Gli azzurri oggi in campo contro i samurai di Zac

RECIFE – Addio Rio. Forse arrivederci. L’Italia sbarca nel nord-est del Brasile, nella capitale dello stato di Pernambuco e cerca di dare un senso compiuto alla prima vittoria di Confederations contro il Messico.

A Recife oggi c’é il Giappone di Zaccheroni, è necessario evitare passi falsi per non rimandare allo scontro diretto col Brasile il discorso qualificazione, e complicare così la strada verso la finale di Rio. Nell’Arena che porta il nome della regione ma che per Recife rischia di essere, come dicono qui, un altro ‘elefante bianco’, ovvero un impianto troppo dispendioso e troppo grande per il dopo, gli azzurri affrontano la nazionale rivelazione allenata da una vecchia conoscenza del calcio italiano.

Italia-Giappone è un match per il quale in città c’é attesa, perché gli azzurri sono popolari anche da queste parti, ma la torcida si augura che non si ripetano i disagi che a molti hanno impedito di arrivare in tempo per il calcio d’inizio di Spagna-Uruguay, a causa del pessimo funzionamento dei trasporti pubblici.

La squadra di Prandelli non avrà questo tipo di problemi, piuttosto il ct riflette se sia il caso di fare il turnover. Una vittoria contro i ‘Blue Samurai’ vorrebbe dire qualificazione garantita, il problema è vedere con quali uomini ottenerla, quindi se mandare in campo la squadra titolare e poi far rifiatare qualcuno sabato contro il Brasile, oppure se non sia il caso di fare subito qualche avvicendamento. C’é ad esempio la netta impressione che Maggio possa prendere il posto di Abate sulla fascia destra, e che qualcosa possa cambiare nel settore avanzato, dove Marchisio potrebbe essere avvicendato da qualcuno con maggiori propensioni offensive.

Negli ultimi allenamenti è apparso molto tonico Giovinco, ma visto che dovrebbe essere confermato Giaccherini, che a Prandelli è piaciuto molto contro il Messico, la mossa di inserire la ‘formica atomica’ accanto a un altro peso piuma potrebbe non essere quella giusta. Ecco allora che il tecnico ha dedicato particolare attenzione ad Aquilani, indiziato per una maglia da titolare. In attacco Balotelli ci sarà, nonostante il rischio squalifica in caso di nuova ammonizione, perché in questo momento il tecnico non vuole privarsene. Starà a Mario comportarsi a dovere, visto che non vuole perdersi il match di Salvador contro il Brasile. Di fronte ci sarà un Giappone messo non bene dopo la botta presa al ‘Garrincha’ di Brasilia, un 3-0 frutto anche della stanchezza accumulata durante i viaggi per gli impegni nelle qualificazioni mondiali asiatiche e poi per arrivare in Brasile. In più Zaccheroni ha un elemento fondamentale come il laziale mancato Honda non al meglio della forma. Il ‘nuovo Nakata’, anche come campione di marketing, è tornato dopo un noioso infortunio, e non ha ancora i 90 minuti nelle gambe. Promette comunque di dare tutto, mentre l’assistente di “Zac”, Giampaolo Colautti, dice che “uno come lui nella serie A italiana ci starebbe benissimo”.

Problemi analoghi a quelli di Honda li hanno anche Kagawa e Uchida, mentre l’interista Nagatomo continua a giocare pur avendo un menisco rotto. E’ una squadra particolare questa nazionale giapponese, frutto di un sistema calcistico che si fonda per prima cosa sullo sport universitario, un po’ come negli Usa. Così chi arriva alla J-League, o va all’estero, proviene dal mondo delle squadre universitarie, con tanto di permesso che va chiesto dai club ai genitori degli studenti-calciatori prima della firma di contratti professionistici.

Si spiega così che tra i 23 convocati di Zaccheroni ce ne sia soltanto uno, il n.16 Kurihara, non laureato. Gli altri, compreso il figlio di olandesi Havenaar, sono tutti dottori, e in questi hanno già stravinto la sfida con l’Italia.

Tra loro spicca il portiere Eiji Kawashima, laureato in lingue: ne parla cinque, tra cui l’italiano, imparato ai tempi degli stage a Parma assieme al rivale di stasera Gigi Buffon.

Zaccheroni non ne mette in dubbio la presenza a Recife, nonostante qualche errore contro il Brasile. Kawashima è anche il calciatore che durante una partita del campionato belga (giocava nel Lierse) fece fermare una partita dall’arbitro perché non sopportava più i cori “Kawashima, Fukushima” cantati dai tifosi dell’Anversa dietro la sua porta. Kawashima alla fine raggiunse gli spogliatoi tra le lacrime. Ma ora tra i dottori di Zac e gli azzurri di Prandelli è un’altra storia.