L’Ue alla ricerca di fondi per l’occupazione Merkel: “No alla pentola dei soldi”

BRUXELLES – Solidarietà. Non è questo un concetto condiviso dai 27 che, giovedì e venerdì, parteciparanno al vertice europeo. In effetti, i paesi dell’Unione sono divisi tra chi cerca disperatamente fondi per affrontare l’ “emergenza occupazione” – specialmente quella giovanile – e chi, invece, fa un passo indietro per non metterceli. Nel summit i Paesi dell’Unione cercheranno di moltiplicare le poche risorse già diponibili anche se per la cancelliera Angela Merkel è sbagliato cercare sempre ‘’la prossima pentola coi soldi’’.

I 27 non sono solo divisi sul concetto di solidarietà ma ancora una volta anche sull’unione bancaria. I ministri dell’Economia, dopo il nulla di fatto nell’Ecofin di venerdì scorso, domani proveranno di nuovo a trovare una posizione comune sul ‘fallimento ordinato delle banche’. Ovvero, su quel meccanismo che dovrebbe evitare di salvare le banche in difficoltà con i soldi pubblici e pensato per ridare un po’ di fiducia nell’Europa ai cittadini euroscettici.

Al centro del vertice, come chiesto anche dall’Italia, il tema occupazione – in particolare quella giovanile che colpisce potenzialmente tutti i paesi -. Ma per finanziare le iniziative a favore dei giovani, le risorse non cambiano: è cosa risaputa che si potranno usare subito i sei miliardi di euro della ‘Youth Initiative’ (per l’Italia 400-600 milioni), che faranno partire la ‘Youth guarantee’ da gennaio 2014. Ma le risorse sono vincolate alla capacità degli Stati di organizzare in tempo un piano per creare uffici di collocamento efficienti; uffici di collocamento capaci di trovare posti di lavoro o di apprendistato ai giovani entro quattro mesi dalla fine degli studi.

C’è poi la riprogrammazione dei fondi strutturali non utilizzati del bilancio 2007-2013. Questi sono 31 miliardi, tra fondi Ue e cofinanziamenti nazionali. Ma solo una piccola parte – si parla di appena due-tre miliardi – può essere investita nel sostenere l’occupazione. Anche il fondo sociale del nuovo bilancio 2014-2020 verrà in soccorso, ma almeno per quel che riguarda l’Italia si tratta di 9 miliardi in sette anni. Il vertice europeo, inoltre, dovrebbe dare un nuovo impulso ai programmi di mobilità dei lavoratori, da ‘Erasmus for all’ e ‘Eures’, la rete europea di uffici di collocamento.

I leader, poi, faranno il punto sul ‘growth compact’. Cioè, su quei 120 miliardi sbandierati a giugno dell’anno scorso e mai utilizzati. A dire il vero, anche quelli sono la somma di risorse quali il Bei, i fondi di coesione e il fondo sociale; risorse già conteggiate, che probabilmente ora si proverà ad utilizzare. Si sa che la Commissione Ue considera che il nocciolo del problema non sia trovare nuovi fondi, ma essere più efficienti nell’uso di quelli già esistenti.

E’ proprio una maggiore incisività nell’impiego delle risorse già esistenti che giustifica in gran parte l’insistenza della Merkel sui ‘’compiti a casa’’; insistenza ribadita anche ieri. La cancelliera considera che è necessario un maggior impegno, uno sforzo di riforma dei Paesi più che un rubinetto di fondi sempre aperto.

Prima del vertice, sarà responsabilità dell’Ecofin ricompattare l’Ue: determinare definitivamente uno schema per far fallire le banche in modo tale che non arrechino danni alle casse degli Stati e, soprattuttio, alle tasche dei risparmiatori. Non sarà una impresa facile. Anzi, gli analisti coincidono nel sottolineare che sarà più dura del previsto.

Falchi e colombe. Nell’Ecofin e nel vertice europeo si affronteranno due blocchi dalle tendenze opposte. Da una parte, quello guidato dalla germania della cancelliera Angela Merkel, che vuole regole rigide e uguali per tutti (chi deve assorbire le perdite maggiori, quali i passivi esigibili da colpire) e quello guidato dalla Francia di Hollande che vuole invece flessibilità nella scelta di chi deve pagare il conto, i piatti rotti.

Juan Carlos Bafile