Giro d’Italia, il cielo si è tinto di rosa per Vincenzo Nibali

Pubblicato il 27 maggio 2013 da redazione

BRESCIA:- “Questo giro consacra Nibali e le sue imprese leggendarie”. Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo è sicuro sul vincitore del Giro d’Italia 2013, terminato ieri a Brescia, città d’arrivo della 21° tappa. Il cielo si è tinto di rosa per Vincezo Nibali, ventinove anni, messinese, nominato ‘lo squalo dello stretto’. Chi l’avrebbe mai detto? Io che vinco il Giro d’Italia. Ero talmente emozionato che non riuscivo a cantare l’inno nazionale. Per fortuna c’era mio cugino sotto il palco e io l’ho seguito”. Ragazzo umile,cordiale, capace secondo molti di riavvicinare la gente a questo sport; simbolo di un ciclismo pulito di cui si sentiva la mancanza. Il favorito, l’inglese Bradley Wiggins è stato costretto ad abbandonare il Giro alla 12° tappa per un’infezione respiratoria, ma in realtà non ha lasciato il segno sin da subito, portando a casa risultati mediocri. La rivelazione è un suo conterraneo, Mark Cavendish, vincitore dell’ultima tappa Riese Pio x- Brescia e con 5 vittorie su cinque allo sprint. Sul podio, insieme allo squalo, sono saliti il colombiano Uran e l’australiano Evans.

Corrono veloci i colombiani: Sergio Luis Henao Montoya si classifica sedicesimo, al 18° Darwin Hurtado Atapuma, purtroppo solo 50° il nostro corridore Jackson Rodriguez. Sì, i ciclisti corrono veloci macinando kilometri di storia. Icone di ogni paese che combatte con sacrificio verso il podio più alto della vittoria. Sport, specchio dell’Italia che come esso, sembra aver cambiato i propri valori di riferimento, o di non sapersi riconoscere negli stessi di un tempo. Come ci spiega Carlo, cinquantenne di Cantiano, in provincia di Pesaro-Urbino. Da che si ricorda segue il Giro, e nonostante le vicende di doping abbiano sporcato l’immagine di questo sport anche quest’anno, non ha mai smesso di crederci. “Il ciclismo negli anni è cambiato, ma non la mia passione, quella non cambierà mai”. Gli occhi brillano di una gioia sincera, accarezza suo figlio che non smette un attimo di guardarlo. “Un tempo il ciclismo era lotta per la sopravvivenza, si correva per il pane. Ora è un grande business, è cambiato il sistema di vivere lo sport”- ammette la sua delusione e per un attimo abbassa lo sguardo – ” Purtroppo la federazione e gli organismi competenti devono muoversi, altrimenti il ciclismo finirà. Questi direttori sportivi dovrebbero andare tutti a casa. Mi hanno veramente esasperato, sono parte in causa del problema e lucrano sulle spalle di questi poveri sportivi. Ma io non smetterò mai di amare il ciclismo “.

Parte da molto lontano il Giro d’Italia, ben 104 anni fa. La Gazzetta dello Sport del 24 agosto 1908 annunciava che il maggio successivo ci sarebbe stata una sfida mai vista prima nel Paese. Ispirata al Tour de France, competizione di cinque anni più antica, il Giro d’Italia ha percorso letteralmente lo stivale e le tappe degli eventi che lo hanno segnato: sopravvivendo alle guerre, frenando la fame, accelerando negli anni del boom economico, fino ad arrivare a oggi, nel mezzo di una tempesta economica e politica in atto. La maglia rosa, emblema bramato dai ciclisti a coronamento del loro trionfo, è divenuta metafora ambiziosa anche da parte dei milioni di appassionati che ogni giorno sognano con loro quel traguardo. E` l’Italia che vuole farcela, che vuole uscire dal pantano della crisi, risalire in sella, e nonostante i temporali e le cadute, arrivare al traguardo.

Uno sport di fatica, duro, che si abbina molto bene a quelle che sono le caratteristiche della nostra terra e delle persone che la vivono. Ma aldilà del momento sportivo che è importante, come ricorda Fabio Cicoli, sindaco di Saltara, cittadina d’arrivo della 8° tappa a cronometro partita da Gabicce, sulla costa est dell’Italia,“questo evento è una vetrina che permette di far conoscere le nostre bellezze in tutto il mondo. Un volano per l’economia locale e per il turismo, e per mostrare l’accoglienza e l’ospitalità, una delle nostre doti più importanti”.

C’è un grande spirito di solidarietà e di ottimismo tra la gente e un entusiasmo, sembra, ritrovato dai tempi dei successi di Marco Pantani. Il Giro d’Italia  è anche questo: l’Italia al Giro. I suoi giovani sono il suo futuro e la loro voglia di riscatto, consacrati ieri al traguardo di Brescia e da Vincenzo Nibali.

Laura Polverari

 

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