Siria, Russia contro Obama: una menzogna uso di armi chimiche

BEIRUT. – Il regime di Damasco accusa la Casa Bianca di aver diffuso un documento sull’uso di armi chimiche in Siria ”pieno di menzogne, utili solo a giustificare l’armamento delle bande di terroristi”; mentre da Mosca equiparano le dichiarazioni dell’amministrazione americana alle “bugie di Bush sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein”. Ma il giorno dopo la ‘svolta’ di Barack Obama – che ha praticamente dato il via libera agli aiuti militari ai ribelli dopo aver constatato che Assad ha superato la ‘linea rossa’ – Washington insiste: ”le prove” sull’utilizzo di armi chimiche da parte del regime sono ”numerose e riguardano diversi episodi”, ha affermato Ben Rhodes, vice consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale. ”Per Bashar al-Assad non c’é nessun futuro in Siria”, ha avvertito. Nel contrattacco retorico del fronte a sostegno del presidente siriano Bashar al Assad, si è unito al coro anche il leader di Hezbollah, il sayyid Hasan Nasrallah, che per la prima volta in modo esplicito ha pubblicamente ammesso che i miliziani sciiti libanesi combattono in pieno territorio siriano – e non solo più a ridosso del confine – e che proseguiranno la battaglia “per una causa giusta”. “Hezbollah ha deciso di entrare nella battaglia in Siria contro un progetto ostile americano-sionista e di estremisti islamici”, ha detto Nasrallah. “Se questo progetto dovesse avere successo, ci sarebbero ripercussioni contro il fronte di cui facciamo parte e contro noi tutti, siriani e libanesi, sciiti e sunniti”. “Non è una battaglia che ci piace, certo. Ma è pur sempre una battaglia. E noi non ci sottraiamo alle nostre responsabilità. Non andiamo in battaglia nascondendoci come dei ladri”, ha insistito Nasrallah, secondo cui il coinvolgimento militare di Hezbollah in Siria proseguirà, anche dopo la presa della cittadina di Qusayr nel centro del Paese. “Ci sará un dopo Qusayr… la battaglia continua. Dove dovremmo stare, lí staremo!”. E proprio ieri, fonti originarie di Homs e interpellate dall’Ansa via Skype hanno confermato che le milizie fedeli alla famiglia Assad al potere sostenute da uomini di Hezbollah hanno tentato di rompere l’assedio ai quartieri settentrionali di Homs, in particolare a Bab al Hud, dopo pesanti bombardamenti di artiglieria. Per Damasco intanto, gli Stati Uniti, con i loro annunci di voler sostenere maggiormente i ribelli accusando il regime di aver fatto uso di armi chimiche, tentano in ogni modo di giustificare la decisione del presidente Barack Obama di armare le opposizioni siriane. “Se da una parte affermano di voler lottare contro il terrorismo, dall’altra inviano denaro e armi alle bande di terroristi”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha dal canto suo ricordato in un’intervista ai media israeliani, che “in Siria, l’unica alternativa al regime di Bashar al Assad è il caos nel suo territorio. E questo non sarebbe un bene né per Israele, né per il mondo”. E’ importante – ha aggiunto Putin – che il potere in Siria non passi nelle mani di radicali estremisti, affinché il governo israeliano e altri governi abbiano ancora un interlocutore con cui parlare”. Sul fronte opposto, la stampa americana afferma che l’assistenza militare Usa ai ribelli potrebbe – ma il condizionale è d’obbligo – includere per la prima volta armi leggere e munizioni ma non armi anti-aereo. Si frena anche sull’ipotesi della creazione di una zona di non sorvolo aereo, rilanciata nelle ultime ore a proposito della protezione degli interessi giordani. Secondo la Francia, proclamare una no-fly-zone in Siria è impossibile senza un voto favorevole del Consiglio di sicurezza dell’Onu, cosa che al momento appare improbabile. Sulla questione di fornire armi ai ribelli, si dice contrario il segretario dell’Onu Ban ki-moon, secondo cui “la fornitura di armi ad alcuna delle due parti in Siria non contribuirà a risolvere la situazione attuale, perché non esiste una soluzione militare alla crisi: l’unica soluzione è quella politica”.