Terrorismo-fai-da-te: guardia alta anche in Italia

ROMA – Dopo Boston, Londra. La barbara uccisione di un soldato inglese fa alzare anche l’attenzione dei servizi segreti italiani sulla minaccia costituita dai terroristi ‘fai da te’. Questa mattina se ne parlerà alla riunione del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr), presieduto dal premier Enrico Letta e con la partecipazione del nuovo sottosegretario con delega ai servizi, Marco Minniti e dei ministri di Interno, Esteri, Difesa, Giustizia, Economia e Sviluppo Economico.

La riunione del Cisr era già stata convocata prima dell’assassinio di Londra. E’ la prima del Governo Letta e, con l’insediamento di Minniti, si farà il punto sulle esigenze di intelligence dei vari ministeri e sulle varie minacce alla sicurezza nazionale indicando gli obiettivi informativi da raggiungere. E spazio sarà presumibilmente dedicato anche ad una riflessione su quello che è successo a Londra. E’ lo scenario più temuto dai servizi e meno contrastabile per la sua imprevedibilità: un singolo o un paio di estremisti che passano improvvisamente all’azione colpendo obiettivi non protetti.

E’ il caso dei due killer britannici di origine nigeriana che ieri hanno ucciso un soldato inglese a Londra; o dei due fratelli ceceni che hanno fatto scoppiare bombe alla maratona di Boston lo scorso 15 aprile; o, ancora, del franco-algerino Mohamed Merah, che nel marzo del 2012 uccise sette persone tra Tolosa e Montauban.

Anche l’Italia ha avuto il suo ‘terrorista solitario’, Mohamed Game, il libico che il 12 ottobre 2009 si fece esplodere davanti ad una caserma di Milano senza per fortuna fare vittime. C’e’ stato poi, nei giorni scorsi, il ghanese Adam Kabobo, che, armato di piccone, ha ucciso tre passanti a Milano. In quest’ultimo caso, le prime valutazioni parlano però di infermità mentale per l’uomo che non avrebbe agito nel nome dell’integralismo islamico.

Le analisi dei servizi individuano da tempo nel cosiddetto terrorista solitario o in micro-nuclei di soggetti autoradicalizzatisi sul web la principale minaccia nei Paesi occidentali. Con la disarticolazione di Al Qaida e delle reti jihadiste più strutturate, infatti, la maggiore incognita resta proprio quella dei terroristi ‘fai da te’ indottrinati, magari, on line. Anche in Italia, infatti, si registra un grande attivismo su internet di giovani, sia appartenenti alla seconda generazione di immigrati, sia cittadini italiani convertiti, segnati da una visione intransigente dell’Islam e da insofferenza verso i costumi occidentali. In questo contesto c’è la possibilità, segnalata dalle relazioni dell’intelligence, che singoli soggetti o gruppi isolati possano decidere di passare all’azione contro obiettivi simbolo sulla spinta della propaganda che incita al martirio.