Cento volte Cavendish: crolla Wiggins

TREVISO – Inghilterra protagonista del 96º Giro d’Italia di ciclismo, nel bene e nel male, mostrando da una parte il sorriso dolce e infantile di Mark Cavendish, alla 100ª vittoria in carriera; dall’altra, lo sguardo cupo, l’atteggiamento dimesso, di sir Bradley Wiggins che, ieri a Treviso, ha praticamente abdicato, nella corsa alla maglia rosa. Solo un miracolo, a questo punto, potrebbe rimettere in gioco il leader Sky. Nel ciclismo di rovesci così clamorosi non se ne sono registrati molti, soprattutto se c’é di mezzo un corridore non al massimo della forma, costretto a sfidare un avversario (Vincenzo Nibali, sempre più in rosa) al top della condizione.

Questa 12ª tappa, partita in ritardo da Longarone, si è consumata sotto il segno del numero 3: che sono le vittorie di Mark Cavendish, in altrettanti sprint a disposizione, da quando la corsa rosa è partita da Napoli, il 4 scorso; ma anche i minuti di ritardo rimediati da ‘Wiggo’ sul traguardo di Treviso, ai quali vanno aggiunti anche una manciata di secondi. C’é chi dice che la sua testa sia già al prossimo Tour de France, dove dovrebbe fare da spalla al compagno di origini keniane, Chris Froome; chi, invece, è convinto che il suo malessere può acuirsi in prossimità delle montagne ancora da scalare. Certo é che un fardello di oltre 5’ di ritardo dalla vetta della classifica è pesante da portare fino a Brescia.

Difficile ipotizzare dove può arrivare Wiggins, oppure dove potrebbe decidersi di fermarsi, di certo in questo momento c’é solo il suo ritardo che è così vistoso da indurre al pessimismo, non allo scetticismo. Tornando all’Inghilterra che sorride, anche Cavendish è stato forte, potente, imbattibile, volando sul traguardo di viale Burchiellati, al termine di una tappa caratterizzata da temperature tutt’altro che primaverili, da una pioggia che non ha concesso nemmeno un attimo di tregua, abbattendosi senza pietà sul gruppo, dal primo all’ultima manciata di chilometri.

Dopo la neutralizzazione dei primi 5 km da parte degli organizzatori è subito partita una fuga che avrebbe meritato di arrivare fino al traguardo. Ma il ciclismo spesso è crudele e, dopo oltre 120 km da soli al comando, una caduta che ha coinvolto quasi tutti i fuggitivi (tranne De Backer, che è andato lungo, pedalando sul prato per evitare di finire anche lui sull’asfalto bagnato), Fabio Felline della Androni, Maxim Belkov della Katusha, appunto Bert De Backer della Argos-Shimano, Maurits Lammertinks della Vacansoleil (ai quali si è aggiunto Marco Marcato dalla Vacansoleil), sono stati ripresi negli ultimi metri da un gruppo intento a preparare la volata.

Gli ‘eroi’ di giornata ce l’hanno messa tutta e, fino a 600 metri dalla linea del traguardo, hanno sperato di poter lasciare ancora aperta la forbice con il gruppo che, invece, con la potenza di una mandria di bisonti, ha azzerato tutto, fino a proiettare lo sprint dell’implacabile ‘Cav’.

Wiggins si era staccato varie volte in precedenza, in pianura come in discesa: il gruppo si è spezzato a meno di 30 km dall’arrivo e, da quel momento, per il vincitore del Tour de France, è cominciato un vero e proprio calvario. Sempre a inseguire, spesso anche da solo. I dirigenti Sky hanno più volte di aspettare il capitano che proprio non andava e vedeva crescere il proprio distacco dal gruppo della maglia rosa, la stessa che lui – almeno per quest’anno – molto difficilmente riuscirà a indossare.

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