Consiglio Economico CDU, Draghi difende l’Omt

BERLINO  – Mario Draghi non usa mezzi termini e nella capitale tedesca è molto chiaro. Le politiche accomodanti della Banca Centrale Europea dureranno ancora per molto tempo. Ragion per cui è bene che i seguaci di Jens Weidmann se ne facciano una ragione.

Il presidente italiano, davanti a una platea di oltre 1.000 persone, alla giornata del consiglio economico della Cdu, ha rivendicato il successo del programma di acquisto dei bond dei paesi in crisi e la strategia complessiva della Bce, che tiene i tassi bassi. Insomma, ha difeso a spada tratta i programmi e le strategie che in Germania sono assai criticati e che tuttora sono all’esame della Corte costituzionale.

Draghi ha illustrato i risultati ottenuti dalle politiche accomodanti: l’eurozona, nessuno può oggi affermare il contrario, sta meglio di un anno fa ed è un luogo ”più sicuro e robusto” per gli investitori. Certo, ha ammesso il presidente della Bce, ”l’incertezza permane” ma, nonostante tutto, la ripresa è attesa per la fine dell’anno. Draghi ha poi affermato che le politiche accomodanti dell’istituto europeo hanno permesso di evitare un credit crunch ”anche di maggiori dimensioni”, e il collasso dei settori bancari di alcuni paesi E tutto questo proprio in una congiuntura globale di sfiducia; nel momento in cui più si scommetteva sul crollo della moneta unica.

– Un’uscita dalle politiche accomodanti – ha spiegato quindi – è ancora lontana, dal momento che l’inflazione è bassa e la disoccupazione alta.

Draghi, poi, ha spiegato che la ”Bce usa comunque un’ampia gamma di strumenti, standard e non, ma tutti nell’ambito del suo statuto”. E ha aggiunto che la politica monetaria è solo ”una piccola parte” delle misure anticrisi; un aspetto della strategia che non potrebbe certo vedere una Bce semplice spettatrice.

– Siamo tutti insieme nell’Eurozona – ha detto Draghi.

La strada principale, ha ammesso il N. 1 della Bce, resta comunque quella delle riforme, che spettano ai governi. Il consolidamento di bilancio, ”ritenuto inevitabile dalla BCE”, deve essere ”amico della crescita”.

– Se da un lato la spesa di bilancio basata sul debito non deve essere la via per la crescita – ha ammonito – il percorso di consolidamento può essere più favorevole a quest’ultima tagliando spese improduttive, stabilendo piani di medio periodo credibili e abbassando il peso fiscale laddove questo sta impoverendo l’attività economica e la creazione dei posti di lavoro.

La cancelliera Angela Merkel ha preso la parola nello stesso consesso. E il suo discorso, nonostante alcune piccole differenze, non è stato discordante.

– Crescita e rigore non sono in contrapposizione –  ha ripetuto ancora una volta ”contestando” questa affermazione. E ha rivendicando il percorso seguito da Berlino fino ad oggi:

– La Germania deve essere il motore della crescita in Europa stimolando la domanda interna e l’import dagli altri paesi. Dove siamo, ha chiesto il numero uno della banca centrale? La situazione dell’eurozona è complessivamente migliorata, nella sua analisi. Ci sono segnali di stabilizzazione, anche se permane l’incertezza.

Draghi ha colto l’occasione per ricordare i molti effetti positivi ottenuti col solo annuncio dell’Outright monetary transactions. Il ritorno dei depositi nei paesi periferici, l’abbassamento dei tassi sul debito dei paesi del Sud Europa, l’innalzamento di quelli di rifinaziamento della Germania. E, ha quindi assicurato, la Bce non agirà assolutamente per ridurre artificialmente gli spread. In altre parole, i paesi non ottengono l’acquisto dei loro bond se non accettano la strada del risanamento.

– L’omt – ha spiegato – arriva solo con le riforme.

Riforme che la Germania – uno dei pochi paesi in Europa che lo ha fatto – ha intrapreso trasformandosi in esempio e  ”ispirazione” agli altri.

Non manca, in ultimo, una frecciatina alle critiche di Weidmann, spina nel fianco della sua conduzione:

– La Bce  – ha detto – sta portando avanti le strategie seguite dalla Bundesbank per la Germania su 17 Paesi. Se l’obiettivo è lo stesso i mezzi sono diversi.

Il presidente dell’Eurotower non ha dubbi. E sicuro di poter convincere i tedeschi: seguendo – ha detto per rassicurarli – “il solco della economia sociale di mercato”.

Juan Carlos Bafile