto presenti anche, tra gli altri, l’armatore Stefano Messina, che si è detto ”disperato”, e il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo.

– Quello di Genova è un porto sicuro – ha affermato Merlo – abbiamo fatto tutti gli interventi per metterlo in sicurezza. La Jolly Nero non era una nave delle più grandi, aveva due rimorchiatori, aveva il pilota a bordo, le condizioni erano ottimali. C’erano tutti gli elementi oggettivi per parlare di condizioni di assoluta sicurezza.

Cordoglio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato, informa un comunicato del Quirinale, appresa con sgomento la notizia del gravissimo incidente avvenuto nel porto di Genova, ha espresso i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei familiari delle vittime, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese, e rimane in trepida attesa per la sorte dei dispersi.

 Cofferati: il dramma  della sicurezza sul lavoro
”Il dramma che ha colpito la città di Genova con la perdita di vite umane ripropone drammaticamente il tema della sicurezza nel lavoro. Qualunque sia stata l’origine e la dinamica dell’incidente numerose vite umane sono state stroncate mentre svolgevano la loro quotidiana attivit’a”, afferma Sergio Cofferati in una nota.

”Il dolore per le vittime e la solidarietà e l’affetto alle famiglie – aggiunge – non devono nemmeno per un attimo allontanare l’esigenza non solo di comprendere come sia potuto accadere ma soprattutto di operare per individuare i livelli di azioni necessari affinchè nessuna persona possa essere ferita o uccisa mentre svolge il suo lavoro. Questo nei prossimi giorni deve diventare l’obiettivo a cui volgere l’iniziativa delle istituzioni della politica e della rappresentanza sociale”

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