La rete con Grillo: via Gamaro. L’amarezza dei dissidenti

Pubblicato il 19 giugno 2013 da redazione

ROMA  – La ‘rete’ ha deciso: Adele Gambaro deve lasciare il Movimento Cinque Stelle. Così ha stabilito il 65% dei circa 19mila utenti chiamati a votare sul blog di Beppe Grillo il futuro della senatrice bolognese. Il leader del M5S ha vinto la sua ‘prova di forza’ nei confronti dei ‘dissidenti’. La temuta scissione, infatti, non c’è stata: i ‘ribelli’ hanno accettato, seppur a malincuore, il responso ”amaro” del web perchè ”dispiace ma è la ‘rete’ che ha l’ultima parola”.

Si tratta, comunque, di una vittoria che lascia strascichi polemici.

– L’espulsione di Adele è una cosa sbagliata – sbotta la senatrice Serenella Fucksia che pone dubbi sulle modalità del voto.

– Sarebbe interessante – sottolinea – avere il nominativo di chi ha votato: un voto non segreto ma nominativo.

E’ un verdetto amaro per Adele Gambaro che, al momento dell’ufficialità della sua espulsione già non era più tra i suoi colleghi in Aula al Senato. La senatrice ha spento il cellulare e si è resa irreperibile.

Apparentemente si tratta di una vittoria per l’area dei parlamentari ‘duri e puri’, quelli che hanno insistito per arrivare alla ‘cacciata’ della collega di Palazzo Madama. Eppure, qualcosa nella gestione del M5S è cambiato. Grillo ha mutato approccio con i ‘dissidenti’: sì al dialogo per togliere loro il terreno sotto i piedi e così non dare più pretesti per lasciare il gruppo parlamentare.

La ‘perdita’ di tre parlamentari in due settimane rischia però di dare il via ad una emorragia. C’è la consapevolezza che qualcosa nella gestione del Movimento va rivista. La bassa percentuale di votanti sul caso Gambaro (il 40% degli aventi diritto) e qualche sondaggio che vede i ‘cinque stelle’ in calo al 17% hanno suonato come un campanello d’allarme.

Il leader del M5S sembra dare più ascolto alle ‘colombe’ del Senato, che cercano di ricomporre il gruppo, piuttosto che ai ‘falchi’ della Camera che professano l’eliminazione degli ”infetti”per ”tornare a volare”. Ma chissà quanto ha influito un editoriale di Marco Travaglio, ripreso su facebook da molti parlamentari ‘cinque stelle’, che invitava proprio a non fare errori come quelli visti per il caso Gambaro. Così, mentre la rete sanciva l’espulsione della senatrice Gambaro, Grillo ha chiamato Paola Pinna e Tommaso Curroò: due deputati ‘dissidenti’ per i quali qualche ‘solerte’ collega aveva già immaginato la procedura di espulsione.

Una telefonata ”distensiva” per ”tenere unito il gruppo”, si lascia trapelare da ambienti vicini al blogger genovese. Così non sorprende vedere il capogruppo al Senato, Nicola Morra, indicato come un ‘fedelissimo’ di Grillo, usare toni morbidi nei confronti della Gambaro.

– Sono umanamente dispiaciuto – spiega ai cronisti – ma ricordo a me stesso che vanno coniugate libertà e responsabilità.

La sintesi migliore la fa un ‘dissidente’ come Bartolomeo Pepe.

– Al Senato siamo una famiglia – sottolinea – Ci dispiace per Adele che consideriamo sempre dei nostri. Ma prendiamo atto della decisione della rete.

Insomma, al Senato ‘ortodossi’ e ‘ribelli’ sembrano parlare la stessa lingua e, magari, cercare un’intesa che non sia distruttiva per entrambi. Il nemico è sempre all’esterno. Il ‘Pd-Pdl’ che ”inciucia” sull’Imu e, ora in cima alle preferenze ‘cinque stelle’, i giornalisti. Al di là degli ormai soliti epiteti ingiuriosi (‘pennivendoli’, ‘gossippari’, ‘servi del regime’, ‘testa di c.’, etc), arriva anche l’accusa di una aggressione verbale nei confronti di una deputata. Se ne fa latore il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che già la scorsa settimana aveva minacciato querela per chi scriveva del possibile addio dei colleghi Furnari e Labriola (ora al Misto, ndr). Stavolta, ha annunciato l’invio di una lettera alla presidenza della Camera sulla presunta aggressione verbale di una cronista.

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