Snowden, impossibile fare un proceso equo in Usa

NEW YORK. – Tramite il quotidiano britannico Guardian, Edward Snowden, la cosiddetta ‘talpa’ del Datagate, continua a centellinare le sue dichiarazioni pubbliche cariche di accuse perla National SecurityAgency Usa, e a sfidare il presidente Barack Obama: ”Ha ampliato e approfondito diversi programmi abusivi”, ha detto, ma proprio il Datagate gli offre ora ”l’opportunità per fare appello ad un ritorno alla saggezza e a comportamenti in linea conla Costituzione”. Poche ore dopo aver rivelato sulla base di documenti forniti da Snowden che i servizi segreti di Usa e Gb spiarono delegazioni di Paesi ospiti del G8 del 2009, il Guardian ha offerto alla talpa un forum per rispondere online alle domande dei suoi lettori, che si sono così fatti avanti a centinaia. E sin dalle prime battute, Snowden ha accusato il governo americano di averlo definito ”un traditore”, distruggendo così ”immediatamente e prevedibilmente ogni possibilità di processo equo in patria”. Ma questo non lo fermerà, perché, ha detto, ”maggiori dettagli” su quanto sia ”diretto” l’accesso della Nsa alle comunicazioni ”sono in arrivo”. Snowden ha quindi smentito di essere in contatto col governo cinese. ”Lavoro solo col Guardian e il Washington Post, solo con i giornalisti”, ha detto, respingendo le affermazioni di alcuni secondo cui avrebbe fornito informazioni segrete alla Cina in cambio di asilo politico. Sono accuse ”prevedibili: chiedetevi perché, se sono una spia cinese, non sono andato direttamente in volo a Pechino… Ora – ha detto – potrei vivere in un palazzo accarezzando una fenice”. Snowden si è difeso anche da chi ha notato che in una affermazione riportata dal Guardian ha sostenuto che prima di lasciare gli Usa guadagnava 200mila dollari l’anno, mentre l’azienda per cui lavorava ha affermato che il suo salario era di 122mila dollari. Si tratta di un equivoco, perché, ha detto, ”sono arrivato a guadagnare fino a 200mila dollari”, ma negli ultimi tempi, avendo cambiato azienda, guadagnava meno. Poi è andato all’attacco, dicendo che ”il governo Usa non potrà insabbiare questa storia incarcerandomi o uccidendomi. La verità sta arrivando, non può essere fermata”. Ha sottolineato di non aver rivelato ”alcuna operazione Usa contro legittimi obiettivi militari” e di aver ”puntato il dito sui casi in cuila Nsaha violato università, ospedali e imprese private, perché questo è pericoloso. Si tratta di atti aggressivi e criminali”. E ancora, ha attaccato Obama, che peraltro secondo un sondaggio della Cnn ha perso nelle ultime settimane, anche a causa del Datagate, ben otto punti di popolarità, scendendo al 45 per cento da 53 del mese scorso. ”Purtroppo – ha detto la talpa – subito dopo essere salito al potere, ha chiuso la porta alle indagini su sistematiche violazioni della legge”. Il forum è stato infine chiuso, anche per la necessità di mantenere riservata la località da dove rispondeva la talpa, che però ha avuto anche l’opportunità di fare una valutazione degli effetti delle sue rivelazioni. ”All’inizio – ha detto – era molto incoraggiato, ma ora i media appaiono molto più interessati a cosa dicevo a 17 anni o all’aspetto della mia fidanzata, piuttosto che, ad esempio, al più grande programma di spionaggio personale nella storia dell’umanita”’. Ma tutto questo vale la pena, ha tagliato corto, perché ”vale la pena morire per questo Paese”.