Asse Italia-Usa: pace nel MO, ultima chance ma strada tutta in salita

Pubblicato il 09 maggio 2013 da redazione

ROMA  – Per israeliani e palestinesi il tentativo americano di rilanciare il processo di pace é ”l’ultima chance possibile”. Per la Siria bisogna ”fare presto”, trovare una ”soluzione politica” al conflitto che ponga fine anche alla ”inaccettabile” crisi umanitaria. E’ il senso di urgenza a dettare la linea di Italia e Stati Uniti sul fronte mediorientale, espressa dal ministro degli Esteri, Emma Bonino, e dal Segretario di Stato Usa, John Kerry, ieri a Roma.

Arrivato in Italia per prendere un primo contatto con il governo di Enrico Letta, il capo della diplomazia americana ha trasformato la sua visita a Roma in una nuova e intensa tappa della rinnovata attività diplomatica Usa per la stabilizzazione del Medio Oriente.

– Per due giorni, Roma è diventata crocevia diplomatico di una nuova importante tornata di colloqui – hanno sottolineato sia Kerry che Bonino nella conferenza stampa alla Farnesina. Nella capitale si sono intrecciati gli incontri dell’uno e dell’altra coi protagonisti della regione: da Tzipi Livni, ministro israeliano incaricata del dossier dei negoziati con i palestinesi, al ministro degli Esteri della limitrofa Giordania, Nasser Judeh, all’inviato del Quartetto per il Medio Oriente, Tony Blair, passando per una telefonata da Roma al presidente palestinese, Abu Mazen.

”Un dinamismo” quello di Kerry nelle ultime settimane – il 21 e 22 maggio tornerà anche in Israele per la quarta volta in pochi mesi – che ha ”impressionato” la Bonino, pronta a ”fare tutto il possibile” per sostenere gli sforzi americani, anche facilitando la costruzione di ”ponti” con il mondo arabo grazie ai rapporti che l’Italia intrattiene nella regione.

Le parti in causa sono ”serie e determinate” a tornare al tavolo dei negoziati, hanno sottolineato Kerry e Bonino. Ma la strada è tutt’altro che facile.

– Ogni giorno che passa in Medio Oriente porta con sé la possibilità che qualcuno minacci la fluidità del processo di pace – aveva detto il segretario di Stato al collega giordano, proprio mentre da Israele arrivava la notizia del via libera a nuovi insediamenti in Cisgiordania. Nuovi insediamenti che in serata Washington ha definito ”controproducenti” per gli sforzi di pace.

Stesso dinamismo e stessa urgenza muovono la diplomazia Usa sul dossier siriano.

– Italia e Stati Uniti vogliono la fine del massacro – ha detto Kerry, reduce anche da una tappa in Russia. A Mosca ha ottenuto la disponibilità a organizzare una Conferenza internazionale sulla Siria, una ‘Ginevra 2′, per negoziare una soluzione politica, trovare il ”consenso a un governo di transizione”, che non includa – ha ribadito – il presidente Bashar al Assad.

– Gli Usa – ha poi avvertito -, non vorrebbero che la Russia desse assistenza militare ad Assad. Solo una soluzione politica – ha inoltre sottolineato –  può ridurre la crisi umanitaria che ha spinto 1,4 milioni di siriani fuori dal Paese e diversi milioni di sfollati interni.

Basti pensare che nel 2014 i profughi siriani saranno il 40% della popolazione giordana, è l’allarme lanciato dal giordano Judeh. Il segretario di Stato ha quindi annunciato lo stanziamento di altri 100 milioni di dollari in aiuti per i rifugiati attraverso le agenzie Onu, mentre l’Italia – ha detto Bonino – ”sta valutando di aumentare” il proprio programma di interventi per una situazione umanitaria ”inaccettabile”.

Piena sintonia anche sul fronte bilaterale, con l’inviato di Obama che si è detto ”impaziente di lavorare insieme” al governo italiano e ha apprezzato la ”strada giusta” delle riforme intrapresa dall’Italia. Nell’incontro con Kerry a Palazzo Chigi, il premier Letta ha posto in cima alle priorita’ la lotta alla disoccupazione giovanile ma anche le misure per la crescita e la piena attuazione dell’Unione bancaria: obiettivi da portare al Consiglio Ue di giugno. Italia e Usa hanno infine concordato la necessità di accelerare sull’accordo di libero scambio Ue-Usa (Ttip, Trade Transatlantic Investement Partnership) come valido motore di crescita per entrambi i continenti.

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