La stampa contro Cameron: in vacanza nonostante l’allarme terrorismo

LONDRA. – A Ibiza. Sotto il sole e con il mare placido alle sue spalle. Così compare il David Cameron sulle prima pagine di molti giornali britannici, mentre a Londra è ancora alta la tensione dopo il brutale attacco a colpi di mannaia in cui due uomini di origine nigeriana convertiti all’Islam radicale hanno ucciso il soldato Lee Rigby.

Continuano gli arresti e le perquisizioni: ieri un uomo di 50 anni è stato fermato non lontano dal luogo del massacro, mentre altri tre precedentemente arrestati sono stati rilasciati su cauzione. Costanti gli aggiornamenti sulle indagini che coinvolgono circa 500 agenti. A quanto risulta però i due killer, Michael Adebolajo e Michael Adebowale, feriti e catturati dalla polizia sul luogo dell’attacco, non sono stati ancora interrogati. Lo saranno solo una volta dimessi dall’ospedale dove restano piantonati da guardie armate.

Preoccupano anche gli episodi di vandalismo e oltraggio contro la comunità musulmana, con tentativi di attacchi a moschee, per i quali sono stati effettuati due arresti a Grimsby, e anche un corteo di protesta del gruppo di estrema destra English Defence League che ha sfilato nel centro di Londra.Mentre nella capitale due monumenti ai caduti sono stati vandalizzati, imbrattati con la scritta ‘Islam’.

L’allarme è tutt’altro che rientrato quindi cinque giorni dopo l’atroce episodio considerato il primo attacco terroristico che le autorità non sono state in grado di sventare dal luglio del 2005 quando quattro attentatori si fecero esplodere uccidendo 52 persone nel cuore della capitale. E Cameron non c’è. Il primo ministro è partito sabato con la famiglia per una vacanza di una settimana nell’isola delle Baleari. Da subito Downing Street ha chiarito che ”resta in controllo della situazione”. Che con lui c’è un gruppo di strettissimi collaboratori, che viene aggiornato costantemente ed è in grado di seguire gli sviluppi a Londra attraverso regolari conference call.

Per alcuni però non è sufficiente. Pubblicamente lo critica il deputato laburista John Mann: ”Avrebbe dovuto rimandare la partenza”. Ma i malumori sono diversi. Il Paese ha paura e il suo leader dovrebbe essere presente – dicono – nelle stanze in cui si prendono le decisioni in queste ore. Tanto più che anche i servizi, l’MI5, sono sotto pressione essendo emerso che i due killer erano nel radar dell’intelligence e da tempo. Di certo dal 2010 quando uno dei due, Michael Adabelajo, fu arrestato in Kenya sospettato di volersi unire ai combattenti islamici radicali Shebaab in Somalia. Le circostanze sono confermate da immagini del giovane in un tribunale di Mombasa, ma anche da fonti ufficiali keniane e dallo stesso Foreign Office. Si teme inoltre per la spirale di odio che si può innescare in questi casi e questo con l’aiuto del web. Tanto che il ministro degli Interni Theresa May ha suggerito di recuperare una proposta di legge che permetta controlli a tappeto su siti, traffico dati e e-mail. Proposta sulla quale ci sono molte divisioni. Il testo sarebbe dovuto infatti comparire nel ‘discorso della regina’ con cui il governo ha illustrato la sua linea politica per i prossimi 12 mesi, ma è stato escluso dopo che il partito liberaldemocratico, in coalizione di governo con i conservatori, ha posto il suo veto. Trasversali sono invece le critiche emerse versola Bbce Channel 4 per aver dato spazio ad un leader islamico radicale intervistandolo in tv.

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