Pd, allarme Renzi ma Epifani stoppa le polemiche

ROMA  – Matteo Renzi mantiene la determinazione di scendere in campo per la segreteria del Pd ma resta in allarme sul fronte delle regole. Regole che il sindaco, spiegano i suoi, vorrebbe non cambiassero per la sua candidatura. E un modello che il rottamatore vedrebbe bene, si evidenzia, è quello che gli ha consentito la conquista di Palazzo Vecchio con primarie aperte a tutti i cittadini sopra i 16 anni che, anche il giorno del voto, sottoscrivessero il programma del centrosinistra fiorentino e accettassero di essere registrate in un Albo. Nessuna regola basata sul principio ”del ‘come ti frego il candidato”’, come ha avuto già modo di sottolineare.

Ma Guglielmo Epifani scende in campo per stoppare le polemiche. Le nuove regole serviranno per un ”congresso dal basso”, per rendere il confronto ”il più democratico e più forte possibile”. Non solo. Il segretario rassicura il sindaco rottamatore sul fatto che la platea dei votanti per le primarie del segretario, non saranno chiuse ai tesserati.

– E’ chiaro – getta acqua sul fuoco – che quando eleggi il segretario la componente degli iscritti è fondamentale ma bisogna andare oltre, l’abbiamo detto e lo faremo, non può essere un elemento di polemica con nessuno.

Epifani interviene a placare gli animi anche di fronte al fatto che nel partito cresce il timore che il dibattito per il congresso incentri troppo e unicamente sulle regole.

– Il punto – evidenzia il neo-coordinatore di Areadem Ettore Rosato – è come il Pd può dare la propria impronta a questo governo. Questo deve essere il tema del congresso, con regole tali da evitare che si parli solo di regole.

E’ questo il messaggio che viene dall’area di Franceschini e Fassino che, media in vista del confronto congressuale forte, tra l’altro, della propria natura che mette insieme esponenti ex Ppi ed ex Ds. Nel Pd ”c’è zizzania”, sottolinea anche Fabrizio Barca, ”è come fosse un condominio dove ci si odia”.

– Non è possibile – evidenzia Pippo Civati – darsi un mese per decidere come dovremo votare il segretario, come fare le primarie, come eleggere gli organismi dirigenti mentre intanto il Paese va in malora.

Se il tema delle regole scalda gli animi, però, nel Pd ci sono diversi fronti aperti. A partire da quello del finanziamento dei partiti che i ‘renziani’ vorrebbero abolire mentre per una buona parte del partito, dai dalemiani ai bersaniani va riformato ma non abolito. Il Pd è poi a rischio di forte divisione qualora la sentenza definitiva della Cassazione sul caso Mediaset dovesse portare le Camere a pronunciarsi sull’interdizione dai pubblici uffici al Cavaliere. Si parla, comunque dell’autunno, nel frattempo, un tema sul quale il Pd rischia di dividersi è quello dell’acquisto degli aerei da guerra F35 con alcuni parlamentari Dem che hanno firmato una mozione che a breve andrà in discussione a Montecitorio insieme a Sel e M5s. Su questo tema, nel frattempo è già nato un ‘intergruppo pacifista’ con l’obiettivo di elaborare proposte condivise.

– Ci sono – spiega Giulio Marcon di Sel – tutti quelli del Movimento 5 stelle, quelli di Sel, una ventina del Pd.

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