Brasile in fiamme, Confederations a rischio

SAN PAOLO.- Il Brasile è in fiamme e le violenze in atto da due settimane spaventanola Fifache chiede garanzie sulla sicurezza di calciatori e delegazioni minacciando, in caso contrario, di interromperela Confederations Cup, prova generale dei Mondiali di calcio del prossimo anno. La notizia, tra conferme e smentite, rimbalza su tutti i media brasiliani mentre la presidente Dilma Rousseff – che ha annullato una visita di Stato in Giappone – ha presieduto un vertice sulla sicurezza con il ministro della Giustizia, José Eduardo Cardoso, ed i più stretti collaboratori di governo nel palazzo presidenziale di Planalto, a Brasilia, circondato da corpi speciali dell’esercito. Le manifestazioni della notte scorsa, con le ennesime scene di guerriglia metropolitana a San Paolo, Rio de Janeiro, Brasilia e in decine di altre città minori, con oltre un milione di persone in piazza e due vittime – un diciottenne investito da un’auto e una donna stroncata da un infarto – preoccupano la presidente progressista che lunedì scorso aveva rivolto un appello ai sindaci delle città in rivolta ad ”ascoltare le voci legittime della protesta”. Nonostante la vittoria dei manifestanti sugli aumenti delle tariffe del trasporto pubblico, il tono della protesta sembra essersi improvvisamente alzato: due ministeri di Brasilia sono stati fatti evacuare dagli artificieri dopo una telefonata anonima che minacciava la presenza di una bomba. Gli artificieri non hanno trovato alcun ordigno ma la possibilità di una deriva terroristica della protesta che finora ha convogliato nelle strade e nelle piazze del Brasile la rabbia popolare per la corruzione nei partiti, le spese folli per il calcio e la cronica inefficienza dei servizi pubblici preoccupa il governo. Anche in vista della visita di papa Francesco a Rio alla fine di luglio, in occasione della Giornata mondiale della gioventù. Dopo giorni di inerzia e di imbarazzato silenzio, squarciato solo dalle parole concilianti di lunedì scorso di Dilma, l’esecutivo sembra ora intenzionato ad agire più decisamente. La prima mossa per tentare di raffreddare la piazza, secondo la stampa locale, sarebbe quella di un messaggio a reti unificate della presidente Rousseff, il cui indice di popolarità è precipitato dall’inizio delle proteste. I commentatori politici brasiliani descrivono Dilma come ”scioccata” per l’attacco della notte scorsa contro il ministero degli Esteri di Brasilia, respinto a fatica dai reparti antisommossa della polizia militare che hanno fatto largo uso di pallottole di gomma e gas lacrimogeni. Alcuni manifestanti hanno sfogato la propria rabbia mandando in frantumi le enormi vetrate e tentando di appiccare il fuoco allo splendido palazzo di Itamaraty, progettato da Oscar Niemeyer. Drammatico il bollettino della notte scorsa: due morti, un centinaio di feriti, edifici pubblici devastati, centinaia tra auto e cassonetti dati alle fiamme, migliaia di negozi saccheggiati. E per paura di una replica in altre città, i palazzi del potere sono stati blindati dalle forze dell’ordine.

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