PD: Congresso: correnti in azione

ROMA  – Le regole per l’elezione del segretario non si cambiano ora. Dopo la presa di posizione di Walter Veltroni anche i renziani vengono allo scoperto per chiedere che lo statuto non si cambi e non cambi, dunque, la regola che prevede l’automatismo tra il segretario (eletto con le primarie) e il candidato premier. Con buona pace di chi sottolinea che una deroga a quella regola dello statuto era stata fatta proprio per consentire la corsa di Matteo Renzi alle primarie contro Pier Luigi Bersani.

– Sulle regole – dice il costituzionalista Stefano Ceccanti (sostenitore del sindaco alle scorse primarie) – hic manebimus optime. Non c’è nessun dibattito da fare. La coincidenza tra leadership e premiership – evidenzia – non è un punto qualsiasi ma il cuore dello statuto del Pd e non è minimamente immaginabile che un partito solido terremoti così il proprio statuto.

Niente regole anti-Renzi, dunque, è l’avvertimento. Nonostante il sindaco non sciolga ancora la riserva e i suoi parlino di nuovi ‘dubbi’ dovuti proprio al timore delle resistenze che potrebbe incontrare sulla sua strada. Il tutto a pochi giorni dall’avvio dei lavori della commissione statuto convocata per lunedì e in un momento di grande attivismo delle correnti che movimenta la partita.

Dopo le riunioni dei bersaniani e dei franceschiniani dei giorni scorsi, ieri a fare il punto sono i lettiani con una riunione che, secondo quanto si apprende, alcuni esponenti campani e calabresi hanno organizzato a Napoli per discutere della strategia congressuale. Un’iniziativa però, ‘non concordata’, che sarebbe la cartina tornasole di una certa ‘maretta’ interna all’area del premier. Che, si spiega, ha fatto a più riprese intendere di volersi mantenere fuori dal dibattito congressuale con una posizione neutrale.

– Bisogna evitare di tirare Letta per la giacca visto che ha un compito durissimo e deve occuparsi del Paese – è il richiamo anche del ‘lettiano’ Francesco Boccia che invita ad ”andare oltre le correnti”.

Tensioni interne stanno poi emergendo anche tra i ‘giovani turchi’ con il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando che critica il documento dei ‘bersaniani’ sottoscritto anche da Stefano Fassina sottolineando che quel testo ”non contiene una seria autocritica”. Orlando, per altro, puntualizza che il suo candidato è Gianni Cuperlo. Quest’ultimo, che ribadisce di essere in campo, manda segnali di distensione evidenziando che l’obiettivo ”non è quello di battere Renzi, con il quale bisogna discutere” ma di ”battere la destra”.

– Cuperlo e Renzi sono complementari – dice il deputato Pd Dario Ginefra chiedendo una separazione tra il ruolo di segretario e quello di premier non escludendo, dunque, di fatto, nemmeno l’ipotesi di un ticket tra i due. In vista della partita congressuale, poi, nemmeno Massimo D’Alema resta fermo.

L’ex premier chiama a raccolta per lunedì, sotto l’insegna di ‘Italianieuropei’, tutte le anime del partito sul tema della forma partito. Al seminario partecipano il segretario Guglielmo Epifani e Cuperlo e big della vecchia e nuova guardia Pd. Tra gli altri anche Fabrizio Barca che ribadisce di non voler correre alla segreteria. Nel weekend, poi, i cattolici, molti del Pd, si riuniranno per ‘Todi 3’. Mentre a Torino si terrà un workshop promosso da due associazioni pro-Renzi con molti esponenti di area (da Simona Bonafè ad Andrea Marcucci a Francesco Clementi) che scaldano i motori per la discesa in campo del loro leader.

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